Come si misura la quantità di onde assorbite dal nostro corpo, i rischi e i consigli
Il valore SAR
Il design, la durata della batteria, la
memoria e i pollici dello schermo.
Ci sono tantissime caratteristiche da
valutare non per ultimo il prezzo quando si compra un nuovo
smartphone. Ma ce ne una che invece viene raramente (se non mai) presa
in considerazione:
la quantità di onde elettromagnetici emesse dal dispositivo e assorbite dal nostro corpo.
Per essere in grado di trasmettere informazioni, gli smartphone utilizzano campi elettromagnetici a radiofrequenze
e, se telefoniamo o semplicemente teniamo il telefono a contatto con il
nostro corpo con wifi e rete dati attivata, assorbiamo questa energia.
Quanta?
Esiste un’unità di misura, la Specific Absorption Rate (SAR), tradotta in italiano con «Tasso d’assorbimento specifico».
Con cui si calcola la quantità di onde elettromagnetiche (in Watt)
assorbite dal corpo (in Chilogrammi) in un’unità di tempo (in media 6
minuti).
Nonché dei dispositivi più «radioattivi» di altri. Tenendo però conto che questi livelli sono definiti in fase di test e non sono dunque pienamente rappresentativi di un’esposizione durante l’uso quotidiano del dispositivo.
Samsung, il più virtuoso
Il marchio che ottiene i valori più bassi di SAR, tra i più diffusi, è Samsung.
Per trovare il primo modello — tra i più nuovi — dobbiamo scendere
sotto l’unità e oltre. Il Galaxy J5 ha SAR pari a 0,45 watt/kg.
Mentre
ancora più in basso si trovano i top di gamma Galaxy s9 (0,369 watt/kg) e
s9+ (0,294) nonché i più grandi Note 9 (0,381 watt/kg) e Note 8 (0,17
watt/kg).
Rimanendo in Corea, il livello dell’ultimo uscito di casa Lg, il G7, è pari a 0,244 watt/kg.
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