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martedì 8 settembre 2026

Smartphone sempre scarico? Ecco 10 mosse per allungare la vita alla batteria

Quante volte vi è capitato di guardare la percentuale della batteria nel primo pomeriggio e vederla crollare pericolosamente sotto il 20%? 
È un classico: con l'uso quotidiano, tra notifiche, navigazione e app aperte in background, i nostri telefoni faticano sempre di più ad arrivare a sera. Se a questo aggiungiamo che le moderne batterie al litio hanno una vita media di circa 2 o 3 anni, capire come preservarne l'autonomia diventa fondamentale.
​I colleghi di Geopop hanno stilato un decalogo davvero utile per ottimizzare i consumi e far durare più a lungo ogni singola carica. Vediamo i punti chiave da mettere subito in pratica.

​1. Sfruttate il Wi-Fi (e attenzione al 5G)
​La connessione dati mobile è tra i principali nemici della batteria. Quando siete a casa o in ufficio, preferite sempre il Wi-Fi. Se siete in giro e dovete usare la rete cellulare, considerate che il 5G, pur essendo velocissimo, richiede molta più energia rispetto al collaudato 4G-LTE.

​2. Spegnete l'Always-On Display
​Comodo per avere l'ora e le notifiche sempre sott'occhio, ma mantenere una porzione di schermo costantemente accesa consuma energia preziosa nel corso dell'intera giornata. Disattivatelo se volete recuperare autonomia.

​3. Occhio a schermo e frequenza di aggiornamento
​Lo display è il componente che divora più batteria. Potete intervenire su due fronti: riducendo il tempo di spegnimento automatico e abbassando la frequenza di aggiornamento (passando ad esempio da 120 Hz a 60 Hz nei momenti in cui non vi serve una fluidità estrema).

​4. Sfruttate il tema scuro (se avete uno schermo OLED)
​Se il vostro smartphone monta un display OLED, impostare la modalità scura non è solo una questione estetica: i pixel neri vengono letteralmente spenti dal pannello, azzerando il consumo energetico su quelle porzioni di schermo.

​5. Affidatevi agli strumenti di sistema
​Sia Android che iOS integrano funzioni avanzate di ottimizzazione energetica. Attivate la ricarica intelligente notturna e le modalità di risparmio energetico: il sistema operativo sa gestire i processi in background meglio di qualsiasi app di terze parti.

​6. Attenzione alla temperatura
​Il calore è il peggior nemico chimico delle batterie al litio. Evitate di lasciare lo smartphone sotto il sole diretto, sul cruscotto dell'auto o di metterlo sotto sforzo (magari giocando o ricaricandolo contemporaneamente) se notate che si surriscalda eccessivamente.

​7. Limitate le app energivore
​Giochi con grafica spinta, social network pesanti e software che girano ininterrottamente in background mantengono il processore sotto stress. Monitorate la sezione "Batteria" nelle impostazioni del telefono per scoprire quali app consumano di più e limitatene l'uso.

​8. Gestite la luminosità con furbizia
​Tenere la luminosità dello schermo sempre al massimo è inutile e dispendioso. Regolatela su un livello confortevole per l'ambiente in cui vi trovate o affidatevi alla regolazione automatica, evitando picchi esagerati.

​9. Usare il risparmio energetico prima che sia troppo tardi
​Non aspettate che il telefono si spenga o arrivi al 5%. Attivare la modalità di risparmio energetico quando la percentuale inizia a calare (o sapete che starete molte ore fuori casa) riduce drasticamente le attività superflue.

​10. Spegnete ciò che non usate
​Bluetooth, GPS e Wi-Fi lasciati costantemente attivi quando non servono costringono il modulo radio del telefono a cercare continuamente segnali o periferiche nelle vicinanze. Un piccolo gesto come disattivarli dal pannello rapido fa la differenza.

​E voi? Quali di questi accorgimenti utilizzate ?

lunedì 31 agosto 2026

Allarme WhatsApp: nuova ondata di attacchi “zero-click”. Ecco cosa sono e come difendersi

Una nuova e insidiosa minaccia informatica sta prendendo di mira gli utenti di WhatsApp, spingendo la Polizia di Stato a lanciare un’allerta ufficiale. Al centro della campagna ci sono i temuti attacchi “zero-click”, una tecnica sofisticata che permette ai cybercriminali di compromettere i dispositivi e prendere il controllo degli account senza che la vittima compia alcuna azione.  

​Niente link ingannevoli da aprire, nessun allegato sospetto da scaricare o codici di verifica da comunicare: l'intrusione sfrutta falle di sicurezza invisibili.  
Come funzionano gli attacchi zero-click su WhatsApp
​A differenza del classico phishing, gli attacchi zero-click sfruttano vulnerabilità software (spesso zero-day) presenti nelle versioni non aggiornate dei sistemi operativi — in particolare iOS sui dispositivi Apple — e dell'applicazione di messaggistica stessa.  

​Il codice malefrutto agisce in modo completamente autonomo. All'utente non viene richiesto alcun gesto: l'intrusione avviene silenziosamente in background.  

​Una volta ottenuto l'accesso al profilo WhatsApp, l'obiettivo dei pirati informatici è quasi sempre di natura finanziaria. Sfruttando l'identità della vittima e la fiducia dei suoi contatti, i malviventi inviano messaggi a parenti e amici presenti in rubrica, simulando improvvise situazioni di emergenza e chiedendo l'invio urgente di denaro.  

​Il vademecum della Polizia di Stato per proteggersi
​Poiché l'attacco non richiede azioni da parte dell'utente, la migliore e unica vera difesa efficace è la prevenzione. La Polizia Postale raccomanda di seguire scrupolosamente queste regole fondamentali:  
Aggiornare costantemente tutto: Mantenere sempre all'ultima versione disponibile sia il sistema operativo del telefono (iOS o Android) sia l'applicazione di WhatsApp. Le patch di sicurezza rilasciate dai produttori servono proprio a chiudere queste pericolose falle.  

​Blindare l'account: Attivare immediatamente la verifica in due passaggi su WhatsApp (un PIN personale richiesto periodicamente o in fase di registrazione) e proteggere l'accesso fisico al telefono con un codice sicuro, Touch ID o Face ID.  

​Limitare il download automatico: Disattivare nelle impostazioni dell'app il salvataggio automatico dei file multimediali nella galleria, riducendo i vettori di rischio.  
​Verificare sempre le richieste di denaro: Se si riceve un messaggio da un familiare o un amico che chiede somme in denaro o bonifici urgenti, non procedere mai prima di aver verificato la voce di persona o tramite una normale chiamata telefonica su un canale alternativo. Spesso chi è sotto attacco non sa nemmeno di aver perso il profilo.  

​Cosa fare se l'account è già stato compromesso?
Se ci si accorge di essere rimasti vittima della truffa e di aver perso il controllo del proprio account, il fattore tempo è cruciale:
1. Avvisare la rete di contatti: Contatta subito amici e parenti tramite SMS, telefonate o altri social network per metterli in guardia dai messaggi truffaldini inviati a tuo nome.  

​2. Avviare il recupero: Segui la procedura ufficiale di WhatsApp per rientrare in possesso del profilo (effettuando nuovamente il login con il tuo numero e inserendo il codice di verifica via SMS).  

3. ​Segnalare l'accaduto: Denuncia la situazione alla Polizia Postale, rivolgendoti agli uffici territoriali o tramite il portale del Commissariato di P.S. online.

martedì 18 agosto 2026

Riavviare lo smartphone può fare la differenza? Ecco perché dovresti farlo più spesso

Spesso consideriamo i nostri smartphone come piccoli elettrodomestici che devono rimanere accesi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ma vi siete mai chiesti cosa succede "sotto il cofano" quando il telefono resta ininterrottamente acceso per settimane o mesi? Riavviarlo regolarmente è davvero un rimedio utile o una semplice abitudine del passato?
​La risposta breve è sì, fa un'enorme differenza. Non si tratta soltanto di un modo rapido per risolvere un blocco temporaneo, ma di una vera e propria pratica di manutenzione e sicurezza fondamentale sia per iOS che per Android.

1. Pulizia della Memoria RAM e Prestazioni Fluidi
​Ogni volta che apriamo un'app, il sistema operativo alloca risorse nella memoria RAM. Anche quando chiudiamo un'applicazione dall'interfaccia principale, processi secondari, moduli di tracciamento o cache temporanee possono rimanere attivi in background.
​Con il passare dei giorni, questi residui accumulati saturano la RAM, causando rallentamenti, ritardi nella risposta al tocco e un consumo anomalo della batteria. Il riavvio esegue un "reset" completo della RAM, liberando risorse e restituendo al dispositivo la fluidità originale.

​2. Risoluzione di Malfunzionamenti ed Errori Logici
​Vi è mai capitato che la connessione Wi-Fi o il Bluetooth smettessero improvvisamente di rispondere, oppure che il modulo GPS perdeva la posizione? I sistemi operativi moderni gestiscono centinaia di driver e servizi contemporaneamente. Piccoli bug di sistema o conflitti tra software possono bloccare un modulo di rete o un sensore.
​Riavviare il telefono permette di interrompere tutti i processi in errore e di riavviare i componenti software da uno stato pulito e stabile.

​3. Un Baluardo Importante per la Cybersecurity
​C'è un aspetto spesso trascurato ma cruciale: la sicurezza informatica. Molti degli attacchi e degli spyware moderni più sofisticati (come i malware volatile-memory o non-persistent exploits) risiedono esclusivamente nella memoria temporanea del dispositivo per evitare di lasciare tracce nel disco fisso o di essere rilevati dagli antivirus.
​Riavviando lo smartphone, la memoria volatile viene completamente azzerata, interrompendo ed eliminando questi codici malevoli che non sono riusciti a radicarsi nella memoria permanente.
​💡 La raccomandazione degli esperti:
Agenzie di sicurezza informatica internazionali (tra cui la NSA americana) raccomandano di riavviare lo smartphone almeno una volta alla settimana. Una semplice operazione di 60 secondi che neutralizza diversi tipi di minacce silenziose.

​4. Preservare la Salute della Batteria
​Processi bloccati in background possono causare il cosiddetto battery drain, ovvero un consumo rapido anche quando il telefono è in standby. Eliminando i processi parassiti tramite il riavvio, il processore lavora meno, riducendo il surriscaldamento ed evitando lo stress termico che danneggia la batteria nel lungo periodo.

Ogni quanto tempo bisogna riavviare?

​Non serve riavviare il telefono ogni giorno, ma impostare una routine è una scelta intelligente:

​Atmeno 1 volta alla settimana: Per pulire la memoria e garantire la sicurezza da malware volatili.
Ogni volta che si installa un aggiornamento importante: Per applicare correttamente le modifiche al sistema operativo.
Quando si notano anomalie: Surriscaldamento ingiustificato, batterie che calano velocemente o lentezza generale delle app.

​In Conclusione
​Riavviare lo smartphone non è un mito del passato, ma una procedura semplice, rapida ed efficace per proteggere i propri dati, prolungare la vita del dispositivo e mantenerlo sempre scattante. Un piccolo gesto da trasformare in un'abitudine settimanale!

lunedì 17 agosto 2026

​🚨 AVVISO SICUREZZA IPHONE: Notifiche da Apple per attacchi Spyware Mercenari

​Se hai ricevuto un'email o un avviso da Apple riguardante un possibile attacco informatico, non ignorarlo (ma fai attenzione ai falsi allarmi).
Cupertino ha inviato un'ondata di notifiche di sicurezza a utenti in oltre 110 Paesi, avvertendo di potenziali attacchi tramite spyware mercenari (software di sorveglianza avanzati come Pegasus).
Sei a rischio?
Se sei un utente comune, le probabilità sono estremamente basse. Questi attacchi costano milioni di dollari e prendono di mira figure molto specifiche:
​Giornalisti e reporter
​Attivisti e diplomatici
​Politici e dirigenti d'azienda
​Come capire se l'avviso è VERO o PHISHING?
​L'email arriva SOLO da threat-notifications@email.apple.com.
​Trovi un banner direttamente dentro account.apple.com.
❌ Apple NON ti chiederà mai di inserire password o cliccare su link sospetti via SMS.
​Cosa fare subito?

Se pensi di essere un target o vuoi la massima protezione, attiva la Modalità Isolamento (Lockdown Mode) nelle Impostazioni di iOS e aggiorna subito all'ultima versione del software.
​Hai mai ricevuto avvisi di questo tipo? Parliamone nei commenti! 👇

mercoledì 29 luglio 2026

Mandato di cattura internazionale per Pavel Durov: la mossa della Russia contro Telegram riapre il fronte della sicurezza digitale

La scacchiera geopolitica e digitale torna a muoversi attorno a Telegram e al suo fondatore e CEO, Pavel Durov. 
L'intelligence russa (FSB) ha annunciato ufficialmente l'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del magnate, sollevando pesanti interrogativi sul futuro della piattaforma e sul delicato equilibrio tra moderazione dei contenuti, crittografia e sovranità statale. 

Le accuse dell'FSB: cosa viene contestato a Durov?
​Secondo quanto dichiarato dai servizi di sicurezza russi, il provvedimento non nasce da un blocco ideologico generico, ma fa leva su un’indagine penale specifica. A Durov viene mossa l'accusa formale di "complicità nel terrorismo" e "facilitazione di attività terroristiche ed estremiste".

Nel mirino di Mosca ci sono la gestione della piattaforma e la presunta omissione di controlli su:
​Canali e bot che sarebbero stati impiegati da organizzazioni e servizi di intelligence stranieri (in particolare ucraini) per coordinare azioni di sabotaggio eversive all'interno del territorio russo.  
​Servizi specifici (tra cui piattaforme di incontri e chat collegate) utilizzati — secondo gli investigatori russi — per adescare e spingere giovani cittadini a compiere atti illegali o attentati.

Un nuovo capitolo dopo il caso francese
​La notizia arriva a distanza di tempo dai clamorosi eventi che avevano visto Durov fermato in Francia. In quel contesto, le autorità transalpine avevano puntato il dito contro la presunta mancanza di moderazione e la scarsa cooperazione di Telegram nel contrastare reati informatici, traffico illecito e frodi. 

Attualmente, Durov — che possiede la doppia cittadinanza francese ed emiratina oltre a quella russa — si troverebbe proprio in Francia, rendendo di fatto l'esecuzione di questo mandato internazionale un rebus diplomatico e giuridico di difficile risoluzione.

Perché questa notizia ci riguarda?
​Il caso di Telegram dimostra ancora una volta come le grandi piattaforme di messaggistica istantanea siano diventate il terreno di scontro primario tra:

1. ​La tutela della privacy assoluta e della crittografia end-to-end, bandiera storica di Durov.

2. ​Le pressioni dei governi (democratici e autoritari) che pretendono un controllo capillare sui dati e la rimozione forzata di contenuti o infrastrutture ritenute pericolose per la sicurezza nazionale.

Mentre Telegram continua a mantenere il massimo riserbo e a non rilasciare commenti ufficiali, l'epopea giudiziaria di Pavel Durov si conferma uno degli spartiacque più rilevanti nella storia recente di Internet.

Cosa ne pensi della gestione della sicurezza e dei dati sulle app di messaggistica? Pensi che i fondatori debbano essere ritenuti responsabili di ciò che gli utenti fanno sulle piattaforme? Faccelo sapere nei commenti!.

lunedì 13 luglio 2026

Chat Control in Europa: Addio alla privacy o allarmismo? Facciamo chiarezza

​Se ne parla ormai da anni, ma nei primi giorni di luglio 2026 la questione è letteralmente esplosa. Molti titoli sul web urlano al complotto: "L'Europa vuole spiare tutte le nostre chat e le nostre email". Ma qual è la verità tecnica e legislativa dietro il famigerato "Chat Control"?
​Cerchiamo di smontare il panico da clickbait e capire cosa sta succedendo davvero sui tavoli di Bruxelles e cosa rischiamo (o non rischiamo) sui nostri smartphone.
​Cos'è successo a luglio 2026? Il "trucco" del voto
​Per capire la situazione attuale dobbiamo distinguere due fasi del progetto: Chat Control 1.0 (la norma transitoria) e Chat Control 2.0 (il regolamento permanente ancora in discussione).
​Il Parlamento Europeo ha riesumato, tramite una procedura d'urgenza, la proroga del Chat Control 1.0, una deroga alle leggi sulla privacy che era già scaduta ad aprile. Il voto ha dell'incredibile: la maggioranza dei deputati presenti ha votato contro la legge (314 contrari e 276 favorevoli), ma per respingerla definitivamente serviva una maggioranza assoluta dell'intera aula (361 voti). Poiché molti erano già assenti per le vacanze estive, la soglia non è stata raggiunta e la norma è passata per un cavillo procedurale, rimanendo valida fino al 2028.

​Ma quindi l'Europa leggerà i miei messaggi?
​No, non direttamente. La legge attuale (la 1.0 appena prorogata) non introduce un obbligo di spionaggio di massa da parte dei governi.
​Ecco i punti chiave da comprendere:

​Scansione Volontaria, non obbligatoria: La norma si limita a dare una base legale alle grandi aziende tecnologiche (come Meta, Google, Microsoft) che scelgono volontariamente di scansionare i propri servizi alla ricerca di materiale legato alla pedopornografia e allo sfruttamento dei minori.

​Come funziona tecnicamente? Le piattaforme non leggono i testi per curiosità. Utilizzano un sistema chiamato matching degli hash. A ogni file multimediale illecito noto alle autorità viene assegnata un'impronta digitale unica (l'hash). Se carichi una foto su un cloud o la invii su una chat non cifrata, il sistema controlla se l'impronta corrisponde a quella del database.

​Il salvagente della crittografia: Gli emendamenti approvati dal Parlamento hanno esplicitamente escluso la crittografia End-to-End (E2EE) dal raggio d'azione del Chat Control 1.0. Questo significa che i messaggi su app protette da crittografia solida non possono essere toccati.

Chi è davvero a rischio oggi?
​Se usi app che proteggono i messaggi da cima a fondo, oggi non rischi nulla. Ma la situazione cambia a seconda delle piattaforme:

Email tradizionali (Gmail, Outlook, iCloud)
Esposte. Essendo prive di cifratura end-to-end nativa, i provider possono scansionare allegati e testi alla ricerca di hash illeciti.

Instagram DM e Messenger
Parzialmente esposti. Dipende se la chat ha la crittografia attiva o se si utilizzano i canali standard non cifrati.

Signal / WhatsApp
Cassaforte. La crittografia end-to-end è attiva di default; i server non possono intercettare i pacchetti dati.

Perché la community tech è comunque preoccupata?
​Se lo scopo è nobile (combattere la pedopornografia online), perché gli esperti di sicurezza informatica e i difensori dei diritti digitali sono sul piede di guerra? I motivi sono essenzialmente tre:

1. ​I Falsi Positivi: Gli algoritmi di intelligenza artificiale non sono infallibili. Una foto di tuo figlio al mare o una radiografia medica inviata via mail potrebbero essere scambiate dall'IA per materiale illecito, facendo scattare segnalazioni automatiche e il blocco dell'account.

2. La porta di servizio (Backdoor): Per scansionare i messaggi prima che vengano cifrati (il cosiddetto Client-Side Scanning), le aziende dovrebbero inserire una falla deliberata nei software. Quella stessa falla potrebbe essere sfruttata da hacker malintenzionati o governi autoritari.

3. Il precedente politico: Una volta creata l'infrastruttura di sorveglianza, chi garantisce che in futuro non venga usata per controllare opinioni politiche, attivismo o altre comunicazioni private?

Cosa succederà adesso?
​La vera partita inizierà a settembre 2026, quando riprenderanno i negoziati per il Chat Control 2.0, ovvero il regolamento definitivo. Lì si deciderà se la scansione dovrà diventare obbligatoria e se l'Europa costringerà o meno i colossi tech a rompere la crittografia end-to-end.
​Per adesso la privacy delle nostre chat più sicure è salva, ma i riflettori della community tech restano accesi.
​E voi cosa ne pensate? Siete disposti a rinunciare a una fetta di privacy per una maggiore sicurezza online?

sabato 4 luglio 2026

WhatsApp e i nuovi Nomi Utente: la svolta per la privacy aumenta il rischio di furto d'identità?

Da quando sono trapelate le prime indiscrezioni sullo sviluppo dei nomi utente (username) su WhatsApp, la community dei tech-enthusiast si è divisa. Se da un lato l'introduzione degli username è una benedizione per la privacy — perché permetterà finalmente di chattare senza dover per forza condividere il proprio numero di telefono —, dall'altro apre una pericolosa corsia preferenziale per una vecchia conoscenza della sicurezza informatica: il furto d'identità.
​Vediamo come funziona questa novità e perché, se non gestita correttamente, rischia di trasformarsi in un'arma a doppio taglio.
​La rivoluzione degli Username: cosa cambia?
​Fino ad oggi, l'architettura di WhatsApp si è basata rigidamente sul numero di cellulare. Se vuoi scambiare messaggi con qualcuno, quel qualcuno deve avere il tuo numero. Con il roll-out degli username, la musica cambia: potrai scegliere un nome unico (es. @antonio_tech) e usarlo per farti contattare nei canali, nei gruppi o nelle chat private.
​Il vantaggio? Privacy del numero protetta.
Il problema? La caccia al nome d'arte (e il phishing).
​Perché aumenta il rischio di Furto d'Identità?
​L'introduzione degli username sposta WhatsApp verso un modello simile a quello di Telegram o Instagram. Questo porta con sé tre rischi principali:
​Il fenomeno del "Cyber-squatting": I malintenzionati faranno a gara per registrare per primi i nomi utente di aziende locali, brand famosi, professionisti o influencer. Se un truffatore riesce a registrare un nome simile a quello di una banca o di un professionista noto, può facilmente trarre in inganno gli utenti meno attenti.
​Truffe di Phishing e PEC fasulle mirate: Immagina di ricevere un messaggio da @Assistenza_Bper o @Verifica_Account. Senza il filtro del numero di telefono (che spesso mostra prefissi stranieri o numeri sconosciuti che fanno scattare l'allarme), un profilo con uno username "istituzionale" e una foto profilo curata diventa estremamente credibile. Il rischio di cadere in esche di phishing o finte notifiche legali aumenta esponenzialmente.
​Ingegneria Sociale e clonazione dei profili: Se un malintenzionato scopre lo username che usi di solito su altre piattaforme, potrebbe crearlo identico su WhatsApp, rubare la tua foto profilo pubblica e contattare i tuoi conoscenti (magari recuperati da altri social) fingendo che tu abbia cambiato account o che sia il tuo "profilo di lavoro".
​Come difendersi quando la funzione sarà attiva per tutti
​Non dobbiamo rinunciare alla comodità degli username, ma dobbiamo usarli con intelligenza. Ecco le regole d'oro da seguire:
​Registra subito il tuo nome: Non appena la funzione sarà disponibile sul tuo account, affrettati a registrare il tuo username reale o quello del tuo brand per evitare che lo faccia qualcun altro.
​Attiva sempre la Verifica in Due Passaggi: Questo è il baluardo fondamentale. Anche se qualcuno tenta di manipolare il tuo account o i tuoi dati, il PIN a sei cifre bloccherà ogni accesso non autorizzato.
​Diffida dei contatti improvvisi: Se un account con uno username aziendale ti contatta chiedendoti codici, dati personali o click su link sospetti, ricorda che nessuna azienda seria usa WhatsApp come primo canale per comunicazioni sensibili.
​La privacy fa un passo avanti, ma la sicurezza richiede, come sempre, un briciolo di attenzione in più.
​E voi cosa ne pensate?