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martedì 10 luglio 2018

Il Parlamento Europeo ha bocciato la direttiva sul copyright



Giovedì il Parlamento Europeo in seduta plenaria a Strasburgo (Francia) ha respinto la nuova direttiva sul copyright, la serie di regole per aggiornare le leggi sulla tutela del diritto d’autore in Europa al centro di un dibattito molto acceso negli ultimi mesi e che ha coinvolto esperti di diritto, attivisti, le principali piattaforme online, i più grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento.
Votando contro, i parlamentari europei hanno deciso in sostanza di riaprire la discussione e di occuparsi in aula del provvedimento.
La decisione rimanda l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo.
Il voto era atteso con grande interesse perché determina il futuro di una direttiva molto importante, con conseguenze per tutti gli utenti di Internet in Europa e non solo.
Tutti i partiti si sono divisi nella votazione, con marcate divergenze tra i membri dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici e del Partito Popolare Europeo, tra i promotori delle modifiche.

Come hanno votato gli europarlamentari italiani
Movimento 5 stelle: 11 contro.
Partito Democratico: 8 contro, 15 a favore, 1 astenuto.
Articolo 1: 2 contro.
Possibile: 1 contro.
Indipendente/verdi: 3 contro.
Sinistra Italiana: 1 contro.
Lega: 4 contro.
Forza Italia: 6 a favore.
SVP: 1 contro.
AP: 1 a favore.
Conservatori e riformisti: 1 a favore.
19 assenti

La nuova direttiva sul copyright ha l’obiettivo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea, ferme al 2001 quando Internet era una cosa piuttosto diversa rispetto a oggi. L’iniziativa ha il pregio di volere armonizzare le leggi nei singoli stati sul copyright, fornendo basi comuni più chiare sulle quali ogni stato può poi elaborare i proprio regolamenti. Il problema è che diversi articoli della direttiva sono scritti in modo vago, cosa che potrebbe lasciare spazi a interpretazioni più o meno creative da parte degli stati membri, rendendo più difficile il processo di armonizzazione. In queste settimane, favorevoli e contrari si sono scontrati soprattutto su due articoli, l’11 e il 13, che per alcuni potrebbero avere conseguenze pericolose per la libera circolazione delle informazioni online, mentre per altri sarebbero la giusta soluzione per tutelare i produttori di contenuti come editori e case discografiche.


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