Visualizzazione post con etichetta fake. Mostra tutti i post
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martedì 7 giugno 2022
Dal Covid all'Ucraina, l'importante è disinformare. I siti di fake news sulla pandemia ora parlano della guerra
NewsGuard rivela che 91 siti inclusi nel suo Centro di monitoraggio della disinformazione sul Coronavirus stanno ora diffondendo disinformazione anche sul conflitto in Ucraina, e per questo sono stati inseriti nel suo Centro di monitoraggio della disinformazione sul conflitto Russia-Ucraina. Di questi 91 siti, più della metà (57) sono attivi su Facebook, Twitter o YouTube.
mercoledì 20 gennaio 2021
Nuova truffa su Immuni: fake app con virus Alien
Nonostante l’interesse per Immuni, l’app italiana di contact tracing, si sia notevolmente ridotto nelle ultime settimane gli hacker continuano a sfruttarne il nome per diffondere virus tra gli utenti italiani. L’app è ormai stabilmente ferma intorno ai 10 milioni di download, ma c’è ancora qualcuno che prova a sfruttarla a fini illeciti.
martedì 29 settembre 2020
Quando una fuga di dati online non serve a niente (se non a creare fake news)
Un nuovo attacco informatico mette alla prova la pubblica amministrazione: a farne le spese, il 24 settembre, è stato il Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, dopo che il collettivo di banditi digitali noto come LulzSecIta ha divulgato su Twitter due tabelle apparentemente trafugate dalle infrastrutture informatiche dell’organizzazione. Nessuno dei due documenti – di cui solamente uno pubblicato integralmente su internet, mentre dell’altro è stato diffuso uno screenshot – contiene dati sensibili.
sabato 18 aprile 2020
Coronavirus, così Facebook ci avviserà che abbiamo interagito con una fake news
Menlo Park amplia il suo sforzo contro la disinformazione. Finora «eliminate centinaia di migliaia di post»
Adesso fa un passo in più: come annunciato giovedì 16 aprile da Guy Rosen, vice president Integrity di Menlo Park, il social network avviserà con messaggi ad hoc «le persone che hanno fatto like, interagito o commentato contenuti di disinformazione dannosi relativi al Covid-19» che sono stati poi rimossi. Chi si è imbattuto in una assurdità pericolosa sulla diffusione della malattia, come inviti «a bere la candeggina per curare il coronavirus» o altre teorie strampalate sulle cure o sulla prevenzione, nelle prossime settimane verrà dunque allertato e indirizzato a una pagina in lingua inglese del sito dell’Organizzazione mondiale della sanità — Myth busters — con i miti sulla malattia già sfatati (per esempio: il 5G non ha nulla a che fare con l’esplosione dell’epidemia). L’obiettivo è rendere gli utenti più consapevoli e attivi nella lotta alle fake news.
sabato 4 aprile 2020
WhatsApp, ecco il numero per verificare le bufale sul coronavirus
Un nuovo servizio lanciato da Facebook consente di inoltrare i contenuti di cui non siamo certi a un team specializzato che li controllerà. Tutto quello che non devi cliccare
Come fare a capire se un video, un post, un testo che ci arriva su WhatsApp è una bufala o no? Certo, si può cercare online, informarsi, affidarsi ai siti che fanno «debunking», cioè sbugiardano le panzane. Adesso, però, c’è un sistema in più: basta inoltrare quel contenuto che ci lascia perplessi non all’ennesima catena di Sant’Antonio ma a uno specifico numero telefonico. Dall’altra parte ci sono gli esperti fact-checker di Pagella Politica che ormai dal 2008 collaborano con Facebook. E che ora mettono a disposizione le loro verifiche anche per la chat più usata del mondo.
Inoltrando il contenuto su cui si vuole chiedere una verifica al numero +39 345 6022504 si riceverà una notifica da parte degli esperti di Facta.
sabato 12 gennaio 2019
Ecco come si può creare una fake news e ingannare Google
Per creare una bufala sul web è sufficiente aggiungere due parametri agli indirizzi di ricerca di Google.
Gli esperti di cyber security della società informatica PwC hanno scoperto un modo per sostituire le mascherine informative generate dal motore di ricerca - nelle quali si riassumono nozioni essenziali che potrebbero interessare l’utente - con qualunque altro contenuto, inducendo chi le vede a credere che il risultato sia autentico.
Questo problema di configurazione, legato al modo in cui Google compone una pagina di ricerca, può essere utilizzato da un utente malintenzionato per diffondere o rafforzare una falsa informazione, semplicemente condividendo il link modificato.
In un esempio creato da La Stampa , si chiede a Google chi sia il chitarrista dei Beatles, forzando il motore di ricerca a dare come risposta “Theresa May”, in luogo del più musicalmente talentuosoGeorge Harrison. Come ricostruito dal ricercatore di PwC, Wietze Beukema, per realizzare questo tipo di falsi è sufficiente individuare il segmento di indirizzo che identifica la mascherina informativa e aggiungerlo a quello di una ricerca genuina.
In un esempio creato da La Stampa , si chiede a Google chi sia il chitarrista dei Beatles, forzando il motore di ricerca a dare come risposta “Theresa May”, in luogo del più musicalmente talentuosoGeorge Harrison. Come ricostruito dal ricercatore di PwC, Wietze Beukema, per realizzare questo tipo di falsi è sufficiente individuare il segmento di indirizzo che identifica la mascherina informativa e aggiungerlo a quello di una ricerca genuina.
Condiviso sui social network o per messaggi, l’indirizzo sarà tanto efficace quante saranno le persone che lo vedono e prendono per vera l’informazione.
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mercoledì 5 settembre 2018
No, non è vero che Facebook ti fa vedere soltanto i post di 25 amici
Ritorna in voga la bufala della selettività dei “nuovi” algoritmi di Facebook, in realtà è solo una catena e delle più stupide
In questi giorni sta girando per l’ennesima volta la bufala della selettività con cui i “nuovi” algoritmi di Facebook darebbero visibilità solo a una cerchia ristretta di amici, il cui testo con qualche variante qua e là assomiglia molto a questo: “Sembra che FB abbia un nuovo algoritmo che sceglie le stesse persone (circa 25) che leggeranno i tuoi post.
Dicono che, per aggirare questo, occorra postare questo messaggio (facendo “copia” / “incolla”) e invitare i lettori a lasciami un commento veloce, un ‘buongiorno’, un adesivo, o altro.
Dopo di che, chi lo avrà fatto dovrebbe apparire nella mia sezione notizie”.

Una storia non vera, la cui assenza di conseguenze pratiche non merita neppure di essere annoverata tra le fake news.
Un gioco stupido che viene riproposto di quando in quando e che si prende gioco degli utenti più acritici.
Per la prima volta questo tipo di messaggi è apparso a inizio 2018 (ne scrivemmo qui), quando Facebook ha annunciato l’evoluzione di alcuni algoritmi proprietari, al fine di dare maggiore risalto alle notizie ritenute più attendibili e di mettere in evidenza i contenuti pubblicati dagli amici con i quali si hanno scambi più intensi.
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In questi giorni sta girando per l’ennesima volta la bufala della selettività con cui i “nuovi” algoritmi di Facebook darebbero visibilità solo a una cerchia ristretta di amici, il cui testo con qualche variante qua e là assomiglia molto a questo: “Sembra che FB abbia un nuovo algoritmo che sceglie le stesse persone (circa 25) che leggeranno i tuoi post.
Dicono che, per aggirare questo, occorra postare questo messaggio (facendo “copia” / “incolla”) e invitare i lettori a lasciami un commento veloce, un ‘buongiorno’, un adesivo, o altro.
Dopo di che, chi lo avrà fatto dovrebbe apparire nella mia sezione notizie”.

Una storia non vera, la cui assenza di conseguenze pratiche non merita neppure di essere annoverata tra le fake news.
Un gioco stupido che viene riproposto di quando in quando e che si prende gioco degli utenti più acritici.
Per la prima volta questo tipo di messaggi è apparso a inizio 2018 (ne scrivemmo qui), quando Facebook ha annunciato l’evoluzione di alcuni algoritmi proprietari, al fine di dare maggiore risalto alle notizie ritenute più attendibili e di mettere in evidenza i contenuti pubblicati dagli amici con i quali si hanno scambi più intensi.
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sabato 24 febbraio 2018
Allarmi fake e teorie cospirazioniste: così agiva la fabbrica dei troll russa
Si inizia a capire che cosa è stato il Russiagate e soprattutto si inizia a capire con quali tecniche sia possibile cercare di destabilizzare l’opinione pubblica con la diffusione di messaggi falsi e cospirazionisti.
Un grosso contributo arriva dalla pubblicazione del documento di 37 pagine realizzato dal procuratore speciale Robert Mueller, che pochi giorni fa ha accusato 13 cittadini russi e 3 aziende di Mosca di aver cospirato a favore dell’allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump.
Per capire al di là degli slogan di cosa stiamo parlando si può partire da un messaggio di tale Alice Norton su un forum di cucina il giorno del Ringraziamento del 2015: sosteneva che la sua famiglia si fosse sentita male dopo aver acquistato un tacchino da Walmart.
In poche ore il messaggio venne postato anche su twitter da migliaia di account. Cosa c’entra il Russia gate?
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Un grosso contributo arriva dalla pubblicazione del documento di 37 pagine realizzato dal procuratore speciale Robert Mueller, che pochi giorni fa ha accusato 13 cittadini russi e 3 aziende di Mosca di aver cospirato a favore dell’allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump.
Per capire al di là degli slogan di cosa stiamo parlando si può partire da un messaggio di tale Alice Norton su un forum di cucina il giorno del Ringraziamento del 2015: sosteneva che la sua famiglia si fosse sentita male dopo aver acquistato un tacchino da Walmart.
In poche ore il messaggio venne postato anche su twitter da migliaia di account. Cosa c’entra il Russia gate?
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