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martedì 22 settembre 2026

ChatGPT ti segue anche fuori dalla chat: cosa sta succedendo alla nostra privacy?

​Negli ultimi anni siamo abituati a considerare l'intelligenza artificiale come uno spazio chiuso e protetto: una sorta di diario digitale o consulente virtuale con cui dialogare in modo isolato. Tuttavia, recenti analisi di sicurezza hanno portato alla luce una dinamica che cambia radicalmente le carte in tavola: ChatGPT può "seguirti" anche al di fuori della chat, tracciando i tuoi spostamenti sul web attraverso meccanismi molto simili a quelli già noti dei social network.

​Ma come funziona questo sistema e, soprattutto, quali sono i rischi reali per la privacy degli utenti? Analizziamo il problema nel dettaglio.

​1. Come funziona il tracciamento: la logica dei pixel pubblicitari

​Il nocciolo della questione risiede nell'integrazione di strumenti di tracciamento da parte dei siti partner e delle aziende che acquistano spazi o interagiscono con le piattaforme di IA.

​Il codice OpenAI: Sui siti web che integrano determinati servizi o script legati all'ecosistema OpenAI, viene rilasciato un frammento di codice sul dispositivo dell'utente.

​Il ruolo dei cookie: Questo script sfrutta i cookie (in particolare indirizzati verso domini di gestione come bzr.openai.com) per raccogliere informazioni in tempo reale.

​Dati di navigazione: Vengono registrati dettagli come i prodotti cercati, gli articoli letti e i percorsi di acquisto effettuati su siti terzi, esattamente come accade da anni con i pixel di tracciamento di Meta o Google.

2. Perché l'IA è un terreno più sensibile dei social media

​Il vero elemento di rottura rispetto al passato non è la tecnologia di tracciamento in sé già ampiamente sdoganata nel digital marketing ma il contesto d'uso.
​Conversazioni confidenziali: A differenza di quanto avviene sui social network (dove si pubblicano contenuti filtrati o pensati per essere pubblici), all'interno di una chat conversazionale con un'IA gli utenti tendono a condividere dettagli personali, dubbi lavorativi, problemi di salute o riflessioni intime che non pubblicherebbero mai apertamente.

​Profilazione profonda: Unire la cronologia delle conversazioni (estremamente intima) con i dati di navigazione commerciale raccolti fuori dall'app apre la strada a profili di utenza di una precisione chirurgica e potenzialmente invasiva.

3. Verso una nuova consapevolezza digitale
​Con l'evoluzione dei modelli verso modalità sempre più integrate, agentiche e connesse al web, il confine tra l'applicazione di IA e il browser si sta assottigliando. Se da un lato l'automazione e le funzioni avanzate offrono enormi vantaggi di produttività, dall'altro impongono un livello di attenzione molto più alto nella gestione dei propri dati personali.

Cosa possiamo fare per proteggerci?

1. ​Controllare i consensi: Verificare regolarmente le impostazioni sulla privacy e sui controlli dei dati direttamente all'interno delle dashboard dell'account.
​
2. Utilizzare strumenti di blocco: Impiegare estensioni per il browser capaci di bloccare i cookie di tracciamento terzi e gli script di analisi comportamentale meno trasparenti.

​3. Mantenere la spersonalizzazione: Valutare l'uso di sessioni mirate o modalità di navigazione e chat temporanee quando si affrontano ricerche o argomenti particolarmente sensibili.

​La comodità dell'intelligenza artificiale non deve trasformarsi in un lasciapassare incondizionato alla nostra vita digitale fuori dalla chat. La trasparenza, su questi temi, deve diventare una richiesta non negoziabile per gli utenti.

mercoledì 29 luglio 2026

Mandato di cattura internazionale per Pavel Durov: la mossa della Russia contro Telegram riapre il fronte della sicurezza digitale

La scacchiera geopolitica e digitale torna a muoversi attorno a Telegram e al suo fondatore e CEO, Pavel Durov. 
L'intelligence russa (FSB) ha annunciato ufficialmente l'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del magnate, sollevando pesanti interrogativi sul futuro della piattaforma e sul delicato equilibrio tra moderazione dei contenuti, crittografia e sovranità statale. 

Le accuse dell'FSB: cosa viene contestato a Durov?
​Secondo quanto dichiarato dai servizi di sicurezza russi, il provvedimento non nasce da un blocco ideologico generico, ma fa leva su un’indagine penale specifica. A Durov viene mossa l'accusa formale di "complicità nel terrorismo" e "facilitazione di attività terroristiche ed estremiste".

Nel mirino di Mosca ci sono la gestione della piattaforma e la presunta omissione di controlli su:
​Canali e bot che sarebbero stati impiegati da organizzazioni e servizi di intelligence stranieri (in particolare ucraini) per coordinare azioni di sabotaggio eversive all'interno del territorio russo.  
​Servizi specifici (tra cui piattaforme di incontri e chat collegate) utilizzati — secondo gli investigatori russi — per adescare e spingere giovani cittadini a compiere atti illegali o attentati.

Un nuovo capitolo dopo il caso francese
​La notizia arriva a distanza di tempo dai clamorosi eventi che avevano visto Durov fermato in Francia. In quel contesto, le autorità transalpine avevano puntato il dito contro la presunta mancanza di moderazione e la scarsa cooperazione di Telegram nel contrastare reati informatici, traffico illecito e frodi. 

Attualmente, Durov — che possiede la doppia cittadinanza francese ed emiratina oltre a quella russa — si troverebbe proprio in Francia, rendendo di fatto l'esecuzione di questo mandato internazionale un rebus diplomatico e giuridico di difficile risoluzione.

Perché questa notizia ci riguarda?
​Il caso di Telegram dimostra ancora una volta come le grandi piattaforme di messaggistica istantanea siano diventate il terreno di scontro primario tra:

1. ​La tutela della privacy assoluta e della crittografia end-to-end, bandiera storica di Durov.

2. ​Le pressioni dei governi (democratici e autoritari) che pretendono un controllo capillare sui dati e la rimozione forzata di contenuti o infrastrutture ritenute pericolose per la sicurezza nazionale.

Mentre Telegram continua a mantenere il massimo riserbo e a non rilasciare commenti ufficiali, l'epopea giudiziaria di Pavel Durov si conferma uno degli spartiacque più rilevanti nella storia recente di Internet.

Cosa ne pensi della gestione della sicurezza e dei dati sulle app di messaggistica? Pensi che i fondatori debbano essere ritenuti responsabili di ciò che gli utenti fanno sulle piattaforme? Faccelo sapere nei commenti!.

lunedì 13 luglio 2026

Chat Control in Europa: Addio alla privacy o allarmismo? Facciamo chiarezza

​Se ne parla ormai da anni, ma nei primi giorni di luglio 2026 la questione è letteralmente esplosa. Molti titoli sul web urlano al complotto: "L'Europa vuole spiare tutte le nostre chat e le nostre email". Ma qual è la verità tecnica e legislativa dietro il famigerato "Chat Control"?
​Cerchiamo di smontare il panico da clickbait e capire cosa sta succedendo davvero sui tavoli di Bruxelles e cosa rischiamo (o non rischiamo) sui nostri smartphone.
​Cos'è successo a luglio 2026? Il "trucco" del voto
​Per capire la situazione attuale dobbiamo distinguere due fasi del progetto: Chat Control 1.0 (la norma transitoria) e Chat Control 2.0 (il regolamento permanente ancora in discussione).
​Il Parlamento Europeo ha riesumato, tramite una procedura d'urgenza, la proroga del Chat Control 1.0, una deroga alle leggi sulla privacy che era già scaduta ad aprile. Il voto ha dell'incredibile: la maggioranza dei deputati presenti ha votato contro la legge (314 contrari e 276 favorevoli), ma per respingerla definitivamente serviva una maggioranza assoluta dell'intera aula (361 voti). Poiché molti erano già assenti per le vacanze estive, la soglia non è stata raggiunta e la norma è passata per un cavillo procedurale, rimanendo valida fino al 2028.

​Ma quindi l'Europa leggerà i miei messaggi?
​No, non direttamente. La legge attuale (la 1.0 appena prorogata) non introduce un obbligo di spionaggio di massa da parte dei governi.
​Ecco i punti chiave da comprendere:

​Scansione Volontaria, non obbligatoria: La norma si limita a dare una base legale alle grandi aziende tecnologiche (come Meta, Google, Microsoft) che scelgono volontariamente di scansionare i propri servizi alla ricerca di materiale legato alla pedopornografia e allo sfruttamento dei minori.

​Come funziona tecnicamente? Le piattaforme non leggono i testi per curiosità. Utilizzano un sistema chiamato matching degli hash. A ogni file multimediale illecito noto alle autorità viene assegnata un'impronta digitale unica (l'hash). Se carichi una foto su un cloud o la invii su una chat non cifrata, il sistema controlla se l'impronta corrisponde a quella del database.

​Il salvagente della crittografia: Gli emendamenti approvati dal Parlamento hanno esplicitamente escluso la crittografia End-to-End (E2EE) dal raggio d'azione del Chat Control 1.0. Questo significa che i messaggi su app protette da crittografia solida non possono essere toccati.

Chi è davvero a rischio oggi?
​Se usi app che proteggono i messaggi da cima a fondo, oggi non rischi nulla. Ma la situazione cambia a seconda delle piattaforme:

Email tradizionali (Gmail, Outlook, iCloud)
Esposte. Essendo prive di cifratura end-to-end nativa, i provider possono scansionare allegati e testi alla ricerca di hash illeciti.

Instagram DM e Messenger
Parzialmente esposti. Dipende se la chat ha la crittografia attiva o se si utilizzano i canali standard non cifrati.

Signal / WhatsApp
Cassaforte. La crittografia end-to-end è attiva di default; i server non possono intercettare i pacchetti dati.

Perché la community tech è comunque preoccupata?
​Se lo scopo è nobile (combattere la pedopornografia online), perché gli esperti di sicurezza informatica e i difensori dei diritti digitali sono sul piede di guerra? I motivi sono essenzialmente tre:

1. ​I Falsi Positivi: Gli algoritmi di intelligenza artificiale non sono infallibili. Una foto di tuo figlio al mare o una radiografia medica inviata via mail potrebbero essere scambiate dall'IA per materiale illecito, facendo scattare segnalazioni automatiche e il blocco dell'account.

2. La porta di servizio (Backdoor): Per scansionare i messaggi prima che vengano cifrati (il cosiddetto Client-Side Scanning), le aziende dovrebbero inserire una falla deliberata nei software. Quella stessa falla potrebbe essere sfruttata da hacker malintenzionati o governi autoritari.

3. Il precedente politico: Una volta creata l'infrastruttura di sorveglianza, chi garantisce che in futuro non venga usata per controllare opinioni politiche, attivismo o altre comunicazioni private?

Cosa succederà adesso?
​La vera partita inizierà a settembre 2026, quando riprenderanno i negoziati per il Chat Control 2.0, ovvero il regolamento definitivo. Lì si deciderà se la scansione dovrà diventare obbligatoria e se l'Europa costringerà o meno i colossi tech a rompere la crittografia end-to-end.
​Per adesso la privacy delle nostre chat più sicure è salva, ma i riflettori della community tech restano accesi.
​E voi cosa ne pensate? Siete disposti a rinunciare a una fetta di privacy per una maggiore sicurezza online?

sabato 7 marzo 2026

La tua privacy su Google: come far sparire il tuo indirizzo di casa dai risultati di ricerca

​
Hai mai provato a digitare il tuo nome e cognome su Google? 
Spesso, tra i vari risultati, possono apparire dati sensibili come il tuo indirizzo di casa, il numero di telefono o l'email privata. Vedere i propri dati personali esposti pubblicamente non è piacevole e, soprattutto, può esporre a rischi di sicurezza.
​Fortunatamente, Google ha rilasciato uno strumento dedicato proprio a questo: la funzione "Risultati che ti riguardano". Ecco come funziona e come puoi riprendere il controllo della tua identità digitale.
​
Cos'è lo strumento "Risultati che ti riguardano"
​Si tratta di una dashboard integrata nell'ecosistema Google che scansiona il web alla ricerca dei tuoi dati di contatto. Non solo ti permette di chiedere la rimozione di link esistenti, ma può anche monitorare la rete e avvisarti se nuove pagine con le tue informazioni vengono pubblicizzate in futuro.
​Guida pratica: come rimuovere i tuoi dati

​1. Attiva il monitoraggio automatico
​Invece di cercare manualmente ogni link, puoi lasciare che sia Google a farlo per te:
​Apri l'app Google sul tuo smartphone (o vai sulla pagina del tuo account Google da desktop).
​Tocca la tua foto profilo in alto a destra.
​Seleziona "Risultati che ti riguardano".
​Segui la procedura guidata per inserire i dati che vuoi proteggere (Nome, Indirizzo, Telefono, Email).

​2. Richiedi la rimozione di un risultato specifico
​Se durante la ricerca noti un link che mostra il tuo indirizzo:
​Clicca sui tre puntini verticali (o l'icona "i") accanto al risultato di ricerca.
​Seleziona la voce "Rimuovi risultato".
​Indica il motivo della richiesta (es. "Contiene le mie informazioni di contatto personali").
​
Nota Bene: Rimuovere un link da Google non cancella l'informazione dal web. Il sito originale continuerà a ospitare il dato, ma non sarà più rintracciabile tramite il motore di ricerca. Per una cancellazione totale, è necessario contattare direttamente l'amministratore del sito web in questione.

​Un passo in più: Oscura la tua casa su Street View
​Visto che stiamo parlando di indirizzo di casa, sapevi che puoi "pixelare" la tua abitazione su Google Maps? Se non vuoi che chiunque possa spiare il tuo portone o il tuo giardino:
​Cerca il tuo indirizzo su Maps e attiva Street View.
​Clicca su "Segnala un problema" (in basso a destra su PC).
​Sotto "Richiedi oscuramento", seleziona "La mia casa".
​Invia la richiesta (attenzione: l'operazione è permanente!).
​In conclusione

​La privacy online non è più un optional. Dedicare 5 minuti alla configurazione di questi strumenti è il modo migliore per evitare che malintenzionati o semplici curiosi abbiano accesso immediato alla nostra sfera privata.

​Ti è stata utile questa guida? Se hai dubbi sulla procedura o vuoi altri consigli su come proteggere i tuoi dati online, scrivilo nei commenti qui sotto!

mercoledì 12 novembre 2025

Database Pirata di 3,8 Milioni di Italiani Scaricabile Liberamente

Un database contenente i dati personali di 3,8 milioni di cittadini italiani è stato reso liberamente scaricabile su un noto forum di hacking, DarkForums, da un utente chiamato Cetegus.

Il dataset, denominato 'Italian Consumers 3.8m', include informazioni quali indirizzo email, sesso, data di nascita e comune di residenza, con la fonte e l'età esatta dei dati che rimangono incerte.

Questi dati vengono comunemente utilizzati da cybercriminali per condurre attacchi di spear phishing più credibili, per furti d'identità o per tentare di rubare account combinandoli con altre informazioni rubate.