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venerdì 19 giugno 2026

Alerta PEC: Falsi messaggi dell'Agenzia delle Entrate nascondono un attacco mirato a Windows


Nuova e pesantissima ondata di phishing in Italia, e questa volta i cybercriminali hanno preso di mira uno dei canali considerati più sicuri: la PEC (Posta Elettronica Certificata). 

L'Agenzia delle Entrate ha infatti lanciato un allarme urgente riguardo a una campagna malware particolarmente insidiosa che sfrutta la fiducia degli utenti verso i messaggi certificati per infettare i sistemi operativi Windows.
Vediamo nei dettagli come funziona l'attacco e perché è tecnicamente così pericoloso.
​La trappola: PEC reali e script PowerShell
​A differenza delle classiche email di phishing piene di errori grammaticali e provenienti da domini improbabili, questa campagna si distingue per un livello di sofisticazione decisamente più elevato:
​Caselle PEC compromesse: I messaggi non vengono inviati da server spoofati, ma da vere caselle PEC violate. Questo permette all'email di superare indenne i controlli di sicurezza dei provider e di mostrare la spunta di certificazione, azzerando i sospetti della vittima.
​L'esca dell'allegato HTML: La mail invita a controllare una presunta fattura fiscale. In allegato c'è un archivio compresso (come un file .zip) che contiene al suo interno un file HTML.
Il bersaglio è solo Windows
​La particolarità tecnica di questa campagna risiede nel comportamento del file HTML, programmato per colpire in modo selettivo:
​Il controllo del sistema operativo: Se il file viene aperto su dispositivi macOS, Linux, Android o iOS, non succede nulla (mostra un semplice errore). Se invece rileva che la vittima sta utilizzando Windows, si attiva.
​Il reindirizzamento invisibile: L'HTML mostra un pulsante per scaricare la fattura. Al clic, l'utente viene reindirizzato in background verso un server malevolo gestito dai criminali.
​L'esecuzione del codice: Viene avviato il download automatico e l'esecuzione di script PowerShell. Una volta avviati, questi script permettono agli attaccanti di eseguire codice da remoto, scaricare ulteriori malware e prendere il controllo completo della macchina Windows.
​Nota tecnica: L'uso di PowerShell combinato con file HTML è una tecnica d'attacco definita Living off the Land (LotL), poiché sfrutta strumenti legittimi già presenti nel sistema operativo Windows per aggirare i software antivirus tradizionali.

​Come difendersi: le linee guida dell'Agenzia delle Entrate
​L'Agenzia delle Entrate ricorda che non invia mai comunicazioni di questo tipo contenenti link o allegati HTML da scaricare. Per evitare di cadere nel tranello, valgono le buone pratiche di sicurezza digitale:
​Non fidarsi ciecamente della PEC: Anche se il canale è sicuro, l'identità del mittente potrebbe essere stata rubata.
​Attenzione agli allegati anomali: Le fatture elettroniche reali arrivano in formato .xml o .p7m (o .pdf di cortesia), mai all'interno di file .html nascosti in archivi .zip.
​Bloccare le esecuzioni sospette: È sempre una buona idea configurare il sistema o i criteri di sicurezza per limitare l'esecuzione non autorizzata di script PowerShell non firmati.

​In caso di dubbi su una notifica fiscale, il consiglio è sempre lo stesso: non cliccare su nulla, chiudere la mail e verificare la propria posizione direttamente dal portale ufficiale dell'Agenzia delle Entrate accedendo al proprio cassetto fiscale.

venerdì 6 marzo 2026

​Il "Netflix del crimine" va offline: smantellata LabHost, la piattaforma di Phishing-as-a-Service

​Il mondo del cybercrimine è diventato incredibilmente "aziendalizzato". Se un tempo per lanciare un attacco informatico servivano competenze tecniche avanzate, oggi basta un abbonamento mensile. È questo il cuore del caso LabHost, una colossale piattaforma di Phishing-as-a-Service (PhaaS) recentemente smantellata da un'operazione internazionale guidata da Europol e dalla Metropolitan Police di Londra.
​Cos'era LabHost?
​LabHost non era un semplice gruppo di hacker, ma un vero e proprio fornitore di servizi per aspiranti truffatori. Funzionava esattamente come una piattaforma SaaS (Software as a Service):
​Abbonamenti "Premium": I criminali pagavano una quota mensile (da circa 180 a 300 dollari).
​Kit pronti all'uso: Con pochi clic potevano generare pagine clone perfette di banche, servizi di streaming (come Netflix) o uffici postali.
​Automazione: Il sistema gestiva l'invio massivo di email e la raccolta dei dati rubati in tempo reale.
​I numeri del sequestro
​L'operazione, che ha coinvolto 19 paesi, ha rivelato una portata inquietante:
​10.000 utenti criminali attivi sulla piattaforma.
​40.000 domini fraudolenti creati per ingannare gli utenti.
​480.000 carte di credito compromesse.
​Oltre 1 milione di password rubate in tutto il mondo.
​Un colpo di scena "social"
​La parte più interessante dell'operazione è stata la comunicazione della polizia. Invece di un semplice avviso di sequestro, gli agenti hanno sostituito il sito di LabHost con un video personalizzato chiamato "LabHost Wrapped" (chiara parodia del formato di Spotify).
​Il video mostrava ai singoli criminali un riepilogo delle loro attività illecite, informandoli che la polizia era ormai in possesso dei loro dati, dei pagamenti effettuati e delle loro conversazioni. Un modo psicologico per dire: "Sappiamo chi siete".
​Cosa impariamo da questo caso?
​La chiusura di LabHost è una vittoria importante, ma ci ricorda che il phishing è ormai un'industria scalabile. Per i lettori di Computermente, il consiglio resta lo stesso:
​Diffidate delle urgenze: Le banche non chiedono mai di inserire codici tramite link via SMS o email.
​Verificate l'URL: Spesso i siti di LabHost erano indistinguibili dagli originali, tranne che per una piccola variazione nell'indirizzo web.
​Attivate il 2FA: L'autenticazione a due fattori rimane l'ostacolo più grande per questi kit automatizzati.
​Ti è piaciuto questo approfondimento? Se vuoi restare aggiornato sulle ultime minacce informatiche e su come difenderti, continua a seguire Computermente!