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giovedì 5 aprile 2018

Facebook rimuove più di 250 pagine e profili che erano operati dalla troll factory di San Pietroburgo

La notizia è importante, ma anche tardiva e lacunosa: Facebook ha rimosso 70 account di Facebook e 65 account di Instagram, assieme a 138 pagine Facebook, che erano controllati direttamente dalla troll factory di San Pietroburgo, la famigerata Internet Research Agency (IRA).
Sono pagine soprattutto russe, Facebook dice che il 95% delle pagine era in russo e agiva su scenari interni russi, ma bisognerebbe comunque poter studiare attività ed engagement di queste pagine e profili, per capire se hanno operato - per esempio dal punto di vista pubblicitario - in scenari americani o europei.

E soprattutto per capire le date nelle quali hanno agito. Cosa che non ci viene concessa.

La prima evidenza è che, per quanto riguarda l’interferenza russa nei processi elettorali occidentali (il referendum sulla Brexit in Grand Bretagna, le presidenziali americane che hanno portato all’elezione di Donald Trump, il referendum costituzionale italiano del 5 dicembre 2016, le elezioni presidenziali francesi, con il ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen), queste pagine e dunque questa operazione di Facebook ci dicano relativamente poco, se non che il problema delle ops della Russia c’è stato eccome, anche se non riusciamo a circoscriverlo e quantificarlo con precisione.

Marshall Cohen, analista della Cnn, ritiene che questa chiusura di pagine confermi «quanto mi ha detto un giornalista top a Mosca: l’IRA ormai ha spostato le disinfo ops verso audience interne russe».

È possibile che ciò sia avvenuto dopo il cruciale bienno elettorale 2016-2017.

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