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sabato 18 luglio 2009

La crisi sfiora appena i chip Intel, risultati che non t'aspetti

Il gigante che domina il mercato dei microprocessori, cuore di ogni macchina digitale, ha annunciato numeri migliori delle previsioni. Grazie al successo di netbook e dei notebook

SORPRESA: il mercato dei chip, il cuore di ogni macchina digitale e soprattutto dei nostri computer, non sembra soffrire troppo della crisi.
Giusto ieri la Intel ha annunciato risultati migliori delle attese.
"I risultati Intel del secondo trimestre riflettono le condizioni di ripresa del segmento di mercato dei Pc, e hanno registrato la maggiore crescita trimestrale Intel tra il primo e il secondo trimestre dal 1988", ha spiegato Paul Otellini, Presidente e Amministratore Delegato di Intel, "Forniscono dunque una chiara aspettativa per una seconda metà dell'anno più solida, con il ritorno al normale andamento stagionale della domanda.
La strategia Intel di investire in nuove tecnologie e in prodotti innovativi, unita alla costante ricerca di efficienze operative, continua inoltre a produrre benefici evidenti nel rafforzamento delle nostre performance finanziarie".

Isolata per quattro euro fa condannare Telecom

“Pagavo servizi non richiesti”. Avrà un maxi-risarcimento

Questa è la storia di Davide contro Golia. Una storia riadattata ai nostri giorni, certo, ma sempre quella rimane.
Il nostro «Davide» è una ragazza come tante. La chiameremo Federica, perché lei di essere «Davide» ne avrebbe fatto volentieri a meno e dunque rispettiamo la sua privacy. Il Golia è invece la Telecom, un colosso economico.
Che di Federiche ne incontra tante sulla sua strada, ma le tratta tutte alla stessa maniera perché una vale l’altra. Perché la nostra è diversa?
Perché lei ha avuto il coraggio di mettersi contro il gigante, ha combattuto e ha vinto.
Federica ha incontrato Golia un giorno del 2004 quando, incinta e già con un bambino di 18 mesi, ha deciso di andare a vivere con i genitori in una casa isolata.
Federica aveva un contratto telefonico con la Telecom. Un giorno l’azienda l’ha chiamata e le ha offerto due servizi: Alice Sport e Alice Grande Fratello.
Lei ha rifiutato e ha continuato la sua vita.

Poi, dopo un mese, le è arrivata una bolletta nella quale le avevano conteggiato anche l’attivazione dei due servizi: quattro euro. Lei ha chiamato, ha passato ore del suo tempo a essere rimbalzata tra i vari call center e ha cercato di spiegare che non aveva attivato niente. Da Golia, però, neanche una piega. Ogni mese, in bolletta, la voce per i due servizi compariva inesorabile. Sono partite lettere, sono tornate risposte. Solo dopo mesi la Telecom ha riconosciuto che Federica non aveva mai attivato il servizio, ha chiesto scusa e ha stornato quella somma. Federica pensava fosse finita. Si è trasferita nella nuova casa isolata e la Telecom le ha staccato il telefono. Si erano dimenticati di togliere anche quei quattro euro iniziali.
Ora, voi immaginate una donna incinta che ha un bambino di 18 mesi che lascia, per andare al lavoro, alle cure di una madre cardiopatica. Immaginate che questa donna non possa né contattare casa dei genitori per sapere come sta il figlio, né chiamare un ospedale quando lei è in casa e c’è un problema. Non è un bel vivere.

Ricomincia il carteggio. Con la stessa assenza di risposte. Di solito le altre Federica, a questo punto della storia, hanno già abbandonato. Chi s’impelaga in un delirio del genere per quattro euro? Chi fa causa a un colosso come la Telecom per due spiccioli, sobbarcandosi spese legali, stress, contrattazioni infinite?
Ma a volte Davide trova una fionda sul suo cammino e quindi anche Golia rischia di essere ferito. La «fionda» di Federica si chiama Acu, l’associazione consumatori utenti di piazza Gran Madre 3. La quale decide che no, non esiste che anche «questa» Federica soccomba di fronte al gigante. E così, prendendosi a cuore il caso, propone a Federica: «Facciamo causa, chiediamo i danni. Le spese legali le sosteniamo noi. Se vinciamo, ottieni il risarcimento. Se perdiamo, non paghi niente». Federica e Acu si accordano e parte la causa.

All’inizio Golia contesta. Poi, quando capisce che dall’altra parte non c’è l’intenzione di mollare, offre il risarcimento previsto dalla carta dei servizi Telecom che - dicono dall’Acu - è una miseria. Davide non accetta. Allora Telecom offre 1000 euro. Niente da fare. Davide è andato avanti e ha avuto ragione. Alla fine il giudice di pace ha condannato la Telecom al risarcimento del danno: 2500 euro. Più le spese legali.
Ma quante Federica non hanno una fionda a portata di mano?

venerdì 17 luglio 2009

Legal Bay, la Siae sfida i pirati

Nel progetto musica e film scaricabili senza violare il copyright

La Società Italiana Autori Editori (Siae) promuove "Legal Bay" per fornire musica e cinema digitale legali alla portata di tutti, in contrapposizione al famoso sito di file sharing Pirate Bay, finito sotto accusa in Svezia.

Il progetto è destinato a tutti gli utenti italiani e consentirà di scaricare contenuti digitali audio video in modo sicuro e di grande qualità, offrendo un’alternativa legale ed economicamente sostenibile al downloading illegale.

La Siae, che fa parte del Comitato tecnico contro la Pirateria Digitale e Multimediale costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha assunto l’iniziativa di coinvolgere e coordinare tutti gli operatori del mercato audio video attivi in Italia (oltre agli autori e editori rappresentati dalla Siae, i produttori musicali e cinematografici) e i principali operatori telefonici, in un innovativo accordo volto a promuovere lo sviluppo del mercato legale digitale.

Facebook, un'insalata russa che vale 6,5 miliardi di dollari

Il popolare sito di social network ha ricevuto un'offerta da Mosca, dalla Digital Sky Technologies:
14.77 dollari ad azione.
Il valore di mercato di Facebook sarebbe quindi 13 volte superiore al suo giro d'affari: Google "solo" sei volte

Qual è il valore di Facebook? Secondo la società russa Digital Sky Technologies, che ha offerto ai dipendenti del popolare sito di social network 14.77 dollari ad azione per comprare i titoli della compagnia che hanno in loro possesso, l'azienda di Mark Zuckerberg vale la bellezza di 6,5 miliardi di dollari.
Si tratta di una cifra decisamente più alta di quella fino ad oggi stimata attraverso le quotazioni del titolo sui mercati secondari, dove Facebook veniva valutata attorno 4.7 miliardi di dollari.

giovedì 16 luglio 2009

Bing non è certo Google ma lo insidia da vicino


Abbiamo provato insieme i due motori di ricerca: velocità di esecuzione, completezza nelle risposte, margine di errore, feedback con gli utenti. Scoprendo che...

Schermo, schermo, delle mie brame, chi è il motore di ricerca migliore del reame?
Il gigante Google o il neonato Bing?
Sono infatti molti gli utenti che, a poco più di un mese dal lancio del nuovo gioiello Microsoft, hanno cercato di scoprirlo, in parte incuriositi da Bing, e in parte stanchi della supremazia di Google.

I primi numeri offerti dalla società di marketing ComScore sembrano confermarlo: nella seconda settimana di giugno il motore di ricerca di casa Redmond è stato scelto dal 16,7 per cento di coloro che effettuano ricerca sul web, e ha fornito il 12,1 per cento di risposte sul totale delle interrogazioni fatte online. Raddoppiando di fatto i numeri rispetto ala mese precedente, e portandosi alle spalle di Yahoo! (20,1 per cento del mercato).
Ma è tutto oro quello che luccica?
Per capire quello che sta succedendo nell'eterna lotta fra i big dell'informatica, e in particolar modo tra i motori di ricerca, abbiamo fatto qualche test.

Velocità e precisione. Abbiamo verificato ad esempio la velocità di scaricamento della homepage di entrambi i siti. Un test indicativo, ma che alla prova dell'utenza media può fornire qualche informazioni in più.
E qui è la prima sorpresa: secondo WebSiteOptimization.com
Bing batte Google: 0.91 a 1.71 (con una connessione a 128K).
Risultando più veloce di quasi un secondo. Una differenza, tuttavia, pressoché impercettibile all'utente.

Sesso, denaro e tradimenti un libro fa tremare Facebook

Esce in Italia il 14 luglio, in America è già diventato un caso. Sotto accusa il fondatore del social network più famoso nel mondo. Presto diventerà un film diretto da David Fincher, prodotto da Kevin Spacey

Sesso, bugie e Facebook. L'uomo che sta facendo tremare il social network più famoso del mondo ha la faccia di un ragazzone, i capelli biondi impomatati, l'occhialino che fa intellettuale e un contratto da un milione di dollari.
Ma non fidatevi delle apparenze: Ben Mezrich, 40 anni, da Boston, laurea ad Harvard e una decina di bestseller, è un mostro. E non solo di bravura. Sarah Lacy del Washington Post: "La sua deontologia è disgustosa".
Brad Stone del New York Times: "Sotto una patina romanzesca maschera la completa insulsaggine del suo reportage".
Eppure il suo libro, "The Accidental Billionaires", 227 pagine in uscita il 14 luglio negli Usa per Doubleday, è un successo annunciato.
Non bastava il sottotitolo: "La nascita di Facebook: una storia di sesso, denaro, genio e tradimento". Ci s'è messo pure Kevin Spacey: "Forse pensavate di conoscere la storia di Facebook, ma non potete mai aver sentito questa storia".
Un vero e proprio lancio per il libro già pronto a diventare film prodotto dallo stesso Spacey e diretto dal David Fincher di "Fight Club" e "Benjamin Button".

Dalla Svizzera arriva il Poken biglietto da visita elettronico

Un biglietto da visita aggiornabile via Internet e che si trasmette attraverso un semplice contatto: è il “Poken”, un nuovo marchingegno elettronico che serve per tenere in contatto le persone scambiando la propria identità digitale.
Progettato da una società svizzera di Losanna e distribuito in tutto il mondo, il Poken ha l'aspetto di un “pupazzetto” dotato di una memoria USB capace di contenere numero di telefono, indirizzo di posta elettronica ed eventuali dati dei Social Network a cui si è iscritti.
Collegandolo al computer, il Poken apre un sito doyoupoken.com al quale ci si registra, si aggiornano i propri dati e si conservano quelli degli amici con cui si è collegati grazie a un “poken”, accostando i rispettivi pupazzetti: una lucetta verde testimonia l'avvenuto collegamento e lo scambio del “biglietto da visita”.

mercoledì 15 luglio 2009

Il pacchetto Office gratis sul Web

Storica svolta di Microsoft: «Disponibile dal 2010 e senza l'installazione»
Gli analisti: «Risposta a Google, tramonta l'era del copyright ad ogni costo»

BOSTON
Il pacchetto Office sbarca sul Web, e lo fa in formato gratuito. Un’arma potentissima da usare contro l’arcirivale Google, che meno di una settimana fa ha lanciato la sua sfida al monopolio Microsoft dei sistemi operativi con Chrome OS.

Quello che la casa madre di Windows propone è versione completamente free dei classici del lavoro d’ufficio: Word, Excel, Powerpoint, e l’ancor più antico Wordpad, da utilizzare durante le connessioni internet e senza installazione.
Il passo era già stato fatto, tre anni fa, da Google, che aveva lanciato i primi software basati sul web: ma trovare in rete la copia fedele del programma più familiare potrebbe fare la differenza per milioni di utenti.

La scommessa della società fondata da Bill Gates ha un vago sapore di roulette russa.
I ricavi della vendita del pacchetto Office rappresentano il nucleo centrale del fatturato di Microsoft: ben 9,3 miliardi di dollari dei 14,3 miliardi di ricavi dei primi nove mesi dell’anno fiscale in corso. Proprio questi utili potrebbero volatilizzarsi con la liberalizzazione del prodotto più pregiato. L’apparente contraddizione dovrebbe essere risolta dalla pubblicità. Milioni di utenti che lavoreranno sul web con i software di casa Microsoft però potrebbero trovarsi davanti siti pieni di pubblicità, una visibilità per cui molte aziende sarebbero felici di sborsare milioni di dollari sull’unghia.

Per alcuni analisti, quindi, questa potrebbe essere proprio l’occasione di rilanciare il comparto internet dei creatori di Windows, da anni in declino. La Microsoft lancerà il prodotto Web insieme alla nuova versione del pacchetto Office 2010, nella prima metà del prossimo anno.
Le versioni beta dei due software sono state presentate alla conferenza per i partners commerciali a New Orleans, per essere poi distribuite a decine di migliaia di testers per il perfezionamento.
La guerra Google-Microsoft arriva quindi ad una svolta: la Microsoft abbandona (almeno in parte) la politica del copyright ad ogni costo e accetta di diventare free, per combattere sullo stesso terreno l’ultimissimo rivale firmato Google, il Chrome Operating System. Ma le sorprese non accennano a finire.

I primi quarant'anni di Unix

La tradizione del sistema operativo nato nell'estate del 1969 è diventata anche quella degli utenti Mac con i sistemi operativi mutuati all'inizio del secolo da NeXT. Ma Unix ha una storia più importante e profonda, che ha determinato un cambio epocale nel modo in cui è concepita l'informatica stessa.
Più di Linux, più del Ms-Dos e più di Windows, nelle sue varie versioni.

I quarant'anni sono un momento importante nella vita, perché - stante l'attuale attesa di sopravvivenza - si collocano circa alla metà.
E sono quindi tempi di bilancio, così come al cinema ci si avventurava nelle prime riflessioni a caldo durante l'intervallo tra il primo e li secondo tempo.
Per Unix, si tratta di una riflessione che è celebrativa, vista la ricorrenza di questa estate, sia di un pensiero su quanto profondo, sottotraccia ma pervasivo sia stato il ruolo di questo sistema operativo nel modo in cui concepiamo l'informatica...
Unix, raccontano gli informatici che insegnano nelle università e in rete la storia e l'uso del sistema operativo, è nato come un sistema portabile (cioè trasferibile da una macchina all'altra, a differenza di quanto accadeva con i mainframe), multitasking, multi-utente e time-sharing.
Con Unix arrivano una serie di idee: l'uso del puro testo per l'archiviazione dei dati, il file system gerarchico, sistemi di comunicazione tra processi, una galassia di strumenti software piccoli, compatti, invocabili e collegabili tra loro grazie a un interprete di linea di comando e al mitico "pipe", cioè la funzione che trasforma l'output di un programma nell'input di un altro. Questo è, secondo i docenti e la stessa Wikipedia, il cuore della "filosofia Unix".
Un cuore che adesso è diventato la base dell'informatica.