Il più significativo lanciato quest’anno contro l’Italia.
Colpiti nei giorni scorsi circa 3mila soggetti tra pubblico e privato, oltre 30mila domini e circa 500mila caselle postali (98mila delle quali di appartenenti alla Pubblica amministrazione).
L’azione ostile ha mandato in tilt i tribunali, con l’esfiltrazione di dati personali delle Pec di magistrati e il conseguente blocco dei servizi delle Corti d’appello di tutto il Paese, ma sono stati interessati anche i ministeri di Esteri, Interno, Difesa, Economia, Sviluppo economico.
Ora, ha spiegato Roberto Baldoni, vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) con delega al cyber, la situazione è «sotto controllo», ma quanto accaduto dimostra che «vanno prese al più presto misure adeguate per innalzare le difese cyber».
Il bersaglio degli hacker — sui quali indaga la Polizia postale — sarebbe stato un fornitore dei servizi di Posta elettronica certificata (Pec) Telecom di Pomezia (Roma).
Il 12 l’azienda se ne è accorta e ha bloccato il servizio in via precauzionale.
Il giorno dopo l’incidente è stato notificato al Centro nazionale anticrimine
informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, che l’ha
segnalato al Nucleo per la sicurezza cibernetica, istituito presso il
Dis.
Il 14 novembre, data la rilevanza dell’episodio, è stato informato
il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha convocato una
riunione tecnica, svoltasi oggi al Dis, del Comitato interministeriale
per la sicurezza della Repubblica (Cisr) per un approfondimento.
Al
termine della riunione, fatto inconsueto per l’intelligence, Baldoni ha
tenuto una conferenza stampa da un lato per rassicurare sulle operazioni
di contenimento adottate: «la situazione è sotto controllo, il
ripristino della funzionalità è tuttora in atto.
Vanno cambiate le
password di accesso alla Pec, ma questo devono farlo i singoli»;
dall’altro ha segnalato necessità di «rendere più forte il sistema di
difesa.
E non è un problema tecnologico, ma sono più importanti i temi
legislativi e contrattuali».
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