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giovedì 21 febbraio 2019

Aggiornata la mappa mondiale social: Facebook guadagna utenti nei paesi dell'ex Urss

Facebook continua a crescere e sottrae utenti ai social dell'ex Unione Sovietica, Instagram avanza distanziando gli altri sfidanti.
E' la fotografia della mappa mondiale dei social media elaborata periodicamente dall'esperto di comunicazione digitale Vincenzo Cosenza. 
Facebook, che ha da poco compiuto 15 anni, ha continuato a crescere superando i 2,3 miliardi di utenti mensili di cui 1,5 connessi almeno una volta al giorno. 
Oggi è il social preferito in 153 dei 167 paesi analizzati, cioè il 92% del globo. 
Nell'ultimo anno è riuscito a sottrarre anche alcuni territori come Azerbaijan, Georgia, Moldova, a Odnoklassniki, uno dei due social dominanti nei territori dell'ex Unione Sovietica. "Potrebbe essere il segnale che quelle popolazioni sono pronte per il network di Zuckerberg e che il prossimo a capitolare potrebbe essere VKontakte, spiega l'esperto aggiungendo che "resta peculiare la situazione in Iran dove a causa della censura di stato riesce ad emergere a tratti solo Instagram".

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lunedì 5 novembre 2018

Boom Social media: la crescita non si ferma!

#OMG Social media is here to stay, l’ultimo rapporto dell’Ericsson ConsumerLab, conferma che l’utilizzo dei social continua ad aumentare, nonostante la negatività generata dai recenti scandali sulla privacy. Si assiste, infatti, a un incremento degli utenti e del tempo medio trascorso sulle piattaforme social.
Attualmente, oltre 3 miliardi di persone accedono regolarmente ad almeno un social. A livello globale, tra il 2014 e il 2018 il tempo medio trascorso sulle social media app è aumentato di quasi il 60%, passando da 30 minuti al giorno nel 2014 a 47 nel 2018.

Le fake news, però, stanno erodendo la fiducia degli utenti. Oltre il 50% dei consumatori intervistati negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha ammesso di aver letto notizie sui social media che in seguito ha scoperto essere false e quasi uno su quattro ha ammesso di aver condiviso articoli che in seguito si sono rivelati falsi.
Meno di un utente su cinque si fida delle informazioni lette sui social.

Inoltre, quasi il 70% degli utenti pensa che le social media company dovrebbero garantire l’assenza di contenuti falsi dalla propria piattaforma e oltre la metà degli intervistati crede che dovrebbero essere legalmente responsabili per le notizie false. 3 utenti su 5 affermano che le social media company dovrebbero assumere persone per rivedere i contenuti, mentre il 40% sostiene che questo compito debba essere svolto dall’intelligenza artificiale.

I brand social hanno vita breve: tra le 10 piattaforme social più popolari del 2008, 5 non esistono più e solo 2 rimangono tra le prime 10 del 2018. Facebook detiene la corona del brand più popolare, tuttavia la crescita della sua base di utenti e del tempo trascorso sul sito sta rallentando e in alcuni paesi questi parametri sono persino in diminuzione.


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venerdì 23 marzo 2018

Così puoi bloccare le app a cui hai regalato i tuoi dati attraverso Facebook.

E sono molte più di quanto pensi

D’ora in poi, forse, presteremo più attenzione ai post in cui si promette “scopri a quale Vip assomigli”.

Di solito, una volta cliccato sul link si viene indirizzati a una pagina web o a una app che, per “fornirti la risposta più veritiera possibile” ti chiede di connettersi al tuo profilo Facebook, ma solo per un attimo, solo per sapere un paio di cosette, promesso.
Al contrario, sono tantissimi i siti che richiedono una registrazione e, con la scusa di snellire la procedura, ti propongono una registrazione via social network.

Nel momento in cui si accetta questa procedura, si accetta di fornire al sito, o alla app, qualche dato proveniente dal social scelto, che molto spesso è Facebook.

Fino al 2015 Facebook non era troppo chiara sui dati a cui dava l’accesso – qui una lista completa di cosa raccoglie – poi, proprio perché qualcuno come i produttori di FarmVille sembrava approfittarne, si è deciso di prestare più attenzione.

Così Facebook si riserva di fornire la maggior parte dei dati attraverso un controllo preliminare e i siti e le app che sfruttano Facebook per velocizzare le procedure di accesso ora specificano, più o meno precisamente, quali dati personali richiederanno alla piattaforma social, dando anche la possibilità all’utente di scegliere di escluderne qualcuno, ma non tutti.

Ci sono una serie di punti interrogativi in questo interscambio di dati personali: chi legge con attenzione quali dati vengono richiesti?

Chi li seleziona?

E, soprattutto, chi si ricorda a quali app o siti accede con i dati di Facebook, o di altri social come Twitter, Instagram, LinkedIn?

Ancora, quanti sono in grado di capire dove andare a reperire queste informazioni?

Oggi, che, grazie al Facebookgate e al pasticciaccio di Cambridge Analytica, finalmente l’opinione pubblica ha l’opportunità di capire che tutto quello che condivide sul web può diventare merce di scambio a fini commerciali o che, peggio, può influenzare scelte politiche, oggi più che mai Internet non ammette ignoranza

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mercoledì 14 febbraio 2018

Lavorare per Facebook gratis

Se vivesse oggi, Platone potrebbe benissimo considerare ozio buona parte del lavoro che facciamo e lavoro buona parte dello svago che ci godiamo.

Gli amministratori delegati retribuiti in maniera esorbitante, che hanno preso parte agli incontri di Davos e sfrecciano da una parte all'altra del pianeta per discutere delle grandi tematiche all'ordine del giorno, in verità si abbandonano a un vortice senza fine di simposi.

Platone, in ogni caso, quasi certamente guarderebbe in tralice tutti coloro che si dilettano di pesca, giardinaggio e cucina, attività che considererebbe lavorative e gravose.
Così ha sostenuto il filosofo ceco Tomas Sedlacek a una recente conferenza del Financial Times, dove ha affermato di stare lavorando.

Penso che la sua affermazione mirasse prevalentemente a essere una sorta di provocazione intellettuale per farci capire in che modo le nostre definizioni di lavoro e di svago dipendano dal contesto culturale più che da leggi sociali immutabili.

Di sicuro, riuscire a capovolgere alcune delle nostre classificazioni concettuali ci aiuterebbe a risolvere parte del rompicapo della nostra economia digitale.
Prendiamo in considerazione i social media, per esempio. Forse, gli utenti di Facebook, Instagram, Twitter e YouTube credono semplicemente di condividere con amici e parenti momenti speciali della vita, opinioni argute e prodezze divertenti. Tutte queste attività arricchiscono la nostra esistenza, rendono più profondi i nostri rapporti sociali, e ci offrono svago e tempo libero piacevoli.

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domenica 2 agosto 2009

Social network e tutela della privacy I Garanti europei dettano le regole

Doveri dei gestori e responsabilità degli utenti: norme uguali in tutto il continente. Più attenzione sui minori

MILANO - La privacy delle persone va difesa sempre e comunque, anche all'interno delle reti di social network che non sono dunque da considerare un mondo a parte. Lo stabilisce il Gruppo dei Garanti europei.
L'Autorità garante per la protezione dei dati personali ha diffuso parallelamente un invito ai giornalisti e ai media in genere ad una più rigorosa verifica delle fonti, soprattutto per notizie e informazioni tratte proprio dalle reti di social network.

I DOVERI DEI GESTORI - I Garanti chiedono, in particolare, che i gestori dei social network rispettino una serie di obblighi:

avvertire gli utenti sulla necessità di ottenere il consenso informato prima di permettere a terzi di accedere ai dati contenuti nel suo profilo;

e cancellare i dati personali contenuti nei profili-utente che siano disattivati, fatta salva la loro conservazione, in casi specifici, per contrastare comportamenti illeciti.

Inoltre chiedono ai gestori dei social network di mettere a disposizione strumenti facili e immediati per consentire agli utenti l'esercizio dei diritti previsti dalla normativa (accesso, rettifica, cancellazione), come ad esempio un unico «sportello reclami» raggiungibile da tutti i Paesi; di dare la possibilità agli utenti di navigare e utilizzare i servizi anche attraverso pseudonimi; di adottare idonee misure di sicurezza (tecniche ed organizzative), anche con riguardo ai rischi di spam.

FILTRI AI MOTORI DI RICERCA - È necessario, inoltre, che i gestori di social network forniscano, per default, una configurazione in grado di escludere la possibilità che motori di ricerca esterni indicizzino le informazioni contenute nel profilo-utente. Va fornita, infine, un'informativa completa sulla natura del servizio e sui possibili rischi. Quello di una informazione facilmente comprensibile dagli utenti è uno degli aspetti cruciali sui quali sensibilizzare gestori di social network.

LE RESPONSABILITA' DEGLI UTENTI - I Garanti europei si sono comunque preoccupati di mettere in luce anche le specifiche responsabilità che sono in capo agli utenti di social network, prima fra tutte quella di chiedere il consenso delle persone i cui dati siano fatti circolare, soprattutto se il numero di contatti e «amici» è particolarmente elevato. Un capitolo a sè è dedicato ai minori: il recente parere dei Garanti europei ricorda l'obbligo di adottare particolari cautele in questo ambito, soprattutto per i problemi connessi alla verifica del consenso prestato da soggetti minorenni. Occorre una strategia multi-livello che comprenda educazione all'uso, sviluppo di tecnologie di protezione, promozione dell'autoregolamentazione da parte dei gestori di social network, interventi normativi per scoraggiare e sanzionare le violazioni di legge.

CAUTELE SUI MINORI - Un capitolo a sè è dedicato ai minori: il recente parere dei Garanti europei ricorda l'obbligo di adottare particolari cautele in questo ambito, soprattutto per i problemi connessi alla verifica del consenso prestato da soggetti minorenni. Occorre una strategia multi-livello che comprenda educazione all'uso, sviluppo di tecnologie di protezione, promozione dell'autoregolamentazione da parte dei gestori di social network, interventi normativi per scoraggiare e sanzionare le violazioni di legge.

venerdì 3 luglio 2009

E se i Social Media non funzionassero?

Tutti li vogliono usare, ma nessuno sa come! Il punto di forza degli investimenti su internet è da sempre stata la misurabilità. Gli attuali strumenti a disposizione dei webmarketer per l'analisi del ritorno sugli investimenti hanno raggiunto un grado di precisione e di dettaglio molto elevato. Ma sui famosissimi Social cosa succede?


WEB ANALISI E CRISI - Ne parliamo con l’aiuto di Andrea Serravezza di Ad Maiora (il quale consiglio vivamente di seguirlo su Twitter qui): “Questo punto di forza spiega in parte la controtendente crescita degli investimenti sul web in periodi di crisi economica come quello che stiamo attraversando. La sicurezza di poter controllare quanto rende ogni centesimo investito è un elemento di enorme importanza per le aziende.”

Ci sono però alcune iniziative "di frontiera" che per loro natura risulta difficile misurare. Si tratta in particolar modo, delle iniziative, in parte sperimentali, che vedono protagoniste sui social media le imprese più coraggiose (e lungimiranti).

QUANDO I SOCIAL NON FUNZIONANO - Ma come si stanno muovendo le aziende sui social media?
Avinash Kaushik, uno dei massimi esperti al mondo di Web Analytics, ha espresso in modo ironico l'impaccio delle aziende che affrontano il tema Social Media:

"I Social Media sono come il sesso per i teenager. Tutti lo vogliono fare. Nessuno sa come. Quando infine si fa, ci si accorge che non è niente di che...".

L'analogia mette in luce due punti critici: le aziende sono impreparate ad affrontare i CGM (consumer generated media – ovvero, media con contenuti generati da noi utenti come socil, blo, forum ecc. ) e le metriche di misurazione usate sono inadeguate. L'impreparazione deriva in parte dall'approccio tradizionale che le aziende hanno nel considerare i social media: una piattaforma da cui ottenere esclusivamente conversioni (contatti, vendite, etc.), quindi fatturato. Questo tipo di aspettativa viene tradita dalla natura stessa dei CGM, usati dagli utenti per conversare, condividere esperienze, opinioni su prodotti e servizi. I CGM non sono un serbatoio da cui attingere acquirenti, sono piuttosto un terreno immenso in cui coltivare l'interesse di potenziali consumatori attraverso l'ascolto e la partecipazione aziendale alla conversazione. Le esperienze delle aziende ci hanno dimostrato, molto spesso, che tutti i progetti finalizzati direttamente ed esclusivamente alla vendita hanno fallito.

UNA NUOVA FASE - Le aziende non possono prescindere da una nuova fase che precede l'acquisto. E' in questo limbo fatto di utenti con interessi comuni che è custodito il successo delle aziende 2.0, aziende che hanno saputo ascoltare prima, coinvolgere e far proprie critiche e consigli poi.

Il ritorno economico esiste ed è reale. Pensiamo alla possibilità di stare sul mercato con prezzi maggiori rispetto ai concorrenti per brand con feedback positivi, all'acquisizione a costo zero di clienti generati dal word of mouth o da evangelist, al miglioramento di prodotti e servizi sulla base delle esperienze degli utenti, alla creazione di community in grado di sostituire o almeno ridurre il lavoro di assistenza e customer care. Pensiamo anche alla possibilità di limitare o evitare l'impatto che una reputazione negativa può portare ed al conseguente danno economico. In questo contesto le metriche tradizionali (di cui fa parte il ROI), falliscono il loro compito.