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giovedì 21 giugno 2018

Sony conquista lo scettro di OEM più veloce negli aggiornamenti

Nonostante tutte le critiche che si possono muovere ai terminali Sony Xperia, tra cornicioni, spessori importanti, peso esagerato e fotocamere con effetto acquerello, se c’è una cosa in cui il colosso giapponese è imbattibile è sicuramente il software: rapido, veloce, praticamente stock e con una rapidità invidiabile per gli aggiornamenti.
In una classifica fatta da una fonte tutto sommato autorevole come Android Authority, il brand del Sol Levante risulta infatti la più attenta e veloce a questo aspetto fondamentale nel panorama Android.

In questa speciale competizione in cui gareggiavano tutti gli OEM, fatta eccezione ovviamente per Google con i suoi Pixel, Sony si aggiudica quindi lo scettro di regina degli aggiornamenti, a discapito di brand che possono vantare anche numeri nelle vendite sensibilmente più importanti.

Al secondo posto la nuova Nokia / HMD, che sta facendo molto bene e ha addirittura promesso il prossimo major update ad Android P per tutti i suoi modelli 2017 e 2018.

Terzo gradino del podio ovviamente a OnePlus, che con il suo Oxygen OS, molto leggera e quasi stock, potrebbe fare sicuramente di meglio.

Fanalini di coda, come purtroppo siamo abbastanza abituati a vedere negli ultimi anni, Samsung (classificatasi decima) ed LG (all’undicesimo posto). Peggio di loro solo Razer, che però è parzialmente giustificata perché debuttante con il suo primo smartphone Razer Phone.

La Classifica (roll out Android Oreo)
  1. Sony Oreo 63 days
  2. HDM Global (Nokia) 95 days
  3. OnePlus 90 days
  4. HTC 98 days
  5. Asus 130 days
  6. Xiaomi 131 days
  7. Huawei / Honor 163 days
  8. Lenovo / Motorola 123 days
  9. Essential 204 days
  10. Samsung 207 days
  11. LG 203 days
  12. Razer 238 days
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giovedì 3 maggio 2018

Smartphone, Lg all’attacco con G7: schermo super-luminoso, foto grandangolari e tasto fisico per l’Assistente Google

Il nuovo top di gamma dei coreani sfida iPhone X, Galaxy S9 e P20 Pro.

Tra i punti di forza anche l’intelligenza artificiale e lo speaker Boombox: se appoggi il telefono su una scatola il G7 usa una sua cassa di risonanza interna come un woofer per amplificare l’effetto dei bassi

G7 è lo smartphone top di gamma della coreana Lg, che lo ha presentato nel corso di un evento internazionale a New York.

Come diversi rivali 2018 della categoria «flagship», i modelli più costosi e accessoriati (dal Samsung Galaxy S9 al Huawei P20 Pro, dall'iPhone X al Google Pixel 2), punta su fotocamera e intelligenza artificiale.

Ma anche su alcune specificità di Lg, dal display all’audio. G7 raccoglie il testimone del G6 ma anche del V30, i due top di gamma dell’anno scorso.

Promettendo di far meglio per rilanciare Lg nella telefonia, che è uscita da tempo dalla top 5 mondiale dei produttori, scalzata dagli aggressivi concorrenti cinesi.

Gli ingredienti per far bene ci sono, a dispetto di un design pulito ma non troppo originale che, come tanti altri smartphone Android di quest’anno, adotta il «notch», la tacca sullo schermo simile a quella di iPhone X.

Lg ha costruito il suo G7 intorno a tre pilastri.

Il primo è un uso utile per gli utenti dell'intelligenza artificiale.

Il secondo è avere dei solidi «fondamentali»: hardware, software e design di alto livello, quello che la gente cerca in un telefono di fascia lata.

Infine, per il futuro, l'obiettivo è sviluppare upgrade continui del software: non tanto e non solo per le nuove release di Android, ma per aggiungere funzionalità al momento non presenti, come Lg ha già fatto con il suo V30, aggiornato da poco a V30S (gratuitamente) con le nuove funzionalità di fotocamera e intelligenza artificiale.

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