Guai per Google: dopo lo scoppio dello scandalo sulla privacy, un cittadino californiano ha citato l’azienda. L’azione legale potrebbe diventare collettiva
Una posizione scomoda per Mountain View, denunciata dal cittadino californiano Napoleon Patacsil
per avere violato le leggi sulla privacy dello Stato. L’uomo si è
rivolto alla corte federale di San Francisco chiedendo ai giudici di
garantire la possibilità di avviare una class action contro BigG.
Cosa è successo, in breve
Nonostante sulle pagine di assistenza di Google ci fosse
scritto che gli utenti sono in grado di disattivare la cronologia delle
posizioni impedendo così che i propri spostamenti venissero tracciati, è
stato ricostruito che questo non è del tutto vero.
Alcune app, i
browser e le attività continuano a memorizzare gli spostamenti, cosa in
realtà esplicitata da BigG nelle pieghe remote delle proprie pagine web dedicate a spiegazioni e assistenza.
Venerdì 17 agosto, Google ha prontamente cambiato le pagine di
supporto, rendendo più visibile il fatto che alcuni servizi possono
continuare a tracciare gli utenti e, lo stesso giorno, Patacsil si è
rivolto alle autorità giuridiche californiane, mostrando che nonostante
avesse disattivato la cronologia, il suo dispositivo aveva registrato il
suo viaggio a Manhattan.
Per l’uomo, Google ha lo scopo principale di
seguire i propri utenti, contravvenendo così il codice penale che
proibisce il tracciamento elettronico per determinare gli spostamenti di una persona.
La
querela presenta però degli spunti interessanti, certamente tirati un
po’ per i capelli ma che, se considerati dalla corte, possono assumere
un risvolto storico.
Patacsil sostiene infatti che, con questo
atteggiamento, Google ha violato quella che definisce essere una “ragionevole aspettativa alla privacy” e, inoltre, ha abusato della fiducia degli utenti, facendo un’incursione indesiderata nel loro diritto alla solitudine e all’isolamento. Concetti etici e filosofici che vuole estendere a chiunque volesse aderire alla class action.
Google ha cambiato le proprie policy per rispondere ai feedback degli utenti e, contattata dalla redazione del sito Gizmodo, non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni.
La questione giuridico-legale
Se i dubbi sollevati da Patacsil sono etici, quelli su cui il
tribunale dovrà statuire per primi lo sono molto meno: occorre infatti stabilire
se riportare informazioni in documenti separati su pagine web diverse
soddisfi l’obbligo legale di Google di ottenere un consenso informato da
parte degli utenti.
Nel momento in cui la corte dovesse decidere che
gli utenti non hanno potuto accedere facilmente alle informazioni
necessarie, la causa potrebbe estendersi a tutti gli Stati Uniti,
valicando così i confini californiani.
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