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venerdì 25 agosto 2023
Dal copia-incolla al plagio automatizzato delle Ai: le nuove frontiere della violazione del copyright
Con i nuovi strumenti di Ai in grado di parafrasare perfettamente testi interi diventa sempre più difficile capire se un contenuto è un plagio rielaborato da un'intelligenza artificiale o un contenuto umano. Una pratica che getta un’ombra minacciosa sulla violazione dei diritti d’autore e che già oggi registra alcuni casi in ambito giornalistico.
giovedì 12 agosto 2021
Italia adotta la nuova direttiva sul copyright
L'obiettivo della Direttiva è aggiornare la normativa europea sul copyright per adeguarla all'era digitale. Lo scherma di decreto modifica la legge sul diritto d'autore in modo da garantire maggiori tutele ai titolari dei diritti, tenendo conto della pubblicazione online dei contenuti.
martedì 26 marzo 2019
Il Parlamento europeo ha approvato la riforma del copyright
Il testo era stato presentato dalla Commissione Ue a settembre del 2016 e spetterà ora agli Stati membri, nelle prossime settimane, approvare la decisione del Parlamento Ue. L'accordo deve essere ancora formalmente approvato dal Consiglio europeo ed entrerà in vigore due anni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue.
La nuova direttiva è stata appoggiata dagli editori ma osteggiata dalle piattaforme online e da molti sostenitori della libertà su internet. Questi i principali punti del testo, sintetizzati dallo stesso Europarlamento: le piattaforme online saranno responsabili dei contenuti che gli utenti caricano; meme o GIF sono espressamente esclusi dalla direttiva; hyperlink ad articoli di attualità accompagnati da "singole parole o brevi estratti" potranno essere condivisi liberamente; i giornalisti dovranno ottenere una quota delle entrate legate al diritto d'autore ottenute dal loro editore; le start-up saranno soggette ad obblighi meno rigidi. "Le nuove norme UE sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web", scrive l'Europarlamento, aggiungendo che "la direttiva intende garantire che diritti e obblighi del diritto d'autore di lunga data si applichino anche online. YouTube, Facebook e Google News sono alcuni dei nomi di gestori online che saranno più direttamente interessati da questa legislazione".
venerdì 15 febbraio 2019
Copyright, accordo tra le istituzioni Ue
Dopo una maratona negoziale iniziata lunedì a Strasburgo, Parlamento, Consiglio e Commissione Ue hanno trovato un accordo sulla riforma del copyright.
Le nuove norme garantiscono maggiori diritti e una remunerazione più equa a editori, artisti, autori e giornalisti nei confronti delle grandi piattaforme online come Google, Facebook o Youtube. L'intesa è stata preceduta da quella tra i governi degli Stati membri, approvata con il voto contrario dell'Italia e di altri sette Paesi.
La riforma
Il testo ricalca in gran parte l'intesa franco-tedesca su cui i governi avevano trovato una maggioranza la scorsa settimana, malgrado il voto negativo dell'Italia e altri Paesi. L'impianto e gli obiettivi della direttiva rimangono gli stessi: costringere le grandi piattaforme digitali a concludere accordi con i detentori dei diritti d'autore e a pagare per il materiale che viene utilizzato su internet, garantendo così una giusta remunerazione per gli autori, i creativi, gli artisti e i giornalisti.
Ma due articoli della direttiva sono stati oggetto di un'aspra battaglia tra i giganti del web come Google o Wikipedia, che denunciano pericoli di censura, e le associazioni di editori, musicisti e autori di contenuti, che esigono di porre fine al furto di materiale coperto da copyright su internet.
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La riforma
Il testo ricalca in gran parte l'intesa franco-tedesca su cui i governi avevano trovato una maggioranza la scorsa settimana, malgrado il voto negativo dell'Italia e altri Paesi. L'impianto e gli obiettivi della direttiva rimangono gli stessi: costringere le grandi piattaforme digitali a concludere accordi con i detentori dei diritti d'autore e a pagare per il materiale che viene utilizzato su internet, garantendo così una giusta remunerazione per gli autori, i creativi, gli artisti e i giornalisti.
Ma due articoli della direttiva sono stati oggetto di un'aspra battaglia tra i giganti del web come Google o Wikipedia, che denunciano pericoli di censura, e le associazioni di editori, musicisti e autori di contenuti, che esigono di porre fine al furto di materiale coperto da copyright su internet.
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mercoledì 23 gennaio 2019
Google avverte: ecco come sarà il motore di ricerca con la direttiva sul copyright
Da tempo, Google sta facendo una campagna contro la direttiva sul diritto d’autore, approvata lo scorso settembre dal Parlamento europeo.
In Italia, ad esempio, ha scelto le pagine di alcuni giornali, per comunicare il suo dissenso contro la normativa. In particolare nei confronti dell’articolo 11: che prevede la possibilità per gli editori di richiedere il pagamento di licenze, per l’utilizzo online degli articoli o anche solo di alcune parti di essi.
Insomma, oggi volta che nei risultati delle ricerche, compaiono sommari e parti dei contenuti, dovrebbero essere pagati da Google. Oppure, l’alternativa è iniziare a non mostrare più nulla.
Per questo motivo, Google ha iniziato a diffondere uno screenshot che mostra come dovrebbe apparire la pagina dei risultati del motore di ricerca, al momento dell’entrata in vigore della normativa.
Per questo motivo, Google ha iniziato a diffondere uno screenshot che mostra come dovrebbe apparire la pagina dei risultati del motore di ricerca, al momento dell’entrata in vigore della normativa.
mercoledì 12 settembre 2018
La direttiva sul copyright è stata approvata
In una sessione dell’assemblea plenaria in corso a Strasburgo,
in Francia, il Parlamento Europeo ha approvato la nuova e
discussa direttiva per aggiornare le regole sul diritto d’autore
nell’Unione Europea. Hanno votato a favore 438 parlamentari e contro
226, mentre in 39 si sono astenuti.
Perché nuove regole
La direttiva sul copyright è stata pensata allo scopo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea ferme al 2001, quando le cose su Internet funzionavano diversamente.
Ha il pregio di armonizzare le leggi sul copyright nei singoli stati, dando basi comuni più chiare sulle quali ogni stato può poi elaborare i propri regolamenti.
Articolo 11
La nuova direttiva sul copyright vuole provare a bilanciare diversamente il rapporto tra le piattaforme online – Google, Facebook e gli altri – e gli editori, che da tempo lamentano di subire uno sfruttamento dei loro contenuti da parte delle prime nei loro servizi e senza un adeguato compenso.
Il tema è annoso e controverso: da un lato gli editori accusano i social network e i motori di ricerca di usare i loro contenuti (per esempio con le anteprime degli articoli su Google o nel Newsfeed di Facebook), senza offrire in cambio nessuna forma di compenso; dall’altra parte ci sono le piattaforme che dicono di fare già ampiamente gli interessi degli editori, considerato che il loro traffico arriva in buona parte dalle anteprime pubblicate sui social network o nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.
Ci sono buone ragioni da entrambe le parti, ma – per come è stato pensato e modificato – l’articolo 11 continua a favorire più gli editori che le piattaforme (e per questo potrebbe portare a un disimpegno delle piattaforme che finirebbe per danneggiare soprattutto i piccoli gruppi editoriali).
Articolo 13
L’altro articolo molto discusso della direttiva europea sul copyright è il 13, quello che continua a suscitare le maggiori preoccupazioni per la libera circolazione dei contenuti.
Prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo, molto stretto, su tutto ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti.
L’idea è che ogni fornitore di servizi online si doti di un sistema simile a “Content ID”, la tecnologia utilizzata da anni da YouTube proprio per evitare che siano caricati video che violano il copyright sul suo sito.
Il sistema dovrebbe bloccare il caricamento evitando la diffusione di un video, un file musicale o altri contenuti, evitando la violazione.
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Perché nuove regole
La direttiva sul copyright è stata pensata allo scopo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea ferme al 2001, quando le cose su Internet funzionavano diversamente.
Ha il pregio di armonizzare le leggi sul copyright nei singoli stati, dando basi comuni più chiare sulle quali ogni stato può poi elaborare i propri regolamenti.
Articolo 11
La nuova direttiva sul copyright vuole provare a bilanciare diversamente il rapporto tra le piattaforme online – Google, Facebook e gli altri – e gli editori, che da tempo lamentano di subire uno sfruttamento dei loro contenuti da parte delle prime nei loro servizi e senza un adeguato compenso.
Il tema è annoso e controverso: da un lato gli editori accusano i social network e i motori di ricerca di usare i loro contenuti (per esempio con le anteprime degli articoli su Google o nel Newsfeed di Facebook), senza offrire in cambio nessuna forma di compenso; dall’altra parte ci sono le piattaforme che dicono di fare già ampiamente gli interessi degli editori, considerato che il loro traffico arriva in buona parte dalle anteprime pubblicate sui social network o nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.
Ci sono buone ragioni da entrambe le parti, ma – per come è stato pensato e modificato – l’articolo 11 continua a favorire più gli editori che le piattaforme (e per questo potrebbe portare a un disimpegno delle piattaforme che finirebbe per danneggiare soprattutto i piccoli gruppi editoriali).
Articolo 13
L’altro articolo molto discusso della direttiva europea sul copyright è il 13, quello che continua a suscitare le maggiori preoccupazioni per la libera circolazione dei contenuti.
Prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo, molto stretto, su tutto ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti.
L’idea è che ogni fornitore di servizi online si doti di un sistema simile a “Content ID”, la tecnologia utilizzata da anni da YouTube proprio per evitare che siano caricati video che violano il copyright sul suo sito.
Il sistema dovrebbe bloccare il caricamento evitando la diffusione di un video, un file musicale o altri contenuti, evitando la violazione.
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martedì 10 luglio 2018
Il Parlamento Europeo ha bocciato la direttiva sul copyright
Giovedì il Parlamento Europeo in seduta plenaria a Strasburgo (Francia) ha respinto la nuova direttiva sul copyright, la serie di regole per aggiornare le leggi sulla tutela del diritto d’autore in Europa al centro di un dibattito molto acceso negli ultimi mesi e che ha coinvolto esperti di diritto, attivisti, le principali piattaforme online, i più grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento.
Votando contro, i parlamentari europei hanno deciso in sostanza di riaprire la discussione e di occuparsi in aula del provvedimento.
La decisione rimanda l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo.
Il voto era atteso con grande interesse perché determina il futuro di una direttiva molto importante, con conseguenze per tutti gli utenti di Internet in Europa e non solo.
Come hanno votato gli europarlamentari italiani
Movimento 5 stelle: 11 contro.
Partito Democratico: 8 contro, 15 a favore, 1 astenuto.
Articolo 1: 2 contro.
Possibile: 1 contro.
Indipendente/verdi: 3 contro.
Sinistra Italiana: 1 contro.
Lega: 4 contro.
Forza Italia: 6 a favore.
SVP: 1 contro.
AP: 1 a favore.
Conservatori e riformisti: 1 a favore.
19 assenti
La nuova direttiva sul copyright ha l’obiettivo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea, ferme al 2001 quando Internet era una cosa piuttosto diversa rispetto a oggi. L’iniziativa ha il pregio di volere armonizzare le leggi nei singoli stati sul copyright, fornendo basi comuni più chiare sulle quali ogni stato può poi elaborare i proprio regolamenti. Il problema è che diversi articoli della direttiva sono scritti in modo vago, cosa che potrebbe lasciare spazi a interpretazioni più o meno creative da parte degli stati membri, rendendo più difficile il processo di armonizzazione. In queste settimane, favorevoli e contrari si sono scontrati soprattutto su due articoli, l’11 e il 13, che per alcuni potrebbero avere conseguenze pericolose per la libera circolazione delle informazioni online, mentre per altri sarebbero la giusta soluzione per tutelare i produttori di contenuti come editori e case discografiche.
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giovedì 5 luglio 2018
Copyright, cosa dice la direttiva sul diritto d’autore che fa litigare l'Europa con Google e Wikipedia
Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, dovrà misurarsi
con un altro argomento dagli effetti dirompenti: la direttiva sul
copyright, proposta nel 2016 dalla Commissione europea con l'ambizione
di creare un «mercato unico digitale» nel Vecchio Continente.
Ma cosa è una direttiva? E il copyright?
La direttiva è un atto giuridico della Unione europea che vincola gli Stati membri a raggiungere un certo obiettivo, senza stabilire esattamente come: sta ai singoli paesi recepire l'input nel proprio ordinamento giuridico, pena una multa per ciascuna violazione commessa. Il copyright è il diritto d'autore, l'istituto che tutela i frutti della proprietà intellettuale. In questo caso se ne parla soprattutto per i suoi risvolti commerciali (licenze, contenuti a pagamento etc.).
E cosa dice di “scandaloso” la direttiva?
A seminare malumore, come abbiamo anticipato, sono le modifiche apportate dalla Commissione giuridica dell'Europarlamento agli articoli 11 e 13 del testo originario. L'articolo 11 è diventato noto come “link tax”, anche se non si parla di tassare i collegamenti ipertestuali: la norma prevede che la pubblicazione dei cosiddetti snippet (i ritagli di articolo che copia-incollano titolo e prime righe di un articolo, rimandando poi al link) sia vincolata a una licenza, per gratificare economicamente il lavoro svolto da altri. L'articolo 13 istituisce invece il cosiddetto upload filter, un filtro che impedisce agli utenti di caricare su piattaforme online materiale protetto da diritto intellettuale.
Chi è a favore? Perché?
Sorvolando sulle divisioni politiche (ce ne occuperemo più avanti), la direttiva trova il parere favorevole delle imprese che hanno sofferto di più la “cannibalizzazione” dei propri contenuti online, dagli editori ai produttori musicali. Il contrasto alla pratica degli snippet eviterebbe la dispersione di traffico e introiti pubblicitari verso siti che non pagano gli autori originari dei contenuti copia-incollati sulle proprie bacheche; un filtro più efficace agli upload proteggerebbe gli artisti dalla diffusione gratuita delle proprie opere. Solo in Italia hanno dato parere favorevole soggetti come l'Associazione italiana editori e la Federazione italiana industria musicale.
Chi è contrario?
Tra i gruppi sfavorevoli ci sono, paradossalmente, due categorie agli antipodi come i colossi tech (su tutti Google, che si è dato a una massiccia attività di lobby sugli editori) e gli attivisti per la libertà di internet. L'avversario è in comune, ma le analogie finiscono qui. I colossi del Web non vogliono sobbarcarsi ruoli di controllo sui dati diffusi sulle proprie piattaforme, oltre a conservare i pesanti flussi di investimenti pubblicitari monetizzati finora. I secondi vogliono evitare che la circolazione di contenuti sia schiacciata sotto al peso dei grandi editori (e delle stesse aziende tech), a discapito della libertà di espressione e di aziende di dimensioni minore.
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Ma cosa è una direttiva? E il copyright?
La direttiva è un atto giuridico della Unione europea che vincola gli Stati membri a raggiungere un certo obiettivo, senza stabilire esattamente come: sta ai singoli paesi recepire l'input nel proprio ordinamento giuridico, pena una multa per ciascuna violazione commessa. Il copyright è il diritto d'autore, l'istituto che tutela i frutti della proprietà intellettuale. In questo caso se ne parla soprattutto per i suoi risvolti commerciali (licenze, contenuti a pagamento etc.).
E cosa dice di “scandaloso” la direttiva?
A seminare malumore, come abbiamo anticipato, sono le modifiche apportate dalla Commissione giuridica dell'Europarlamento agli articoli 11 e 13 del testo originario. L'articolo 11 è diventato noto come “link tax”, anche se non si parla di tassare i collegamenti ipertestuali: la norma prevede che la pubblicazione dei cosiddetti snippet (i ritagli di articolo che copia-incollano titolo e prime righe di un articolo, rimandando poi al link) sia vincolata a una licenza, per gratificare economicamente il lavoro svolto da altri. L'articolo 13 istituisce invece il cosiddetto upload filter, un filtro che impedisce agli utenti di caricare su piattaforme online materiale protetto da diritto intellettuale.
Chi è a favore? Perché?
Sorvolando sulle divisioni politiche (ce ne occuperemo più avanti), la direttiva trova il parere favorevole delle imprese che hanno sofferto di più la “cannibalizzazione” dei propri contenuti online, dagli editori ai produttori musicali. Il contrasto alla pratica degli snippet eviterebbe la dispersione di traffico e introiti pubblicitari verso siti che non pagano gli autori originari dei contenuti copia-incollati sulle proprie bacheche; un filtro più efficace agli upload proteggerebbe gli artisti dalla diffusione gratuita delle proprie opere. Solo in Italia hanno dato parere favorevole soggetti come l'Associazione italiana editori e la Federazione italiana industria musicale.
Chi è contrario?
Tra i gruppi sfavorevoli ci sono, paradossalmente, due categorie agli antipodi come i colossi tech (su tutti Google, che si è dato a una massiccia attività di lobby sugli editori) e gli attivisti per la libertà di internet. L'avversario è in comune, ma le analogie finiscono qui. I colossi del Web non vogliono sobbarcarsi ruoli di controllo sui dati diffusi sulle proprie piattaforme, oltre a conservare i pesanti flussi di investimenti pubblicitari monetizzati finora. I secondi vogliono evitare che la circolazione di contenuti sia schiacciata sotto al peso dei grandi editori (e delle stesse aziende tech), a discapito della libertà di espressione e di aziende di dimensioni minore.
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mercoledì 4 luglio 2018
Wikipedia Italia è oscurata per protesta contro la nuova legge sul copyright
"Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere."
Wikipedia Italia è inaccessibile, perché ha deciso di far sentire forte la sua voce con una forma di sciopero in nome della libertà di tutto Internet e della sua stessa sopravvivenza. Il motivo scatenante è la nuova direttiva sul copyright
approvata lo scorso 20 giugno dal Comitato Affari Legali del Parlamento
Europeo. Una legge decisamente controversa che dopodomani, giovedì 5
luglio, verrà votata in seduta plenaria. Come specifica anche Wikipedia
nel comunicato, il contenuto della direttiva è stato condannato da
molti intellettuali ed esperti internazionali, in particolare per due
provvedimenti: l'articolo 11, che prevede la stipulazione di accordi tra
motori di ricerca, piattaforme e testate online, e l'articolo 13 che
prevede invece la 'censura' automatica dei file caricati se violano un
qualche diritto d'autore. Pochi giorni fa, anche il vicepremier Luigi Di
Maio si è espresso duramente a riguardo durante l'ultimo Internet Day.
"La nostra missione di creare un mondo dove ciascuno può condividere la somma della conoscenza umana richiede un Web in cui tutte le persone possono collaborare liberamente per creare e fruire conoscenza. Questa proposta dell'UE sul copyright è dannosa e contraddice tale visione" è scritto nel comunicato. "Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere."
L'intento di Wikipedia Italia è fare appello a tutti i deputati del Parlamento UE in nome della democrazia affinché respingano il testo di legge così com'è stato proposto. Già nel 2013, l'associazione Wikimedia, tramite il Free Knowledge Advocacy Group EU, aveva redatto un testo con tre proposte alternative per la gestione del copyright su alcune questioni cruciali, tra cui il pubblico dominio per le opere pubbliche, la libertà di panorama in Europa e l'uso libero di opere orfane.
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"La nostra missione di creare un mondo dove ciascuno può condividere la somma della conoscenza umana richiede un Web in cui tutte le persone possono collaborare liberamente per creare e fruire conoscenza. Questa proposta dell'UE sul copyright è dannosa e contraddice tale visione" è scritto nel comunicato. "Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere."
L'intento di Wikipedia Italia è fare appello a tutti i deputati del Parlamento UE in nome della democrazia affinché respingano il testo di legge così com'è stato proposto. Già nel 2013, l'associazione Wikimedia, tramite il Free Knowledge Advocacy Group EU, aveva redatto un testo con tre proposte alternative per la gestione del copyright su alcune questioni cruciali, tra cui il pubblico dominio per le opere pubbliche, la libertà di panorama in Europa e l'uso libero di opere orfane.
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