All’angolo il social ma anche Google e Microsoft: le “pressioni psicologiche” per tenere tutto com’è, dal linguaggio al labirinto di impostazioni poco chiare, sono ancora troppe
La Ncc ha messo nel mirino le modifiche introdotte da Facebook, Google e Microsoft
da una parte per rispettare le prescrizioni del regolamento generale
europeo sulla protezione dei dati personali e dall’altra, ovviamente,
per limitarne l’impatto sul loro business fondamentale: quegli stessi
dati che si chiede loro di tutelare.
O meglio: di aiutarci a farlo da
soli.
Come noto, fra le possibilità introdotte o rafforzate dal Gdpr
ci sono quelle di poter accedere, rettificare o cancellare i propri
dati, tornare sui propri passi, scaricare una copia di quelle
informazioni e dei contenuti e trasferirla su un servizio simile o
concorrente, bloccare le pubblicità mirate, tutelare i minori di 16 anni e così via.
Bene, anzi male: secondo l’Ncc il Gdpr è stato implementato in modo piuttosto complesso e pastoso. Riorganizzando sezioni e informazioni, chiamate nel documento “dark pattern“, in modo da continuare a pilotare e influenzare gli utenti verso un obiettivo: fondamentalmente lasciare tutto com’è. O quasi.
L’analisi dell’ente norvegese pare quasi una sorta di audit in termini di user experience e di organizzazione delle impostazioni.
“Deceived by design“.
Per esempio, rispetto a Facebook
nota il tastone blu per accettare (a scatola chiusa) le nuove
condizioni d’uso e il piccolo link grigio per definirle più nel
dettaglio. Se proprio lo si vuole fare, esistono un paio di strade: la
più lineare “costa” solo quattro clic (o tocchi) in sequenza per accettare pubblicità mirate, riconoscimento facciale – introdotto sotto le mentite spoglie di uno strumento per tenere d’occhio le proprie immagini sul social – e altro.
La seconda ne conta invece ben 13, spesso poco chiare. Sotto accusa anche il linguaggio e la formulazione delle frasi, che suonerebbero allarmiste
rispetto alla modifica della situazione di partenza. Sembra quasi che
ritoccando appena qualche parametro della privacy Facebook possa
cambiare nella sua natura, quando non è così. Per l’Ncc il social è
stato bocciato dagli esperti su ogni elemento, dalla chiarezza di ciò
che si sta facendo alla scelta grafica delle impostazioni più favorevoli
a Menlo Park.
Per Google il rapporto segnala difetti analoghi
a quelli di Facebook, più approfonditi sul fronte della pubblicità.
Anche in questo caso non manca l’allarmismo, specialmente quando si
sceglie di disattivare gli annunci personalizzati. A chi non accetta la
pappa pronta viene proposto un lungo elenco di opzioni, anch’esse poco
trasparenti. Anche in questo caso, gli utenti sembrano essere spinti ad
accettare e gli effetti benefici del Gdpr sembrerebbero svanire, almeno
in gran parte, dietro i labirinti delle troppe leve di controllo a
disposizione.
Microsoft se la cava invece un po’ meglio rispetto
alla privacy sul suo Windows 10. L’evidenza delle opzioni di privacy è
la medesima, sia che siano attive o disattivate, anche se alcune scelte
di design puntano comunque a tenere nel recinto gli utenti, continuando a
spingerli a condividere i dati e a farsi tracciare per fini
pubblicitari o di miglioramento dei programmi di Redmond.
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