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sabato 31 gennaio 2009

Scrivania e monitor: con le posture corrette la schiena non si lamenta

Seduti otto ore al giorno. Tra chi studia e chi lavora davanti al pc sono in tanti a soffrire di indolenzimenti e contratture muscolari. Complici del dolori alla schiena, in particolare, la posizione adottata nel sedersi alla scrivania e l`altezza del monitor del computer.


Dolore alla schiena: cos`è
. Il mal di schiena - quando dipende da problemi muscolari - viene provocato da posture sbagliate mantenute per troppo tempo: "I muscoli - spiega a Salute24 Sandro Giannini, direttore della Clinica Ortopedica dell`Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna - si affaticano perché continuamente in tensione, e a lungo andare l`eccessiva tensione può dare contratture. Queste, poi, si `fanno sentire` lungo tutto il muscolo e nel punto di inserzione del muscolo stesso, dove il tendine si attacca all`osso".

Come si previene. Per difendersi dal dolore alla schiena è indispensabile programmare nel corso della giornata lavorativa un`alternanza tra fasi di lavoro e di riposo: "È l`unico modo per far lavorare tutti i muscoli e le articolazioni, senza affaticarne nessuno in particolare", spiega Giannini. Muoversi ogni tanto ed evitare di rimanere bloccati nella stessa posizione per più ore è l`unico antidoto: un paio di minuti di movimento ogni ora, spiega l`esperto, possono essere sufficienti.

Le posizioni ergonomiche. Per chi lavora tutto il giorno davanti al pc o seduto alla scrivania, però, non è comunque sufficiente fare delle piccole pause ogni ora per evitare contratture alla schiena. Fondamentale, infatti, è anche rispettare determinate posizioni ergonomiche:

1) stare seduti sempre dritti, in maniera che il bacino formi con la schiena un angolo retto;

2) mai sbilanciarsi in avanti o lateralmente;

3) la schiena deve essere ben appoggiata alla sedia affinché il peso del corpo venga interamente scaricato sullo schienale;

4) il monitor del computer deve essere posizionato ad altezza occhi, in modo che la testa non debba piegarsi in avanti o indietro per guardare lo schermo;

5) la tastiera del pc deve essere posizionata in maniera da permettere un buon appoggio di tutto l`avambraccio.
Miriam Cesta

Youtorrent


Youtorrent è un nuovo metamotore di ricerca per scovare file torrent in Rete. Il servizio permette infatti di utilizzare, contemporaneamente, 14 tra i più popolari search engine BitTorrent.

Oltre al tradizionale search box, in home page si visualizzano dei tag che agevolano l'utente nella ricerca. Ad ogni refresh del browser la lista delle etichette cambia disponendosi sotto forma di tagcloud.

Nella pagina dei risultati cliccando su Preferences, è possibile escludere i motori che non vogliamo interrogare. Nelle Related Seaches vengono presentate le ricerche correlate, mentre nelle Top searches sono visualizzati i termini più cercati.

Rispetto ai più noti Mininova, TorrentZ, e al discusso The Pirate Bay, in YouTorrent manca la possibilità di abbonarsi ai feed RSS, non ci sono segnalazioni di nuovi torrent e neanche una divisione per categorie che permetta una ricerca avanzata.

Trattandosi di un servizio ancora in beta è probabile che nei prossimi mesi si avranno dei miglioramenti anche se YouTorrent può essere considerato, già adesso, uno strumento indispensabile per chi cerca file torrent nella Rete.

venerdì 30 gennaio 2009

Pirateria informatica, Vicenza da record

Vicenza. Il Veneto sarà anche virtuoso rispetto al resto d'Italia, ma quanto a tasso di pirateria informatica batte l'intero Nord.
E Vicenza è la più cattiva tra le province della regione
. Infatti nella classifica presentata da Microsoft Italia su chi copia di più illegalmente programmi per computer siamo in testa con un 18,2% davanti a Verona, seconda, che si ferma al 15,1%.

Il tasso di pirateria informatica riscontrato nel Veneto dall’azienda di Bill Gates (che detiene praticamente quasi un monopolio mondiale nel campo del software) è pari al 9,1 per cento contro una media nazionale che si attesta sul 49 per cento.
L’Italia risulta essere il secondo paese a livello europeo, preceduto solo dalla Grecia con il 61 per cento, ben al di sopra della media tra le nazioni Ue che è del 34 per cento.

In Veneto la pirateria dei prodotti di Microsoft, come Office o Windows, è persino diminuita negli ultimi due anni di tre punti percentuali, ma resta comunque la prima regione del Nord in quanto a contraffazione e clonazione degli originali. Infatti la Lombardia è più virtuosa con l’8,9 per cento, il Piemonte si attesta al 4,7 per cento, il Friuli Venezia Giulia si ferma al 4 per cento e il Trentino Alto Adige addirittura al 2 per cento.

I dati sono emersi da una ricerca condotta dalla Divisione software originale di Microsoft Italia denominata «Mistery Shopper» e presentata a Verona dal direttore Marco Ornago, che ha sguinzagliato incaricati dell’azienda nei vari rivenditori fingendosi acquirenti e verificando così la conformità alle norme di legge e contrattuali nell’atto di vendita. Gli addetti hanno controllato in questo modo oltre 693 punti vendita e hanno fornito supporto ai rivenditori per mettersi in regola. Negli ultimi anni sono già 400mila nel Veneto le verifiche di questo tipo, 8 milioni in Italia.

Ma come impedire la contraffazione e la pirateria? A chi suggerisce di abbassare i prezzi, giudicati da molti ancora troppo elevati, Ornago risponde spiegando: «Da una parte è colpa nostra, che non riusciamo a comunicare più efficacemente le nostre offerte che di fatto permettono per esempio di avere tre licenze a 99 euro, dall’altra però c’è anche una presa di posizione di una fetta dei consumatori che per partito preso giudica eccessivamente cari i programmi senza magari conoscere le offerte».

Apple ottiene il brevetto della tecnologia multi-touch

L'US Patent Office attribuisce ad Apple il brevetto per la tecnologia multi-touch alla base di iPhone e iPod touch, due dispositivi che hanno ispirato una corposa serie di imitatori più o meno riusciti. Il primo passo per la difesa legale di iPhone/touch è compiuto: il prossimo sarà l'azione legale contro Palm?

L'US Patent Office ha riconosciuto ad Apple il brevetto per la tecnologia multi-touch: il documento di ben 358 pagine che descrive interfaccia, tecnologie e funzionamento è stato presentato per la registrazione il primo aprile del 2008 e registrato come brevetto una settimana fa.

La notizia apparsa sul sito Web World of Apple sta facendo il giro del Web: l'attribuzione a Cupertino del brevetto per la tecnologia multi-touch rappresenta una carta fondamentale per difendere iPhone in tribunale contro altri costruttori che hanno realizzato smartphone più o meno ispirati a quello di Apple. Impossibile non rammentare le parole di Tim Cook pronunciate in occasione della presentazione dei risultati dell'ultimo trimestre: Macitynet ha trattato la notizia in questo articolo. Se le parole di Tim Cook indicano i preparativi di un attacco legale di Apple contro Palm, la registrazione in tribunale del brevetto multi-touch rappresenta senza dubbio il primo passo indispensabile per intraprendere l'azione.

Il brevetto-monstre di 358 pagine depositato da Apple è intitolato: dispositivo con schermo sensibile al tocco, e interfaccia grafica utente per determinare i comandi tramite euristica. Nell'elenco dei brevetti che descrivono tecnologie connesse al multi-touch vengono citati documenti che partono addirittura dal settembre del 2006 e molti altri che risalgono al 2007, forse ancora in attesa della registrazione.

Nell'elenco degli inventori Steve Jobs è il primo indicato seguito da Scott Forstall e da tutti gli altri membri del team iPhone di Cupertino. Il documento può essere consultato a partire da questo pagina del US Patent Office, mentre i numerosi schermi e diagrammi di funzionamento sono disponibili a partire da qui.

giovedì 29 gennaio 2009

Quanto costa chattare con il cellulare



Tutti i maggiori gestori di tlc offrono il servizio di messenger scaricando le loro applicazioni che rendono comunque il cellulare compatibile con Windows Live Messenger e Yahoo Messenger, ossia i servizi di messaggistica istantanea più usati del mondo.

Per Tim il servizio si chiama Alice Messenger e permette di interagire e comunicare in tempo reale con gli amici collegati dal Pc (con account di posta elettronica Alice) e quelli connessi dal telefonino (clienti Tim); in più offre la possibilità di sapere chi, tra i contatti inseriti in “buddy list” (ossia lista amici), è in linea in quel momento e da quale device (Pc o telefonino). Il costo è come quello di un sms ossia 15 centesimi per messaggio inviato. Verso i numeri Tim invece si paga 50 centesimi per il primo messaggio e poi 100 messaggi a costo zero. C'è anche l'opzione I'M Card. C'è quella settimanale al costo di 3 euro(fino a 3mila messaggi alla settimana). Mentre quella mensile costa 6 euro e permette di scambiare messaggi istantanei (fino a 9.000 messaggi al mese).
Anche Vodafone ha la sua offerta. Il suo software si chiama Vodafone Messenger. Anche in questo caso si può scaricare sul cellulare oppure si può trovarlo preistallato nel telefonino stesso. Vodafone Messenger permette di usare tutti i servizi di Messenger sia quello di Windows sia quello di Yahoo. Questo perchè tutti i principali gestori hanno firmato un accordo che consente di utilizzare Messenger su diverse piattaforme, ossia oltre al computer anche i telefoni cellulari. Nel caso di Vodafone il costo dell'uso di Messenger è di 3 euro alla settimana per le ricaricabili e di 10 euro al mese per gli abbonamenti. L'operatore a banda larga Tre ha stretto una partnership direttamente con Microsoft per cui dai suoi cellulari si può utilizzare direttamente l'applicazione. I costi sono di 9 euro al mese oppure se si vuole utilizzare solo in determinati giorni di 1 euro al giorno. Anche Wind ha la sua offerta e con 50 euro si può inviare messaggi per 6 mesi.
Oltre a queste ci sono anche altre applicazioni che sono scaricabili in tutti i telefonini di ultima generazione (da Nokia, a Samsung a Blackberry). Si possono poi scaricare anche altre applicazioni per usare i servizi di Messenger. Una di queste è PalRingo che supporta ovviamente tutti i servizi di Instant Messaging PalRingo permette di utilizzare i maggiori servizi di Instant Messaging direttamente sul telefonino ed è possibile anche inviare fotografie appena scattate dal telefonino.

mercoledì 28 gennaio 2009

"Contro i pirati, censura web" E' una bozza ma è già polemica

E' arrivata al comitato governativo (sembra messa a punto dalla Siae) la proposta di legge contro la pirateria digitale e ha scatenato l'inferno in rete. A farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche "soggetti come YouTube, a tutto vantaggio di Mediaset e delle altre tv"
di Alessandro Longo


Una proposta di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web.
Una censura dall'alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d'autore.

Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: "Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell'innovazione del mercato digitale".

"Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta", spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. "Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d'autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a"prestatori di servizi della società dell'informazione". Chi sono questi soggetti? "Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting".

"Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale", aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.

La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d'autore (scaricando e condividendo file pirata), "ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare". Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.

Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d'autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: "Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori".

Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d'informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L'Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.

A contorno di tutta la vicenda c'è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest'attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l'esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l'autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).

"Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti", dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all'arrivo di questa proposta di legge.

martedì 27 gennaio 2009

Internet Explorer 8 Release Candidate (RC) 1


Microsoft ha rilasciato Internet Explorer 8 Release Candidate (RC) 1, ultima versione pubblica di test della nuova versione del popolare browser dell'azienda, prima del debutto finale del prodotto; IE 8 RC1 è disponibile in 25 lingue per Windows Vista, Windows XP, e Windows Server.
Miglioramenti generalizzati in
Performance, Affidabilità, e Compatibilità.
Per i miglioramenti segnalo un aumento del 10% delle performance del browser sopratutto durante il caricamento, nell’utilizzo delle varie applicazioni tra le quali Ajax e JavaScript; sensibile ottimizzazione del nuovo motore di rendering con maggiore compatibile agli standard web CSS 2.1, WAI-ARIA, Ecma Script 3.1 e HTML 5 Draft DOM Storage (si spera); ulteriori miglioramenti sono basati sui feedback finora ricevuti da Clienti, Aziende e Partner.

Per la sicurezza, la nuova funzionalità di ClickJacking Protection si attiverà proteggendo l’utente nel caso in cui layer trasparenti, creati in modo malevolo si sovrappongano al contenuto della pagina per intercettare l’attività utente senza affliggere la compatibilità o richiedere add-on per il browser.

Potete scaricare la RC1 di Internet Explorer 8 da questi link: Provatela ...

Microsoft guarda avanti, fra Windows 7 e le nuove imposizioni Ue


Office e Windows Live si fondono
. La casa di Redmond estende al 10 febbaro la possibilità di scaricare la versione Beta di «Seven».
di Gianni Rusconi

La buona notizia, per smanettoni e non è arrivata venerdi 23 gennaio, direttamente dal blog di Windows . Il download della versione Beta di Windows 7, questa la notizia, sarà esteso fino a tutto il 10 febbraio per accontentare, dice Microsoft, le tantissime richieste per la release di prova del nuovo sistema operativo. Dieci giorni in più a disposizione, dunque, di coloro che vogliono da subito capire se Seven è realmente migliore e più funzionale di Vista sebbene da Redmond confermino come il numero di "tester" sia ormai sufficiente e quindi è tempo di organizzare la fine della disponibilità pubblica della versione Beta e mettere mano alle modifiche del codice, a cui continueranno ad avere accesso i membri dei programmi di sviluppo TechNet e Msdn.

Office e Windows Live si fondono
Sempre venerdi, Microsoft ha confermato un altro passo di quella che si potrebbe definire la sua strategia di convergenza. Office Live Workplace e Windows Live, infatti, saranno sempre più fra loro legati, e con essi il motore di ricerca Live Search, e ciò che si prospetterà per gli utenti è la possibilità di usufruire dei servizi delle due suite da un comune (e quindi unico) portale Web. L'operazione avrebbe risvolti tecnici ma anche di immagine – si vocifera di un nuovo marchio, "Kumo", che in giapponese significa nuvola – e fa pendant con la prossima disponibilità in chiave "as a service" delle applicazioni Office. Come e quando le diverse anime di Live saranno fuse all'insegna del paradigma "cloud" ancora non è chiaro – certa è la volontà di rafforzare le sinergie fra i diversi mondi applicativi disponibili via Web - e i portavoce di Microsoft escludono che tale nuovo corso sia dovuto in qualche modo ai tagli di personale annunciati la scorsa settimana.

La guerra a distanza con la Commissione Europea
Se Windows 7 catalizza molte delle mosse a venire di Microsoft, un altro fronte tornado caldo di recente è quello dell'infinita battaglia del colosso di Redmond con la Commissione Europea. A Bruxelles stanno considerando l'idea di obbligare la società nordamericana a distribuire i browser della concorrenza come parte integrante di Windows e tale possibilità riguarda naturalmente anche il nuovo sistema operativo. Di questa imposizione la stessa Microsoft ne ha parlato in modo dettagliato nel suo rapporto trimestrale indirizzato alla Sec (Securities Exchange Commission), evidenziando i passaggi "critici" dello statement elaborato in sede Ue per denunciare le "nuove" presunte violazioni delle leggi antitrust. Internet Explorer dentro Windows costituisce a detta della Commissione Europea un abuso di posizione dominante ed ecco allora la soluzione di forzare i produttori di computer (i cosiddetti Oem, Original equipment manufacturers) ad offrire nei loro nuovi pc Windows tutti i principali programmi di navigazione Internet, e non solo quello di Microsoft. Ferma e per certi versi supponente la replica inviata alla Sec del gigante del software: gli utenti di computer e gli Oem sono già liberi di installare qualsiasi browser Web a bordo delle loro macchine Windows e la Commissione ci sta chiedendo di obbligare gli utenti a scegliere un particolare tipo di software. Il ragionamento (sulla carta) non fa una grinza ma non si può dimenticare che la quasi totalità dei nuovi pc Windows arrivano sugli scaffali di vendita con a bordo Internet Explorer. Microsoft comunque non ci sta e fa notare (alla Sec) anche come la Ue vorrebbe imporre restrizioni sulla vendita dei sistemi operativi Windows nei Paesi dell'Unione. La diatriba è quindi tornata a essere molto accesa e a Redmond si dichiarano pronti a rispondere per le rime, anche alla nuova indagine che la Commissione ha avviato per quanto riguarda i prodotti Office.

lunedì 26 gennaio 2009

Considerazioni per un efficace contenimento dell'infezione Conficker.B

Security Blog di Feliciano Intini

Credo abbiate letto di come questa infezione si stia diffondendo in modo serio, e non solo in Italia. Anche dal nostro osservatorio privilegiato, che ha la possibilità di seguire tutti i maggiori grandi clienti italiani, devo confermarvi che si osserva un aumento quotidiano del numero di aziende interessate da questa problematica (anche se mediamente in modo non grave). Anche se vi ho già riportato nei post precedenti i link alle informazioni tecniche di dettaglio per poter procedere al rilevamento e alla rimozione di Conficker.B (li trovate riepilogati in basso), credo sia utile e opportuno sottolineare alcune caratteristiche di questa infezione che non sembra siano state ben comprese: spero che queste considerazioni possano aiutarvi nelle operazioni di contenimento e bonifica di questo malware, che si sta rivelando davvero ostico da rimuovere nello scenario aziendale.

Aggiornamento del 21/01/2009: potreste essere interessati anche ad alcune considerazioni non strettamente tecniche su questa infezione nel mio post su MClips appena pubblicato:

Worm Conficker.B: forse non tutto il male viene per nuocere

2009 attacco ai computer un supervirus infesta la Rete

Arriva dagli Usa il virus Conficker: 9 milioni di pc infettati in pochi giorni, una peste informatica senza precedenti

"L'antivirus non basta più il vostro pc si difende così"

di John Markoff

Una nuova peste digitale ha colpito la Rete, infettando milioni di computer personali e aziendali in quello che sembra essere il primo passo di un attacco in più fasi. I maggiori esperti di sicurezza informatica del pianeta ancora non sanno chi sia il responsabile di questa infezione o quale sarà la fase successiva.

Nelle ultime settimane un warm, un programma informatico nocivo, è dilagato attraverso le reti informatiche di aziende, scuole, università ed enti pubblici in tutto il mondo. Conosciuto come Conficker o Downadup, si diffonde sfruttando una falla scoperta di recente del sistema operativo Windows, indovinando la password di rete e usando come vettore accessori portatili di uso comune come le chiavette Usb. Secondo gli esperti si tratterebbe della peggiore infezione da quando il worm Slammer dilagò su Internet nel gennaio del 2003, e potrebbe aver infettato qualcosa come 9 milioni di personal computer in tutto il mondo.

Warm
come il Conficker, oltre a rimbalzare da un lato all'altro della Rete alla velocità della luce, agganciano i computer infettati a sistemi unificati chiamati "botnet", che successivamente ricevono istruzioni di programmazione dai loro padroni occulti.

"Se stai cercando una Pearl Harbor digitale, qui abbiamo le navi giapponesi che avanzano all'orizzonte", dice Rick Wesson, amministratore delegato della Support Intelligence, una società di San Francisco che offre consulenza nel campo della sicurezza informatica. Molti utenti magari neanche si accorgono che le loro macchine sono state infettate, e i ricercatori del settore dicono che stanno aspettando che le istruzioni si materializzino per stabilire quale impatto avrà il "botnet" sugli utenti.

È in grado di operare in background, usando il computer infettato per inviare spam o infettare altri computer, oppure può rubare le informazioni personali dell'utente. "Non so perché la gente sia così indifferente rispetto a questi programmi - dice Merrick L. Furst, ricercatore informatico alla Georgia Tech - È come avere una talpa nella tua organizzazione in grado di fare cose come spedire ad altri tutte le informazioni trovate sui computer infettati".

Microsoft a ottobre ha approntato in fretta e furia una patch d'emergenza per proteggere i sistemi Windows da questa vulnerabilità, ma il worm ha continuato a diffondersi a ritmo costante, nonostante nelle ultime settimane si stiano moltiplicando gli avvertimenti. All'inizio di questa settimana, i ricercatori della Qualys, una società di sicurezza informatica della Silicon Valley, hanno calcolato che circa il 30 per cento dei computer che montano Windows come sistema operativo e sono collegati alla Rete sono ancora a rischio d'infezione perché non hanno installato la patch, nonostante sia stata diffusa a ottobre. La stima della Qualys si basa su un'indagine condotta su 9 milioni di indirizzi Internet.

Secondo i ricercatori, il successo di Conficker è dovuto anche alla leggerezza con cui aziende e singoli utenti, che spesso non installano immediatamente gli aggiornamenti, affrontano il problema della sicurezza informatica. Un dirigente della Microsoft ha difeso il servizio di aggiornamenti di sicurezza della società, sostenendo che non esiste un'unica soluzione per il problema del malware (i programmi nocivi).

"Sono convinto che la strategia degli aggiornamenti funziona", dice George Stathakopoulos, direttore generale del gruppo Security Engineering and Communications della Microsoft, aggiungendo però che le organizzazioni devono concentrarsi su tutti i problemi relativi alla sicurezza, dagli aggiornamenti tempestivi alla protezione delle password. "È tutta una questione di misure di protezione", dice.

Alfred Huger, vicepresidente responsabile dello sviluppo al reparto protezione dagli attacchi della Symantec, dice: "Questo è un worm scritto molto bene". Aggiunge che le società del settore stanno lavorando affannosamente da fare per cercare di svelare tutti i suoi segreti, un'impresa particolarmente ardua perché il programma è dotato di meccanismi di criptaggio che tengono celato il funzionamento interno a chi cerca di neutralizzarlo.

La maggior parte delle società di sicurezza informatica hanno aggiornato i loro programmi per individuare e sradicare questo software, e molte offrono programmi specializzati per individuarlo e rimuoverlo. Il programma usa una complessa tecnica, simile al gioco delle tre carte, per permettere a qualcuno di comandarlo a distanza. Ogni giorno genera una nuova lista di 250 nomi di dominio, ed esegue le istruzioni che provengono da uno qualsiasi di questi domini.

Per controllare il "botnet" un hacker non deve far altro che registrare un unico dominio per inviare istruzioni all'intero "botnet", complicando enormemente il compito degli investigatori e delle società di sicurezza informatica che cercano di intervenire e bloccare l'attivazione del sistema unificato. I ricercatori si aspettano che nel giro di qualche giorno o di qualche settimana, il "bot-pastore" che controlla i programmi invii istruzioni per costringere il "botnet" a eseguire un'attività illegale di qualche genere.

Varie società di sicurezza informatica dicono che il Conficker, anche se sembra essere stato creato da zero, ha qualche affinità con i precedenti lavori di una sospetta associazione a delinquere dell'Est Europa, che realizzò profitti inviando ai personal computer programmi noti come "scareware" - che apparentemente avvisano gli utenti che il loro computer è stato infettato - chiedendo il numero della carta di credito per pagare un finto antivirus che in realtà infetta ulteriormente il loro apparecchio.

Un indizio interessante lasciato dagli autori del "malware" è che la prima versione del programma verificava innanzitutto se il computer non avesse una tastiera ucraina. Se ce l'aveva, la macchina non veniva infettata: a dircelo è Phil Porras, investigatore Internazionale della Sri, che ha disassemblato il software per capirne il funzionamento.

Il worm ha rilanciato il dibattito, all'interno del settore, sulla possibilità di sradicare il programma prima che venga usato inviando al "botnet" istruzioni per avvisare l'utente che il suo apparecchio è stato infettato. "Sì, stiamo lavorando su questo progetto, e anche molti altri lo stanno facendo", dice un ricercatore specializzato in "botnet", che chiede di restare anonimo. "Sì, è illegale, ma anche Rosa Parks quando si sedette nella parte davanti dell'autobus stava facendo una cosa illegale".

L'idea di bloccare il programma sul nascere, prima che riesca a far danni, è contestata da molti nel settore della sicurezza informatica. È davvero una pessima idea", dice Michael Argast, analista della sicurezza alla Sophos, una società inglese del settore. "I principi etici in questo campo sono sempre gli stessi da vent'anni a questa parte, perché la realtà è che puoi causare tanti problemi quanti nei puoi risolvere".

John Markoff è un giornalista e scrittore statunitense specializzato in Informatica. Da anni è la prima firma del New York Times in questo settore. Insieme a Tsutomu Shimomura, contribuì all'arresto del famoso hacker Kevin Mitnick il 15 febbraio 1995.
Copyright New York Times/La Repubblica
(Traduzione di Fabio Galimberti)

domenica 25 gennaio 2009

I venticinque anni del Macintosh

Il grigiore di una giornata uggiosa me lo aveva quasi fatto dimenticare, sono passati già 25 anni, quanti ne passeranno ancora ?

"Auguri Mr. Macintosh
"




Questa è addirittura la prima pubblicità quella del lancio del Macintosh utilizzata per l'occasione il 22 gennaio 1984 nella finale del Superbowl.
Da allora, Mac o PC questo è il dilemma ...

Tecniche di guerra informatica nella striscia di Gaza

Cyber-warrior che si battono per il loro paese nella cyber-arena di Internet:
cose già viste, ma ulteriormente amplificate dalla crisi, che per l’ennesima volta vede fronteggiarsi palestinesi e israeliani nella striscia insanguinata di Gaza. Un gruppo di studenti israeliani ha realizzato un software scaricabile dal sito
Help Israel Win, con lo scopo di creare una rete virtuale di macchine con cui provocare un overload sui siti pro Hamas,
il gruppo fondamentalista palestinese in perenne conflitto con lo stato israeliano.


Cristina Rovetti
Le prime cyber-vittime sono stati i siti QudsNews, The Palestinian Information Center (PIC) e QudsVoice. Bojan Zdrnja, del SANS Institute ha analizzato il software, eseguendolo in un ambiente protetto e scoprendo che la sua installazione collega il PC a un certo numero di server IRC (Internet Relay Chat), tramite i quali i gestori di Help Israel Win possono poi effettuare qualsiasi operazione con il PC dell’utente.

E’ anche vero che il software viene fornito con un efficace uninstaller, sebbene non sia chiaro se l’installazione comporti l’inserimento di altri malware sulla macchina.
Un altro gruppo di hacker israeliani è penetrato nel sito Arabs48,
modificandone il testo e inserendovi un'immagine contenente la bandiera con la stella di David; il sito è molto conosciuto nel mondo arabo per le sue posizioni a favore del popolo palestinese.

In parallelo con queste azioni e con l’inizio dell’offensiva di terra da parte dell’esercito israeliano, si è rafforzata l’offensiva informatica degli hacker, che parteggiano per la causa palestinese.
Il sito di informazioni israeliano Ynetnews è stato bersagliato dal gruppo hacker JURM-TEAM, che ne ha modificato il contenuto. Un altro gruppo di attivisti pro palestinesi, TEAM-Evil, ha attaccato con successo numerosi siti web, che parteggiano apertamente per Israele, ridirigendone il traffico, mediante DNS poisoning, su siti di propaganda palestinese; quest’ultimo gruppo, non nuovo in simili azioni, è di origine marocchina ed è attivo dal 2004, sebbene solo nel 2006 sia balzato agli onori della cronaca per numerose attacchi contro target israeliani. Il sito web della israeliana Bank Discount è stato anch’esso violato con modifica dei contenuti, sebbene non si siano registrate ripercussioni sui conti correnti dei clienti.

La cyberwar non si combatte solo su domini riferiti al mondo arabo o israeliano; è il caso del sito inglese di Radio Basingstoke, i cui contenuti sono stati modificati con annunci propagandistici a supporto della causa dei popoli arabi in Palestina, Iraq e Afghanistan. Simili azioni non sono nuove, visto che già durante la contrapposizione tra la Russia e la Lituana del 2008, circa 300 siti web lituani erano stati violati da hacker filo-russi, che li avevano modificati utilizzando simboli comunisti tipici dell’ex impero sovietico.

sabato 24 gennaio 2009

Paura per 100 milioni di carte di credito

Potrebbe essere il più grande crimine informatico della storia



Emanuela Di Pasqua
La Heartland Payment Systems è una della tante aziende che gestisce le procedure di pagamento online, ma è nota per offrire i suoi servizi a prezzi molto bassi, il che non consente di affrontare costosi investimenti per tutelare la sicurezza dei clienti.
Ora si è diffusa la notizia, per il momento comparsa su alcuni blog e ripresa dal Washington Post, di quello che potrebbe essere il più grande cybercrimine mai compiuto nella storia e che riguarderebbe proprio questa società che già in passato aveva avuto precedenti di attività fraudolente.

UN MALWARE PERICOLOSO

I dati di circa 100 milioni di transazioni avvenute, che rappresenta il numero totale di operazioni gestito da HPS, potrebbero essere stati rubati grazie a un malware installato su una macchina all'interno della rete.

Secondo il presidente della Heartland Payment Systems, Robert Baldwin, è impossibile che siano state trafugate informazioni complete e dunque i ladri di carte di credito disporrebbero al momento solo dei numeri dei titolari o dei numeri di carta, ma non dei dati abbinati. Baldwin inoltre dichiara che non si sa da quanto tempo il pc fosse infetto né è possibile al momento ricostruire esattamente il numero di nomi, di carte e di date di scadenza e precisa che il 40 per cento delle transazioni di cui si occupa la propria azienda riguarda attività di ristorazione di piccola o media taglia di cui si rifiuta di fare alcun nome.

I SOLITI LIMITI DELL'E-COMMERCE- La preoccupazione comunque, all'insaputa della vera entità del danno, è molto forte. Le autorità statunitensi stanno indagando sull'accaduto ed è stato anche allestito un sito di assistenza, che al momento risulta irraggiungibile. Meglio i negozi brick-and-mortar (calce e mattoni) o meglio l'e-commerce, con la possibilità di fare acquisti a colpi di mouse, comodamente seduti davanti al pc? E' stato il dilemma ricorrente di questi ultimi anni, che hanno visto alternarsi previsioni rosee o funeste per l'e-commerce. Ma il grande dubbio rimane e l'ultimo episodio di cybercrimine sospetto spiega ancora una volta la resistenza spesso esistente nel mettere online il numero della propria carta di credito. Intanto gli analisti parlano già della più grande violazione della storia: i criminali sono arrivati fino ai sistemi di pagamento, centro nevralgico, e si sospetta che il malware fosse presente da tempo nell'infrastruttura.

venerdì 23 gennaio 2009

Cellulari, il numero si cambia in tre giorni


In media il 4% all'anno decide di cambiare, ma finora non ha avuto vita facile, tra tempi lunghi e tentativi volti a far cambiare idea: la number portability per gli utenti della rete mobile esiste dal 2003, ha riguardato finora oltre 19 milioni di carte Sim (su un totale di 94), con un tasso superiore alla media europea. Entro breve tempo, poi, la migrazione da un gestore all'altro dovrebbe essere facilitata, grazie a una recente delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).

Il provvedimento
Il provvedimento – il 78/08/CIR pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 299 del 23 dicembre, le cui principali disposizioni saranno applicate entro fine giugno, cioè 180 giorni dall'entrata in vigore, il 24 dicembre – contiene importanti novità a proposito della «portabilità del numero mobile», definizione con la quale si indica la facoltà di un utente di cellulare di cambiare gestore mantenendo il proprio numero (prefisso compreso).

In sintesi tre sono i punti di modifica: riduzione dei tempi necessari per la transizione, divieto per il vecchio gestore (il donating, quello che ha il contratto con il cliente e lo cede, mentre chi lo acquisisce è il recipient) di interrompere il processo di "migrazione" scartando o rifiutando la richiesta del cliente con motivazioni non espressamente previste dalla delibera stessa (con una revisione delle causali di rifiuto), maggiore capacità di evasione delle richieste.
«Questo intervento intende migliorare il sistema e ridurre gli eventuali intoppi – spiega Vincenzo Lobianco, a capo della Direzione reti e servizi di comunicazione elettronica dell'Agcom – e si è reso necessario anche alla luce dell'attuale quadro concorrenziale, dove di recente hanno fatto il loro ingresso gli operatori virtuali: a questi, che giocoforza si muovono in un mercato di sostituzione, deve infatti essere garantita la possibilità di partecipare a pieno titolo al processo competitivo». Ma ecco i dettagli.

Il funzionamento
La number portability prevede che qualora l'utente (di abbonamento o prepagata) accetti la proposta del gestore recipient sottoscrivendo l'apposito modulo di adesione, il nuovo operatore trasmetta la richiesta al donating. La richiesta sarà inserita in un sistema di trattazione della pratica e da questo momento in poi non dovranno – entro fine giugno – passare più di tre giorni lavorativi per il cut-over (il passaggio). «Prima della delibera 78/08 – spiega Lobianco – il termine andava dai cinque ai dieci giorni. Il problema principale, tuttavia, sta nel fatto che il donating, avuta notizia dell'intenzione di abbandono del proprio cliente, mette abitualmente in atto una strategia di retention basata su tecniche talvolta al limite dell'ingannevole. Ad esempio, i dati dell'utente sono trasmessi dal reparto tecnico a quello commerciale e questo comincia a bombardare il cliente con proposte e messaggi volti a trattenerlo». Risultato: la pratica della retention – che comunque non è vietata – è diventata un costume diffuso, finendo per rallentare le migrazioni, con una percentuale di rifiuti o scarti superiore al 50 per cento.

Più fluidità
La delibera dell'Agcom stabilisce invece che – una volta inserita nel sistema la richiesta del cliente – la prestazione di cut-over, cioè di trasferimento, non possa essere bloccata da motivazioni generiche, strumentali al tentativo di trattenerlo, ma debba essere prontamente evasa. «Analogamente – aggiunge Lobianco – sarà più agevole per il cliente che cambia nuovamente idea, passare a un altro operatore o tornare a quello precedente. La riduzione dei termini di realizzazione del passaggio risponde inoltre agli orientamenti del quadro regolatorio europeo, visto che il commissario Ue ai Media Viviane Reding si è espressa per l'abbassamento della tempistica a un solo giorno».

Un altro importante punto della delibera è l'azzeramento, fin da ora, dei costi che il recipient deve pagare al donating (circa 10 euro per ogni passaggio), un risparmio che ribilancia la situazione a favore degli ultimi arrivati sulla scena (i gestori virtuali) e che può anche riflettersi sulle tariffe praticate all'utente.

Infine la delibera modifica il meccanismo di evasione degli ordini: la capacità giornaliera minima (12mila la soglia per Tim e Vodafone, 9mila per H3G e Wind, 500 per i virtuali) dovrà essere incrementata automaticamente – senza necessità di una specifica delibera – in funzione delle richieste, ancora prima che si verifichino situazioni di congestione.

giovedì 22 gennaio 2009

Google: ricerche che inquinano

Interrogare il più famoso dei «search engine» contribuisce al surriscaldamento del Pianeta


Alessandra Carboni

Stare seduti al Pc dilettandosi a interpellare il più popolare dei motori di ricerca ogni qual volta abbiamo bisogno di un aiuto nella navigazione online fa male all'ambiente. Lo sostiene un ricercatore di fisica della Harvard University, Alex Wissner-Gross, e lo riferisce il giornale britannico Times in un lungo articolo in cui viene spiegato che ogni query lanciata tramite Google da un qualsiasi computer fisso genera 7 grammi di CO2. In questo senso, nota il quotidiano, due ricerche lanciate sul motore di ricerca richiedono lo stesso consumo di energia che serve per riscaldare una tazza di the.

I DATI – Secondo quanto spiegato da Wissner-Gross nella ricerca da lui condotta sul tema, l'utilizzo del search engine di Mountain View contribuisce in modo significativo al surriscaldamento globale. In particolare, secondo i calcoli dello scienziato, la navigazione su una singola pagina web produce 0,02 grammi di anidride carbonica al secondo, e la quantità aumenta a 0,2 grammi qualora la pagina incorpori contenuti multimediali.

COMMENTI - Sul suo Rough Type, Nicholas Carr – autore di The Big Switch, Rewiring the World – esprime alcune perplessità sulla notizia, facendo notare per esempio che l'autore dello studio è anche un imprenditore (proprietario di una start-up che vende un servizio per la misurazione della quantità di energia elettrica consumata dai siti web e offre soluzioni «green oriented») e che quindi il suo interesse per la questione potrebbe essere anche commerciale, oltre che accademico. E mentre il Times sottolinea che Google rifiuta da sempre di fornire i dati sul proprio consumo elettrico e sulle emissioni generate dai suoi data center, è sempre Carr a mettere in luce che Wissner-Gross non ha reso pubblici i calcoli che gli hanno permesso di giungere alle conclusioni illustrate dal quotidiano inglese, pur riconoscendo che il fisico ha di fatto ragione nel dire che effettuare una ricerca su Google ha un determinato impatto sull'ambiente. Non fosse altro che i data center sono tra le strutture cui è imputabile il maggior consumo energetico.

LA REAZIONE - Dal canto suo la grande G ha replicato sulle pagine del blog ufficiale per mano di Urs Hölzle, Senior Vice President del reparto Operations, dichiarando che quella dell'impatto ambientale dell'IT è una questione che le sta molto a cuore. Hölzle scrive infatti che i data center di Google sono tra i più efficienti al mondo in termini di consumi, il che «significa che l'elettricità utilizzata per ciascuna ricerca è minima». Quindi sostiene che i 7 grammi di CO2 menzionati dal fisico britannico sono decisamente superiori al dato reale, spiegando che l'efficienza e l'estrema velocità di Google fanno sì che la risposta dei server a una query non richieda più energia di quella che il nostro organismo brucia in 10 secondi, il che si traduce in 0,0003 KWh per ricerca e un'emissione di CO2 pari a 0,2 grammi.

Musica online, vincono i "pirati" Le major del disco: basta processi



CANNES - "Basta fare guerra a chi scarica la musica su Internet. Mandarli in galera non ci farà guadagnare un solo dollaro in più. L'industria deve dare ai consumatori quello che vogliono, in maniera legittima, assicurandosi che gli artisti, i compositori e le case discografiche siano pagate". Chi alza bandiera bianca di fronte alla "pirateria informatica" è Feagarl Sharkey, responsabile di Uk Music, l'associazione che mette insieme discografici, artisti e produttori del più florido mercato musicale europeo, quello inglese. "La lotta al downloading non ha prodotto risultati rilevanti. C'è bisogno di un nuovo approccio al problema del file sharing, e c'è il consenso di tutti a lavorare con i fornitori di accesso per consentire una nuova politica" dice John Kennedy, presidente dell'Ifpi, la Federazione Internazionale dell'Industria Fonografica, presentando, in occasione del Midem di Cannes, il "Digital Music Report 2009", dove c'è scritto a chiare lettere che il 95% della musica on line viene scaricata dai siti illegali.

Per le major del disco è un cambiamento di rotta radicale, sottolineato da tre grandi novità: alla fine di dicembre, l'associazione dei discografici americani, la Riaa, aveva annunciato di rinunciare alla strategia che li aveva portati a fare causa a circa 35.000 "pirati" che avevano scaricato illegalmente musica da Internet, non intraprendendo più alcuna azione legale; a gennaio la discografia ha annunciato di aver chiuso l'accordo con la Apple per togliere le limitazioni alle copie alle canzoni scaricate legalmente da iTunes; e a Cannes Tero Ojampero della Nokia ha annunciato che la sua azienda lancerà nei prossimi mesi su tutto il territorio europeo il suo nuovo servizio "Comes with music", che consente con un unico pagamento di scaricare per un anno sul cellulare canzoni senza limiti.
Insomma, a Cannes, dopo dieci anni di inutili battaglie legali, dopo aver fatto chiudere decine di siti di file sharing illegale e combattuto una infruttuosa guerra ai "pirati", l'industria discografica ha ufficialmente annunciato la fine di un'era e l'inizio di una strategia nuova. Visto che il file sharing non può essere combattuto, visto che la musica gratis è una realtà incontrovertibile, "meglio adattarci a questa realtà", dice ancora Sharkey, "Il 2009 sarà l'anno in cui l'industria della musica smetterà di preoccuparsi e imparerà ad amare la bomba. Il file sharing on line va trasformato in un opportunità, in una fonte di ricavi".
E' una rivoluzione sostenuta quasi da tutti i partecipanti al Midem, la grande fiera della musica che ogni anno vede radunarsi musicisti, discografici, produttori di tutto il mondo, da Peter Jenner, ex manager dei Pink Floyd, di Marc Bolan e dei Clash ("E' del tutto inutile fare causa a gente che non ha soldi"), a Mark Kelly, musicista dei Marillion ("L'idea di portare in tribunale chi ama la nostra musica mi è sempre sembrata sbagliata. E' non ha prodotto alcun risultato"), fino a Eric Nicoli, fino a qualche mese fa amministratore delegato della Emi ("Chiaramente abbiamo fatto degli errori, siamo stati tecnofobici, non abbiamo saputo cogliere le opportunità. Autorizzare Napster dieci anni fa non era la soluzione, ma fargli causa non ha prodotto alcun risultato").
"Cercare di fermare il file sharing è stata una sostanziale sconfitta", ha sostenuto Gerd Leonhard, uno dei massimi esperti del settore "Invece di mettere in galera i ragazzi bisogna cercare accordi con le compagnie telefoniche, che dal file sharing guadagnano moltissimo. Cerchiamo accordi con loro per compensare un consumo di musica che è cresciuto esponenzialmente". Ed è questa la linea che l'industria discografica vuole imporre, cercando di far entrare nella partita anche i governi: "I governi stanno cominciando ad accettare l'idea che non fare nulla non è un'opzione", dice ancora John Kennedy. E una risposta al Midem è già arrivata, anche se da un paese piccolissimo come l'Isola di Man, che ha creato una licenza per i fornitori di accesso a Internet che consente agli utenti di pagare una quota fissa mensile (che poi viene girata all'industria musicale) e scaricare tutto quello che si vuole.

I numeri? Li fa Gerd Leonhard: "Se potessimo avere una licenza in grado di far pagare a chi si connette a Internet un solo euro al mese per poter scaricare liberamente la musica, l'industria potrebbe guadagnare 500 milioni di euro al mese, circa 26 miliardi di euro l'anno". Il modello è quello che dai primi anni del '900 è in vigore per le radio, che consentono di ascoltare musica gratis, ma che pagano una licenza per poterlo fare. "Alla fine di tutto quello che conta è la musica", tiene a sottolineare Feargal Sharkey, "e dobbiamo tornare a pensare alla musica prima di tutto".

mercoledì 21 gennaio 2009

Conflicker ha infettato 3 milioni di Pc

Allarme per il primo «worm» dell'anno. Il consiglio è quello di installare la patch ufficiale di Microsoft


Marina Rossi

È conosciuto come Downadup Conflicker ed è solo l’ultima minaccia informatica che ha preso di mira milioni di computer in tutto il mondo. Vittime di questo software maligno sono tutte le versioni di Windows da 2000 a Vista. A fare il punto sulla situazione è stata Bbc che pochi giorni fa ha annunciato il superamento di 3 milioni di macchine infettate, eppure il numero sembra tutt’altro che stabilizzato. Per contrastare l’infezione elettronica, gli utenti sono invitati a installare sui propri Pc Windows la patch (letteralmente una «pezza») rilasciata da Microsoft già ad ottobre, scaricabile dal sito ufficiale.

LE TAPPE DELLA DIFFUSIONE – Conflicker è un worm, cioè un tipo di software dannoso per i sistemi informatici che ha il compito di creare un buco di sicurezza all’interno di un computer, favorendo così il download di virus e altri file, intasando le reti locali e danneggiando le singole macchine. Il worm Conflicker ha iniziato a diffondersi tra ottobre e novembre 2008, infettando immediatamente un migliaio di Pc con sistema operativo Windows, come si legge sul sito di Symantec. Da ottobre a inizio gennaio la corsa si fa sempre più serrata, nonostante la patch rilasciata tempestivamente. Il 13 gennaio un rapporto dettagliato di F-Secure, azienda specializzata nell’individuazione delle minacce informatiche, traccia quasi 3 milioni di computer infettati da Conflicker, di cui oltre 13 mila in Italia, sesto Paese nella classifica dei più colpiti dal worm. A soli quattro giorni di distanza, F-Secure è stata costretta ad alzare l’allerta, annunciando che il numero dei computer colpiti ha raggiunto globalmente 8,9 milioni.

COME FUNZIONA IL WORM – Se un Pc dotato di sistema operativo Windows vulnerabile si collega a un sito oppure utilizza periferiche come chiavi Usb già infette, il worm viene scaricato automaticamente sulla macchina ed entra immediatamente in attività, ricercando all’interno dei file di sistema il file eseguibile «services.exe» sostituendo parte del codice e copiandosi all’interno della cartella Windows (come file .dll). Successivamente, il worm modifica il registro di sistema, un archivio tipico dei sistemi operativi Microsoft in cui vengono racchiuse le impostazioni fondamentali per l’avvio delle applicazioni. In questo modo, il file .dll viene reso eseguibile e inizia a scaricare file direttamente da un sito hacker, reso difficile da rintracciare.

Blog Addiction: una patologia insidiosa che colpisce molti internauti


ETAss - Formazione e Consulenza

Un blogger è una persona che sente il bisogno di comunicare pubblicamente, di dire qualcosa "postandolo", ovvero lasciando per iscritto i suoi pensieri su una bacheca, chiamata blog.
Il "blogger tipo" risulta essere in genere una persona precisa nelle sue attività e nella maggior parte dei casi preferisce svolgerle da solo. Chi apre un blog lo fa sopratutto per poter trovare uno spazio per condividere i propri interessi con gli altri.

Analizziamo alcuni dati emersi dalla ricerca condotta dal professor Lavenia, docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni e Psicologia Clinica presso l'università degli studi di Chieti, e dal centro Studi e ricerche Nostos, su un campione di 500 soggetti.

Dall'analisi preliminare emergono i seguenti dati: il blogger tipo non sembra essere una personalità narcististica, poiché solo il 5% ha un tasso di narcisismo elevato.

Il "blogger tipo" fa uso di alcool solo in occasioni speciali o nel fine settimana, non fa uso di droghe e se lo fa sono di tipo leggero.

Il 4% risulta dipendente, ovvero lontano dal computer diventa di umore irritabile (92%); ha abitudini alimentari non regolari (ad esempio, salta frequentemente la cena); il ritmo sonno-veglia sono alterati (dorme in media 4 ore per notte).

I soggetti dipendenti comunicano tra loro quasi esclusivamente via blog, instaurando "solide relazioni virtuali".

Dai dati della ricerca risulta che il 58% dei blogger sono donne e che il 78% si colloca nella fascia d'età tra i 18 e i 28 anni. Il 19% invece si colloca nella fascia tra i 29 e i 39 anni. Le altre fasce d'età occupano in tutto il 3%.

La maggior parte dei blogger lo aggiorna frequentemente: ogni giorno (32%) oppure più di 3 volte la settimana (38%).

Il 63% degli intervistati lavora sul blog per un tempo variabile tra le 2 e le 4 ore.

Il 48% dei blogger utilizza questa modalità di espressione per condividere esperienze ed emozioni e per dire "ci sono anch'io" (38%).

Tra le motivazioni psicologiche, molti intervistati aprono un blog per superare l'insicurezza caratteriale (38%) oppure per superare la solitudine (45%).

Si scrive in modo impulsivo (83%) partendo da opinioni e pensieri personali (30%) oppure da notizie reperite da fonti (35%).

Non sembra che i post degli altri influenzino i pensieri del blogger (solo nel 31% dei casi), mentre un commento positivo può influenzare la giornata (57%), così come uno negativo (60%).

Il blogger che si ritrova solo anche nel mondo virtuale prova emozioni negative quali rabbia e fastidio.

Giuseppe Lavenia Psicologo

martedì 20 gennaio 2009

Classifica malware - Dicembre 2008


In base al resoconto dell’operato di Kaspersky Security Network (KSN), per quanto riguarda il mese di dicembre 2008 abbiamo stilato le due seguenti classifiche.

Ricordiamo che la prima tabella della classifica viene formata in base ai dati raccolti durante il funzionamento dei nostri prodotti anti-virus, versione 2009. In questa tabella sono indicati quei malware, adware e programmi potenzialmente pericolosi che sono stati rilevati sui computer degli utenti.

Posizione Rispetto al mese scorso Programma malware
1 0 Virus.Win32.Sality.aa
2 0 Packed.Win32.Krap.b
3 2 Trojan-Downloader.Win32.VB.eql
4 0 Worm.Win32.AutoRun.dui
5 New Trojan.HTML.Agent.ai
6 -3 Trojan-Downloader.WMA.GetCodec.c
7 10 Virus.Win32.Alman.b
8 12 Trojan.Win32.AutoIt.ci
9 -2 Packed.Win32.Black.a
10 New Worm.Win32.AutoIt.ar
11 3 Worm.Win32.Mabezat.b
12 3 Worm.Win32.AutoRun.eee
13 New Trojan-Downloader.JS.Agent.czm
14 Return Trojan.Win32.Obfuscated.gen
15 1 Email-Worm.Win32.Brontok.q
16 -3 Virus.Win32.VB.bu
17 -6 Trojan.Win32.Agent.abt
18 -8 Trojan-Downloader.JS.IstBar.cx
19 -1 Worm.VBS.Autorun.r
20 New Trojan-Downloader.WMA.GetCodec.r

I leader del mese di novembre, Virus.Win32.Sality.aa e Packed.Win32.Krap.b, mantengono saldamente le loro posizioni. La composizione principale della classifica è rimasta sostanzialmente invariata. Tuttavia, vorremmo mettere in evidenza qualche aspetto interessante.

A dicembre, i novellini dello scorso mese i worm Mabezat.b e AutoRun.eee sono saliti di 3 posizioni: ciò testimonia l’efficacia della diffusione tramite i dispositivi portatili ed anche con metodi classici, tramite un accesso comune alle risorse di rete. Nel caso di Mabezat.b avviene anche il contagio del file. Uno schema simile lo abbiamo osservato sull’esempio del virus Sality.aa, quando metodi analoghi di diffusione lo hanno reso un leader della classifica. Adesso, grazie agli stessi metodi, migliora invece il suo punteggio Mabezat.b.

Virus.Win32.Alman.b ha fatto un balzo interessante, crescendo improvvisamente di 10 punti. Una delle funzioni di questo programma malware è il furto delle password dai vari siti di giochi online. Tenendo conto che il picco dell’ attività dei giocatori si verifica durante i mesi invernali, è facile quindi spiegare una tale ascesa. Sarà interessante esaminare che cosa succederà in seguito.

Ancora due novità, Trojan.HTML.Agent.ai e Trojan-Downloader.JS.Agent.czm sono semplici script loader, ma non presentano un particolare interesse.

Ultimamente viene rilevata un'alta percentuale di malware scritto con l’aiuto del linguaggio di script AutoIt, semplice da apprendere e, di conseguenza, da utilizzare per scrivere programmi maligni. A confermare questa osservazione, una brusca crescita del Trojan.Win32.AutoIt.ci e la comparsa, fra i debuttanti della classifica, di Worm.Win32.AutoIt.ar il quale, come i sopra citati worm Mabezat.b e AutoRun.eee, si è diffuso tramite i dispositivi portatili.

Conviene segnalare, a parte la presenza tra i primi venti classificati di ben due rappresentanti della famiglia dei Trojan-Downloader.WMA.GetCodec. Uno di loro è comparso nella Top 20 del mese scorso e subito si è trovato al terzo posto, ma ha ceduto la sua posizione in dicembre. Il secondo rappresentante - Trojan-Downloader.WMA.GetCodec.r – è un ritrovato piuttosto interessante. Durante l'esecuzione dei file multimediali infetti viene scaricato, come da tradizione, un file eseguibile mascherato da codec, il P2P-Worm.Win32.Nugg.w. Durante l’avviamento esso carica dalla rete alcuni archivi. In questi sono contenuti i file multimediali eseguibili. Come si rileva successivamente, i file eseguibili sono diverse versioni del worm P2P-Worm.Win32.Nugg e file multimediali già infetti con alcune versioni del Trojan-Downloader.WMA.Getcodec. Il worm sostituisce i nomi di questi file con il «keygen RELOADED.zip», «(hot remix).mp3» e altri nominativi che attirano l’attenzione, ed apre loro l’accesso alla popolare rete peer-to-peer Gnutella, dove gli utenti, ignari, scaricano i file infetti e trasmettono questi malware ad altri. La conclusione è la seguente: d’ora in poi anche gli usuali file multimediali vanno guardati con sospetto, e ricordiamo che non bisogna fidarsi di nessuna proposta di tipo «scaricare il codec».

Tutti i malware, l'adware e i programmi potenzialmente pericolosi rappresentati nella prima classifica si possono raggruppare secondo le principali classi delle minacce da noi rivelate. In confronto al mese precedente, le loro quote sono variate in maniera irrilevante. I programmi auto-propaganti mantengono il loro risultato raggiunto pari al 45%, che conferma i timori riguardanti la crescita della loro popolarità. La quota dei programmi auto-propaganti e trojware sono messi alla pari, e questo riflette la situazione reale.

In totale, a dicembre, sui computer degli utenti sono stati registrati 38.190 tra diversi malware, adware e programmi potenzialmente pericolosi. In questo modo si può notare una certa diminuzione del numero delle minacce «in-the-wild»: a dicembre essi sono diminuiti di 7.500 unità rispetto a quello che è stato registrato a novembre (45.690).

La seconda tabella della classifica riporta i dati relativi ai programmi malware dai quali più spesso vengono contagiati gli oggetti dei computer degli utenti. Principalmente si tratta di malware capaci di infettare i file.


Posizione Rispetto al mese scorso Programma malware
1 1 Virus.Win32.Sality.aa
2 -1 Worm.Win32.Mabezat.b
3 1 Virus.Win32.Xorer.du
4 New Trojan-Downloader.HTML.Agent.ml
5 -2 Net-Worm.Win32.Nimda
6 1 Virus.Win32.Alman.b
7 -2 Virus.Win32.Parite.b
8 -2 Virus.Win32.Virut.n
9 -1 Virus.Win32.Sality.z
10 1 Virus.Win32.Virut.q
11 1 Virus.Win32.Parite.a
12 -2 Email-Worm.Win32.Runouce.b
13 1 Worm.Win32.Otwycal.g
14 2 P2P-Worm.Win32.Bacteraloh.h
15 3 Trojan.Win32.Obfuscated.gen
16 New Worm.Win32.Fujack.cf
17 0 Worm.VBS.Headtail.a
18 -3 Virus.Win32.Hidrag.a
19 -6 Worm.Win32.Fujack.k
20 -11 Virus.Win32.Small.l

La seconda Top 20 è, come sempre, piuttosto stabile.

Una delle novità è il downloader Agent.ml. Esso contiene una piccola quantità di codice - il maligno blocco iframe che viene scritto alla fine della pagina web. In tal modo, durante il caricamento della pagina principale, viene caricata anche quella indicata in questo iframe. In questo caso essa contiene un JavaScript maligno. Non è stato purtroppo possibile identificare il suo programma funzionale.

Un altro debuttante della seconda classifica di dicembre è diventato il worm Fujack.cf – la versione più tardiva rispetto a Fujack.bd, comparsa ad ottobre in 19esima posizione e già scomparsa a novembre.