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venerdì 17 maggio 2024

Scoperta una falla nei filtri antivirus e antispam aziendali e didattici

Un gruppo di ricercatori accademici ha scoperto una falla di sicurezza nei filtri antivirus e antispam utilizzati in ambito aziendale e didattico che consente di eludere i meccanismi di scansione e di modifica automatica dei link presenti nei messaggi di posta elettronica.
La falla è causata dal fatto che alcuni sistemi di filtraggio delle email ignorano tutto ciò che segue la stringa BEGIN PGP MESSAGE, utilizzata per segnalare l'inizio di un messaggio cifrato o firmato utilizzando PGP (Pretty Good Privacy).
Questo comportamento può essere sfruttato per bypassare i filtri di sicurezza, consentendo agli URL presenti in un messaggio di essere sottratti a qualsiasi sistema di scansione interno o esterno all'azienda.
La scoperta mette in luce una potenziale vulnerabilità nella sicurezza delle email e sottolinea l'importanza di effettuare verifiche approfondite e di segnalare eventuali comportamenti anomali agli sviluppatori delle soluzioni di sicurezza utilizzate.

lunedì 30 maggio 2022

Siamo sommersi dallo spam sulle criptovalute

Da quando le criptovalute non sono più qualcosa di misterioso o accessibile esclusivamente da una ristretta cerchia di investitori, le discussioni e i confronti in merito a questi asset si sono accesi anche sulle bacheche dei social network, coinvolgendo addetti ai lavori e curiosi. E questo è un bene, ma laddove c’è interesse, come recita una legge non scritta, ben presto fanno la loro comparsa spam e bot.

sabato 5 marzo 2022

Campagne di spam e truffe che sfruttano la guerra in Ucraina

La denuncia arriva da Bitdefender Labs: ondata di email dannose e fraudolente che sfruttano il conflitto militare in Ucraina per installare sui computer degli utenti i famigerati Rat (Remote Access Trojan) Agent Tesla e Remcos. A ciò si affianca l’intensificarsi delle truffe legate alla beneficenza con le quali i criminali informatici si spacciano per il governo ucraino, l'agenzia umanitaria internazionale Act for Peace, l'Unicef o altri progetti di raccolta fondi come l'Ukraine Crisis Relief Fund per inviare richieste di assistenza economica truffaldine.

venerdì 11 febbraio 2022

Spam e phishing: ecco gli argomenti più ingannevoli del 2021

Kaspersky ha pubblicato il rapporto annuale su spam e phishing
e, durante il 2021, i cybercriminali coinvolti nella creazione e distribuzione di mail fraudolente, hanno cercato di attirare gli utenti utilizzando argomenti incentrati su investimenti lucrativi, streaming online di film o di prime TV globali e temi relativi a restrizioni, requisiti e benefici della pandemia in corso.

Leggi l'articolo completo

giovedì 28 maggio 2020

Millennial, la generazione zero tech: il 70% non sa cos’è lo spam

I millennial sempre connessi, abituati a informarsi online, attivi sui social (perfino su TikTok) – hanno parecchie lacune quando si parla di tecnologia e sicurezza in ambito digitale. 
Per fare un esempio, 7 su dieci non sanno cos’è lo spam e, dunque, si presume non sappiamo neppure scovare una mail di lavoro finita proprio in quella cartella.

sabato 19 gennaio 2019

Allarme telefonate spam in Italia, siamo terzi in Europa e undicesimi nel mondo

Italia, patria di santi, poeti, navigatori.
E scocciatori telefonici seriali.
A sancirlo
è l’ultimo report sulle telefonate spam effettuato da Treucaller, nota app che consente di conoscere la provenienza e la natura delle chiamate ed eventualmente creare anche black list per bloccarle.

L’azienda ha analizzato per il suo report i dati di 2,4 milioni di utenti italiani dal 1 gennaio al 30 novembre 2018, rilevando una situazione davvero incredibile, che ci posiziona al terzo posto in Europa e all’undicesimo nel mondo per chiamate ricevute, pari ogni mese a circa 3,8 milioni, in pratica 10,8 al mese per ciascun utente.
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lunedì 6 agosto 2018

Sicurezza informatica, lo spam è ancora il pericolo maggiore

Dopo oltre quarant'anni lo spam continua a essere lo strumento più utilizzato dagli hacker per inviare virus e malware.
Cosa fare per difendersi?
Gli hacker le hanno provate tutte per trovare la strategia migliore per infettare i computer degli utenti: dai messaggi pubblicitari ingannevoli che promettono smartphone in regalo (adware), passando per il social engineering (studiare il comportamento individuale di una persona al fine di carpire informazioni utili), fino ad arrivare ai messaggi inviati sui social network. Ma alla fine la strategia migliore resta sempre l’e-mail spam.
Tutti almeno una volta nella vita hanno ricevuto un’e-mail spam inviata da un hacker o da un truffatore. Il testo dei messaggi è sempre più o meno simile: ci vengono offerti dei prodotti tecnologici a prezzi scontati, oppure è la nostra banca che ci avvisa che la password è scaduta e bisogna aggiornarla.
Negli anni gli antivirus sono diventati sempre più sofisticati e sono in grado di riconoscere il pericolo presente all’interno di alcune e-mail spam che riceviamo, ma anche gli hacker hanno affinato le loro tecniche per superare i limiti imposti dai software di sicurezza.
Secondo un’indagine di F-Secure, società specializzata in sicurezza informatica, nel primo semestre 2018 la percentuale di e-mail spam è aumentata notevolmente, così come è cresciuta la percentuale di utenti che abbocca alle trappole degli hacker.
Nonostante le campagne di prevenzione delle aziende, sono tantissimi gli utenti (soprattutto lavoratori) che ancora non sono in grado di riconoscere un messaggio spam e che installano sul proprio PC i virus presenti nell’e-mail.

Spam, il pericolo maggiore da 40 anni

Lo spam non è stato creato dagli hacker in tempi recenti, ma è presente nel mondo dell’informatica da 40 anni. La prima e-mail spam fu inviata nel 1978 sulla rete Arpanet (progenitrice di Internet) e colpì oltre 400 utenti. In quattro decadi lo spam si è evoluto ed è diventata l’arma più utilizzata dagli hacker per inviare virus e malware.
Secondo i dati di una ricerca di F-Secure, nel primo semestre 2018 le e-mail spam sono state aperte dal 14,2% degli utenti, un dato in aumento rispetto al secondo semestre 2017. Il successo dello spam è dovuto all’abilità degli hacker nel migliorare i messaggi inviati agli utenti: gli errori grammaticali non sono più presenti e vengono utilizzati indirizzi e-mail di persone amiche all’obiettivo che si vuole colpire.
In questo modo, per un utente medio è molto più complicato capire la natura di un’e-mail e ben presto diventano vittime dello spam. In pochi minuti ci si ritrova il computer infettato dai virus, con l’hacker pronto a rubare tutti i nostri dati personali.
Ultimamente nelle e-mail spam vengono nascosti i ransomware, i virus del riscatto che bloccano l’accesso al computer e chiedono una somma in denaro all’utente per poter tornare a utilizzare il dispositivo.

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lunedì 12 marzo 2018

Come difendersi dalle telefonate spam

L’Italia è la seconda nazione europea col maggior numero di telefonate moleste.

Con l’8,8 % di chiamate spam tra quelle ricevute da ogni utente, il nostro Paese si posiziona dietro al Regno Unito.
Il tutto in una classifica globale dominata da India e Stati Uniti e che vede l’Italia alla 13esima posizione. A stilare la graduatoria è Truecaller, un’applicazione per gestire le chiamate in entrata.

Infatti, la ricerca è basata sui dati estrapolati da coloro che utilizzano il software.

Pubblicata nel 2017, la classifica riporta anche alcune informazioni sul mittente delle telefonate.

In particolare, in Italia, il 24% delle chiamate sono effettuate da operatori telefonici, contro il 2% degli Stati Uniti. Il 53% invece, proviene da agenzie di telemarketing, mentre il 23% è ripartito tra chiamate per servizi finanziari, assicurazioni e truffe di vario genere.

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lunedì 24 maggio 2010

Lo spam nel primo trimestre del 2010

Lo spam nel primo trimestre del 2010
Principali considerazioni riassuntive:
  • Nel primo trimestre del 2010 la quota di spam nel traffico di posta elettronica ha avuto un valore medio dell' 85,2%.
  • Sono stati riscontrati link a siti di phishing nello 0,57% del volume complessivo di messaggi di posta elettronica.
  • Sono stati rilevati file grafici, in qualità di allegato, nell' 11,7% dei messaggi e-mail di spam.
  • Le prime tre posizioni della nostra speciale classifica dedicata alla geografia delle fonti di spam sono andate ad appannaggio rispettivamente di Stati Uniti, India e Russia.
  • Gli spammer stanno trasferendo i domini da essi utilizzati dalla zona .cn alla zona .ru.
Nel primo trimestre del 2010 la quota di spam nel traffico di posta elettronica ha avuto un valore medio dell' 85,2%. Tale cifra coincide esattamente con l'indice annuale medio rilevato per il 2009.
Nel corso della prima metà del mese di marzo è stata osservata una significativa diminuzione del numero dei messaggi di spam presenti nel traffico e-mail.
E' possibile che ciò sia in gran parte dipeso dalla chiusura, avvenuta verso la fine di febbraio, di ben 277 domini associati alla botnet Waledac, rete zombie preposta all'invio di spam.
In ogni caso, Waledac non rappresentava di certo uno dei maggiori protagonisti del mercato dello spam; è per tale motivo che in questa circostanza non è stata in fondo riscontrata una diminuzione del numero dei messaggi di spam così significativa come era invece avvenuto ai tempi della chiusura di McColo, nel novembre 2008.
In generale, la quota dello spam presente nel traffico di posta elettronica rimane, così come in precedenza, entro i limiti dell' 84 — 87%.
Avevamo a suo tempo riferito come il mercato dello spam andasse sempre più organizzandosi, sino ad assumere proporzioni di assoluto rilievo.
Possiamo ora affermare, a ragion veduta, che gli indici relativi alla quantità di messaggi spam presenti nel traffico e-mail siano in questo periodo in netta fase di stabilizzazione.
Nel primo trimestre del 2010, si è mantenuta costante la tendenza, già ampiamente manifestatasi lo scorso anno, verso un progressivo rallentamento del tasso di crescita dei flussi di spam presenti nell'ambito della posta elettronica.

source Kaspersky Lab

domenica 1 novembre 2009

Risarcimento milionario a Facebook

Sanford Wallace condannato al pagamento di 711 milioni di dollari per aver inserito dei post nei profili degli utenti


Settecentoundici milioni di dollari e passa.
Tanto il social network Facebook riceverà da Sanford (detto "Spamford") Wallace, conosciuto come il re del marketing online.
Lo ha stabilito un tribunale californiano, condannando il 41enne per spamming illegale. Wallace è stato anche deferito al procuratore generale Usa per oltraggio alla corte, reato per cui rischia pene detentive.


RISCHIA IL CARCERE
Facebook aveva denunciato Wallace a febbraio.
L'accusa: essere entrato negli account degli utenti senza permesso e aver inserito messaggi e post nelle loro bacheche, insieme a due complici.
Mesi fa il giudice Jeremy Fogel lo ha riconosciuto colpevole di aver violato il Can-Spam Act, legge firmata da George W. Bush nel 2003, e gli ha ordinato di non entrare in Facebook.
Ma lui, dopo aver dichiarato bancarotta, avrebbe continuato i suoi traffici.
«Anche se non ci aspettiamo di ricevere buona parte del risarcimento, speriamo che questo agisca da deterrente in futuro.
Questa è un’altra importante vittoria nella nostra battaglia contro lo spam» scrive il consulente legale Sam O'Rourke, sul blog del social network.

IL CASO MYSPACE
Wallace è un esperto di messaggi-spazzatura e ha dei precedenti. Nella sua carriera di spammer usava i nickname "Spam King" e "Spamford", e tramite le sue aziende - già negli anni Novanta - avrebbe inviato in media 30 milioni di messaggi pubblicitari spazzatura al giorno.
Nel 2006 gli è stata comminata un’ammenda da 4 milioni per aver diffuso programmi che infettavano i computer, con sistemi spia (spyware) o che scatenavano il proliferare di aperture automatiche di finestre (pop-up).
A maggio 2008 è stato condannato da un tribunale di Los Angeles, insieme al suo socio Walter Rines, a risarcire 234 milioni di dollari a MySpace.com per aver inviato quasi 800mila proposte commerciali indesiderate agli utenti.
Pochi mesi dopo, a novembre, è toccato a Facebook vincere un'altra causa contro uno spammer, Adam Guerbuez, titolare della Atlantis Blue Capital, ottenendo il risarcimento record di 873 milioni di dollari. Guerbuez aveva bombardato gli account degli utenti con messaggi pubblicitari dai contenuti sessuali espliciti.

CORRIERE DELLA SERA.it

sabato 31 ottobre 2009

I principali crimini informatici: Spam, spyware, phishing e malware

Come attacca lo spam


 Lo spam è posta elettronica indesiderata. I criminali informatici inviano messaggi indesiderati, spesso pubblicità non richieste, a un elevato numero di destinatari. Secondo l'ultimo report di Symantec, attualmente lo spam incide per circa il 90% di tutti i messaggi di e-mail e rappresenta un grave problema per la sicurezza. Lo spam può contenere una varietà di attacchi che in genere determinano il furto di informazioni personali e gravi perdite finanziarie.

Come si riconosce lo spam?
  • Il messaggio non include il tuo indirizzo di e-mail nei campi A: o CC:
  • Il messaggio contiene linguaggio offensivo o collegamenti a siti Web con contenuti non appropriati
  • Il messaggio proviene da un mittente estraneo o sconosciuto
  • Il messaggio contiene contenuti che chiedono di rispondere o fare clic su un collegamento per accedere a un sito Web che chiede le tue informazioni personali
  • Il messaggio contiene vari errori grammaticali e/o ortografici 
Come agire
  • Installa software per il filtro/blocco dello spam
  • Se sospetti che un'e-mail sia spam, non rispondere, eliminala semplicemente
  • Valuta la disattivazione del riquadro di anteprima delle e-mail e leggi i messaggi in formato testo normale
  • Rifiuta tutti i messaggi istantanei provenienti da persone che non sono presenti nel tuo elenco dei contatti
  • Non fare clic su collegamenti sospetti a siti sconosciuti nei messaggi istantanei
  • Tieni aggiornate le patch del software e della sicurezza
  • Utilizza Norton per proteggere te e il tuo PC

Come attacca lo spyware

Lo spyware consente ai criminali informatici di raccogliere illegalmente informazioni personali quali password e dati finanziari. Può provenire da siti Web, messaggi di e-mail, messaggi istantanei e direttamente dalla condivisione di file. Inoltre, un utente potrebbe autorizzare inconsapevolmente l'installazione di spyware sul proprio computer accettando un contratto di licenza di un programma software sconosciuto.


Come si riconosce la presenza di spyware?
  • Lo spyware è difficile da rilevare. Spesso tenta di rimanere inosservato, nascondendosi attivamente o semplicemente non segnalando all'utente la propria presenza in un sistema
  • Se vieni a conoscenza di essere stato vittima di un furto di informazioni personali, è possibile che nel tuo computer sia presente un programma spyware.
 Attività da svolgere
  • Utilizza Norton™ Internet Security per garantire protezione antispyware e proteggerti proattivamente da altri rischi per la sicurezza 
  • Configura il firewall in Norton™ Internet Security in modo da bloccare le richieste di comunicazioni in uscita non autorizzate 
  • Non accettare o aprire finestre di dialogo di errore sospette nel browser 
  • Lo spyware può essere parte di un'offerta “gratuita”: Fai attenzione prima di accettare offerte gratuite 
  • Leggi sempre attentamente il contratto di licenza al momento dell'installazione e annulla l'operazione se vengono installati altri “programmi” insieme a quello desiderato 
  • Tieni aggiornate le patch del software e della sicurezza 
Come si evita lo spyware?
  • Scegli con attenzione ciò che scarichi sul tuo computer 
  • Leggi i contratti di licenza 
  • Fai attenzione alle truffe del software antispyware antivirus fasullo 
  • Fai attenzione a pubblicità e grafici attivabili con un clic 
  • Mantieni aggiornato il browser Internet 
  • Esegui spesso la scansione del computer 
  • Evita di scaricare file da reti peer-to-peer. Un'offerta di software gratuito che sembra troppo bella per essere vera in genere lo è. 
  • Utilizza Norton con antispyware per proteggere te e il tuo computer

Come avvengono gli attacchi di phishing

Il phishing è essenzialmente una truffa online. Coloro che la attuano, indicati come phisher, non sono altro che truffatori e ladri di informazioni personali con competenze tecniche. Si avvalgono di spam, siti Web ingannevoli, messaggi di e-mail e istantanei per indurre le persone a divulgare informazioni riservate, come ad esempio dettagli sul conto corrente bancario e sulle carte di credito. Questi siti Web e messaggi sono spesso camuffati in modo da far credere che provengono da aziende legittime e note.

Come si riconosce di essere sotto attacco?
  • I phisher che fingono di essere aziende legittime possono utilizzare e-mail per richiedere informazioni personali e indurre i destinatari a rispondere su siti Web nocivi 
  • I phisher tendono a utilizzare linguaggio emozionale che fa uso di tattiche intimidatorie e pressanti per indurre i destinatari a rispondere 
  • I siti di phishing possono sembrare autentici perché tendono a utilizzare immagini che riportano il copyright dei siti legittimi. Presta attenzione a indirizzi URL strani, errori di ortografia ed errori di layout maldestri. Questi possono indicare che si tratta di un sito contraffatto. 
  • Le richieste di informazioni riservate tramite e-mail o messaggi istantanei non sono generalmente legittime 
  • Spesso i messaggi fraudolenti non sono personalizzati e possono condividere proprietà simili, come i dettagli nell'intestazione e nel piè di pagina. 
Come agire 

La maggior parte degli attacchi di phishing avvengono tramite e-mail o messaggistica istantanea. Non fare clic su collegamenti URL presenti in messaggi istantanei, a meno che non provengano da qualcuno conosciuto. Installa software per il filtro/blocco dello spam
  • Se sospetti che un'e-mail sia spam, non rispondere ed eliminala subito 
  • Valuta la disattivazione del riquadro di anteprima delle e-mail e leggi i messaggi in formato testo normale 
  • Rifiuta tutti i messaggi istantanei provenienti da persone non appartenenti al tuo elenco dei contatti 
  • Tieni aggiornate le patch del software e della sicurezza 
  • Utilizza Norton per proteggere te e il tuo computer


Malware

Il malware è una categoria di codice nocivo che comprende virus, spyware, worm e Trojan Horse. Il malware distruttivo utilizzerà per diffondersi gli strumenti di comunicazione più comuni, tra cui worm inviati tramite e-mail e messaggi istantanei, Trojan Horse ricevuti da siti Web e file infetti scaricati da connessioni peer to peer. Il malware cercherà inoltre di sfruttare le vulnerabilità esistenti sui sistemi per agevolare il proprio ingresso inosservato.

Come si riconosce la presenza di malware?

Il malware fa in modo di rimanere inosservato, nascondendosi attivamente o semplicemente non segnalando all'utente la propria presenza in un sistema

Se il tuo computer inizia a comportarsi in modo anomalo, si blocca spesso o rifiuta improvvisamente di avviarsi, è possibile che sia presente un'infezione da malware.

Come agire
  • Apri solo gli allegati e-mail o dei messaggi istantanei provenienti da fonti attendibili e conosciute 
  • Esegui la scansione degli allegati di e-mail tramite Norton™ Internet Security prima di aprirli  
  • Elimina tutti i messaggi indesiderati senza aprirli  
  • Non fare clic sui collegamenti Web inviati da sconosciuti  
  • Se uno dei tuoi contatti invia messaggi, file o collegamenti a siti Web inconsueti, chiudi la sessione di messaggistica istantanea  
  • Esegui la scansione di tutti i file con una soluzione per la sicurezza in Internet prima di trasferirli sul tuo sistema  
  • Trasferisci esclusivamente file provenienti da una fonte conosciuta  
  • Utilizza Norton™ Internet Security per proteggerti  
  • Tieni aggiornate le patch della sicurezza
symantec

domenica 28 dicembre 2008

Spam, spam, spam

Il 90% delle e-mail spedite sono di spam secondo Cisco

Ogni giorno nel mondo vengono spediti più di 200 miliardi di messaggi spam, in pratica il
90% di tutte le email che sono in rete. È quanto emerge dall'annuale Security Report realizzato da Cisco, azienda leader del settore dei prodotti per le reti informatiche.

Più del 17,2% dei messaggi di spam arriva dagli Stati Uniti, dove ci sono più snodi di reti collegate a Internet. Al secondo posto c’è la Turchia con il 9,2% e al terzo la Russia con l’8%.

Ma il furfanti informaticì hanno bisogno di caselle di mail per il loro spam. I cyber criminali setacciano continuamente account di mail. Cercano le password facili da intuire con un generatore di password casuali. E, una volta indovinata la password, lo spam è mandato dall’account da loro intrappolato.

Per Patrick Peterson, capo dei ricercatori di Cisco che si occupano di sicurezza, «con il passare degli anni gli hacker diventano sempre più scaltri e sfruttano a loro vantaggio persone, reti e Internet».

sabato 25 ottobre 2008

Internet intasato da botnet di sistemi infetti che emettono decine di miliardi di spam al giorno

Come negli ultimi tempi il mondo della finanza si è rivelato fragile di fronte agli attacchi di finanzieri e hedge fund capaci di muovere cifre colossali per speculare su azioni e materie prime, così il mondo Internet (oppure singoli siti) appaiono sempre più a rischio di collasso di fronte all’esercito di sistemi zombie che sono caduti in mano a malintenzionati per non essere stati adeguatamente protetti oppure in quanto dotati di protezioni inadeguate che sono violate a causa di bug, carenze di manutenzione oppure per intrusioni illecite.
A questo proposito, il rapporto mensile State Of Spam (Ottobre 2008) di Symantec afferma che circa l’ottanta percento delle e-mail che circolano oggi in rete è spam e la maggior parte di questo è causato da sistemi infetti (zombie) che operano all’insaputa dei proprietari.
Secondo i dati di Symantec, nel Luglio del 2007 è stato rilevato che quasi il 71% delle e-mail potevano essere considerate messaggi di spam, mentre solo pochi mesi dopo, cioè alla fine dell’anno scorso, è stato stimato che tre messaggi su quattro (il 75%) appartenessero alla categoria della posta indesiderata.
Nel 2008 le cose non sono però andate molto meglio.
Salvo un leggero calo del fenomeno tra Gennaio e Febbraio 2008 dovuto ad alcuni arresti d’esponenti legati ad organizzazioni criminali che operavano online, la tendenza ha ripreso a crescere a ritmi incessanti, assestandosi nell’ultima rilevazione più o meno attorno all’80%.
Gli Stati Uniti (che è il paese in cui la lotta allo spam si è fatta più serrata ed efficiente in questi ultimi anni) sono però anche la nazione dalla quale provengono la maggior parte delle e-mail indesiderate. Si calcola che il 29% della posta spazzatura abbia origine proprio dal Nord America.
Seguono, di molto distaccate, Turchia (8%), Russia (7%), Sud Corea, India e Cina, quest’ultime rispettivamente con il 4%.
In Europa, i casi che preoccupano sono quelli del Regno Unito e della Germania, dai quali si calcola provenga rispettivamente il tre ed il due percento di tutto lo spam mondiale.
La maggior parte dello spam è prodotto, come noto, da botnet di sistemi infetti (detti zombie) che possono essere pilotati a distanza dai cybercriminali e che in 24 ore sono capaci di diffondere in rete decine di miliardi di e-mail spazzatura.
Il 12% dei sistemi zombie identificati da Symantec risiede in Turchia, il 9% in Brasile, l’8% in Russia ed il 6% in Cina, India e Stati Uniti. Il 20% in media della posta indesiderata riguarda spam finanziario, il 18% è volto a promuovere prodotti d’interesse generale, il 17% medicinali chimici o cure alternative, mentre il 24% è orientato alla vendita di gadget o apparecchiature legate con il mondo informatico o Internet in generale.
Contrariamente a quanto si possa pensare, solo il 2% delle e-mail spazzatura presenta contenuti a sfondo pornografico, mentre ben l’8 % è finalizzato a scopo di frode o truffa con accorgimenti sempre più ingegnosi.
Relativamente a quest’ultimo dato gli esperti hanno, infatti, evidenziato un incremento dei messaggi di posta elettronica contenenti URL o collegamenti diretti a software malevolo, ma anche una crescita dei messaggi che contengono già in allegato almeno un malware.
Le forme più comunemente riscontrate dai ricercatori sono i trojan, gli infostealer ed i password stealer, vere e proprie applicazioni di software progettato per insidiarsi all’interno del PC, sottrarre informazioni o password ad insaputa dell’utente.
Nelle aziende è assolutamente importante che ogni IT Manager provveda periodicamente a sensibilizzare gli utenti su questi ultimi aspetti mettendoli in guardia contro i tentativi sempre più fantasiosi con cui si cerca di carpire le password di conti bancari, i dati delle carte di credito ed altre informazioni che possono contribuire ad estorsioni di denaro.

giovedì 23 ottobre 2008

Il re delle mail spazzatura che manda miliardi di messaggi

Alla fine lo hanno individuato, rintracciandolo pochi giorni fa a Pelican Waters nel Queensland, zona nord ovest dell'Australia. Si tratta di Lance Atkinson, di appena 26 anni e originario della Nuova Zelanda. Stando alla Federal Trade Commission statunitense sarebbe il più pericoloso pirata informatico in circolazione, capace di inviare ben 10 miliardi di mail indesiderate al giorno. Il che significa 115 mila e 741 messaggi al secondo. Tanti, anzi tantissimi. E ora una società di ricerca che da anni analizza il fenomeno, la SpamHaus, sostiene che da Atkinson proveniva un terzo di tutte le mail spazzatura in circolazione su Internet.

In pratica aveva messo in piedi il sistema di messaggi spazzatura più vasto mai apparso sul World Wide Web.
Adesso lo stanno cercando un po' tutti, dalla polizia federale australiana al Federal Bureau of Investigation americano, fino al Dipartimento degli Affari Interni neozelandese. Ma, secondo quanto riportato dal The Sydney Morning Herald, Lance Atkinson sarebbe scappato senza lasciare tracce fin da giovedì scorso.
In realtà per la Federal Trade Commission è una vecchia conoscenza.

Già nel 2005, quando aveva solo 23 anni, gli era stata appioppata una multa da due milioni e 200 mila dollari mai pagata per aver dato vita un altro sistema simile da dove partivano milioni e milioni di mail che pubblicizzavano prodotti di erboristeria. Alla multa della Federal Trade Commission vanno aggiunti i 176 mila dollari americani richiesti dal Dipartimento degli Affari Interni neozelandese per aver inondato le caselle di posta dei suoi compatrioti con due milioni di messaggi al giorno. Parecchi in un Paese abitato da quattro milioni e mezzo di persone.

Questa volta però Atkinson ha superato se stesso. Il tutto grazie a una rete di computer zombie, controllati a distanza all'insaputa dei legittimi proprietari, che contava circa 35 mila unità sparse fra la Nuova Zelanda, l'India, la Cina e gli Stati Uniti. In base ai dati raccolti dalla Sophos, azienda specializzata negli anti virus, ormai il 90 percento delle mail indesiderate a livello mondiale provengono da pc del genere. E non è facile rintracciare i responsabili perché queste reti di computer, chiamate comunemente botnet, si attivano per pochi secondi e scompaiono dal Web dopo aver inviato il loro carico di messaggi di posta elettronica.

Grazie a una rete così ramificata, infrangendo una discreta quantità di leggi iniziando dal Can-Spam Act approvato negli Stati Uniti nel 2003 proprio per contrastare il fenomeno dei messaggi spazzatura, Lance avrebbe incassato diversi milioni di dollari derivanti dalle commissioni sulla vendita della merce pubblicizzata dalle sue mail. I messaggi di posta infatti riportavano l'indirizzo web di alcuni siti ospitati su server cinesi dove si potevano acquistare i prodotti di erboristeria. Che poi venivano spediti in realtà dall'India, mentre società cipriote e georgiane incassavano i soldi. O almeno è questa la ricostruzione fatta dalla Federal Trade Commission. Atkinson avrebbe operato insieme a un'altra persona, il texano Jody Smith.

Di lui si sa poco o nulla, se non che la polizia americana lo sta cercando. Nel frattempo i beni dell'HerbalKing group, così è stato ribattezzato il formidabile duo dello spam, sono stati congelati.

Jaime D'Alessandro

venerdì 18 luglio 2008

I dodici paesi dove lo spamming è di casa

Il richiamo è a un mitico film di guerra (dodici pregiudicati che si riscattano in un'azione temeraria contro i nazisti), ma ha ben poco di eroico invece la "sporca dozzina" di cui Sophos, società attiva nel settore della sicurezza informatica e nella tecnologia di controllo dell'accesso alla rete (la cosiddetta Nac), parla nel suo rapporto sulle ultime tendenze nel panorama dello spam. Si tratta infatti dei dodici paesi che hanno prodotto la maggior quantità di mail spazzatura nel secondo trimestre del 2008.

Premessa: le indagini della società rilevano un aumento allarmante del volume di spam in circolazione su Internet tra aprile e giugno 2008, e il vizio nuovo degli spammer a sfruttare i siti delle reti sociali come Facebook e i telefoni cellulari per diffondere messaggi non richiesti. Tutto questo fa un volume di spam che aumenta dal 92,3% dei primi tre mesi di quest'anno al 96,5% del secondo trimestre. In altre parole, 27 mail aziendali su 28 sono spam, un numero impressionante. E arriviamo alla dozzina di cui sopra. I dodici paesi che hanno prodotto la maggior quantità di spam a livello mondiale tra aprile e giugno 2008 sono:

Stati Uniti (14,9%) e Russia (7,5%), che confermano una "leadership" duratura, Turchia (col 6,8%, fa un bel balzo in avanti rispetto al secondo trimestre 2007, quando era nona), Cina (inclusa Hong Kong) col 5,6%, Brasile col 4,5%, Polonia al 3,6%, Italia anch'essa col 3,6% (era ottava..), Corea del Sud (3,5%), Gran Bretagna (3,4%), Spagna (3,2%), Germania (3,0%), Argentina (2,9%, un debutto assoluto a spese, si fa per dire, della Francia). Il restante 37,7% se lo divide il "resto del mondo". Se si guarda alla classifica per continente, l'Asia guida la poco lusinghiera classifica alla grande con il 35,4%, seguita da Europa (29,5%), Nord America al 18,2%, Sud America (14,8%), Africa con l'1,2 per cento.

I messaggi di spam vengono quasi sempre inviati da computer zombie, controllati dai cybercriminali per ricavare profitti illeciti all'insaputa dei proprietari. Si tratta in genere di computer privati sprovvisti di adeguata protezione antivirus, firewall o patch di sicurezza aggiornati. Gli spammer si servono sempre più dei siti di social network come Facebook e LinkedIn per diffondere messaggi contenenti collegamenti a negozi online, lotterie fittizie e operazioni finanziarie fraudolente. In queste attività, si trovano a fare i conti con i filtri antispam aziendali installati sul gateway di posta, che impediscono ai messaggi illeciti di giungere a destinazione. Per aggirare l'ostacolo, essi sfruttano i siti delle reti sociali come Facebook piazzando messaggi di spam nei profili degli iscritti. I messaggi vengono poi letti non soltanto dai titolari dei profili, ma da chiunque visiti la pagina in questione. Un altro canale di diffusione sempre più in voga è rappresentato dai messaggi Sms inviati ai telefoni cellulari. In aumento è il cosiddetto "spear phishing", consistente nell'invio di messaggi personalizzati a uno specifico dominio o azienda.

Queste mail sembrano provenire da una fonte attendibile (per esempio, un membro del team responsabile dei sistemi informativi all'interno della stessa azienda del destinatario), e includono richieste di informazioni personali (nome utente e password, ad esempio). Rispondendo a questi messaggi, i destinatari forniscono involontariamente informazioni utilizzabili dai truffatori a scopi malevoli, come il furto d'identità. I criminali informatici dediti allo spear phishing generano gli indirizzi delle vittime usando speciali software o elenchi di dipendenti scovati nei siti delle reti sociali. Il consiglio che Sophos rivolge alle aziende è di aggiornare la protezione antivirus in modo automatico e di adottare una soluzione integrata sul gateway web e di posta per proteggersi da virus e spam.