Un nuovo caso di abuso della privacy degli utenti sembra profilarsi all’orizzonte, e questa volta gli imputati sono Gmail, Yahoo, Microsoft ed altri grandi servizi per la posta elettronica. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le email degli utenti presenti su queste piattaforme digitali possono essere lette dagli sviluppatori, sia quelli delle compagnie citate che quelli delle app di terze parti, violando il riserbo sui dati contenuti nei messaggi.
Tutto questo, però, avviene in maniera lecita, visto che è l’utente stesso a dare il permesso
per compiere queste azioni. I termini di contratto delle piattaforme
citano al loro interno la possibilità di leggere il contenuto delle
email, e tale possibilità viene estesa anche a tutti i servizi di terze
parti che si appoggiano alle loro API.
Ad esempio, quando installiamo una nuova app sul nostro smartphone ed
essa ci chiede di accedere al nostro account email, ai contatti e al
calendario, diamo un consenso esplicito per la lettura delle nostre informazioni, tra cui ci sono molti dati sensibili.
Allora dov’è il problema?
Ancora una volta, come nel caso di Facebook e Cambridge Analytica, il problema risiede nella poca chiarezza
insita nei termini di contratto per l’utilizzo dei servizi email, nei
quali sembra ci siano alcune zone grigie che permettono comportamenti
poco limpidi, soprattutto da parte delle app di terze parti.
Nel caso di Gmail, i termini dicono che gli sviluppatori di Google
possono leggere le email degli utenti solo in casi eccezionali e con il
consenso esplicito dell’utente stesso, o al limite in caso di sicurezza,
investigazioni o bug. Questi permessi sono garantiti anche per alcuni servizi di terze parti ed “app controllate”, vale a dire quelle certificate da Google e che ne hanno bisogno per il proprio funzionamento.
Dunque,
anche gli sviluppatori di queste particolari app di terze parti sono
abilitati alla lettura delle email degli utenti che utilizzano il loro
servizio, e questo rappresenta un possibile abuso della privacy visto
che non è chiaramente scritto o esplicitato nei permessi che richiedono
durante l’installazione.
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