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martedì 24 aprile 2018

Iptv guida e pericoli

Le liste IPTV sono il fenomeno del momento, tutti ne parlano, molti le cercano, e in tanti si chiedono di cosa si tratti. Questo articolo servirà proprio a questo, a fornirvi tutte le informazioni che vi servono per orientarvi in questo interessante mondo



La tecnologia delle IPTV

La TV si è evoluta e fortunatamente anche le nostre connessioni, ciò ha permesso a diversi provider, anche italiani, di fornire un servizio di televisione trasmessa tramite la rete.
Le IPTV (Internet Protocol Television) sono il metodo che operatori, e non, sfruttano per trasmettere segnali televisivi attraverso la rete. Di fatto, si tratta della trasmissione di flussi video in diretta, quando la diretta non è presente si ha un servizio on demand (in cui è l’utente a richiedere il contenuto) e si parla di Web TV. Web TV sono i portali di video sharing come YouTube e Dailymotion e i siti di alcune emittenti come la Rai.

Le liste IPTV

Online e non si parla moltissimo delle liste IPTV, che contengono spesso i canali in chiaro e quelli pay di Sky e Mediaset Premium. Le liste funzionano in modo concettualmente molto semplice, si tratta di playlist, quindi di file di testo contenenti i link ai flussi (stream) dei vari canali. I pirati hanno modificato diversi decoder digitali e satellitari per prelevare i canali, che poi mettono in rete.
Su Internet si trovano due tipi di liste:
Le liste IPTV pubbliche, che sono gratis, ma sono stabili solo quando contengono i flussi prelevati dai siti degli operatori che trasmettono in chiaro.Le liste IPTV private, che sono a pagamento, di solito sono vendute da ricettatori a fronte di un canone mensile. Queste liste sono stabili, spesso anche in HD, e hanno i canali Pay, sono assolutamente illegali.

Dove si trovano le liste IPTV?

Le liste pubbliche sono facilmente reperibili sul Web facendo una ricerca su Google con la parola chiave “lista IPTV”. Inoltre, se ne trovano molte tramite valide app Android come WatchApp e leggendari addon di Kodi come Evil King.
Le liste private vengono smerciate in modi decisamente più loschi, si raggiunge, di solito, il ricettatore su un programma di messaggistica, tipicamente Skype, e di lì parte la contrattazione e poi la transazione.

Le liste IPTV sono illegali?

La risposta è senza dubbio sì

Che reato si commette usando le liste IPTV?

In molti sono assolutamente convinti che utilizzando le liste IPTV si rischia al massimo un illecito amministrativo e una ammenda.La sentenza della Cassazione n. 46443/2017 e soprattutto le sue motivazioni hanno modificato completamente la situazione. Oggi anche i clienti rischiano grosso, con l’illecito penale con pena di 4 mesi di carcere e una multa di 2000 €.

Perché i canali delle liste IPTV scattano e molti vanno offline?

Le liste IPTV gratuite vanno spesso a scatti, oppure hanno canali che bloccano la visione dopo un piccolo quantitativo di tempo.

Che dispositivi usano i pirati per vedere le liste IPTV?

Di norma i pirati che guardano le liste sono dotati di Smart TV con un client IPTV. Un client è un’app capace di leggere le liste: presentare la lista canali, e avviare i flussi.

Perché i pirati consigliano una VPN per le IPTV?

Ormai gran parte di chi vende liste private, e gran parte dei portali, internazionali e non, che ne parlano, consigliano tutti di usare qualche serio servizio VPN.
I pirati consigliano le VPN perché sono perfettamente consapevoli dei rischi che corre chi utilizza una lista IPTV acquistata.
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19 milioni di indirizzi IP bloccati, cosa sta succedendo in Russia

Si estende la punizione a Telegram: milioni di indirizzi IP collocati sulle nuvole di Amazon e Google sono stati bloccati. Coinvolti anche Spotify e Nintendo
Il braccio di ferro tra Mosca e il servizio di messaggistica istantanea Telegram si ingigantisce e scivola quasi nel grottesco, con la rabbia cieca che finisce per tirare in mezzo un po’ tutti.

Il co-fondatore dell’app, Pavel Durov, aveva risposto con un “la privacy non è in vendita” all’ultima decisione di una corte, che aveva ordinato l’immediato blocco della piattaforma nel Paese.

Mentre Telegram sguscia tra diversi indirizzi IP per eludere l’ordinanza di blocco, il Roskomnadzor (Rkn), organismo di controllo delle telecomunicazioni, ha colpito intere e ampie fasce di indirizzi IP con l’obiettivo di bloccare la fuga, però creando problemi e interruzioni ad altri servizi

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lunedì 23 aprile 2018

Geo-blocking negli acquisti online, la posizione della UE

Parlando di geo-blocking (dall'inglese, letteralmente, blocco geografico) si fa riferimento a quel particolare sistema attraverso il quale viene impedito agli utenti di un sito Web di accedere ed acquistare i contenuti, i prodotti o i servizi che vi vengono offerti, nel caso in cui quello specifico sito sia localizzati in uno Stato Europeo diverso da quello di appartenenza del singolo utente.
L'Unione Europea, riconoscendo il geo-blocking come una pratica discriminatoria e penalizzante per i cittadini europei, ha deciso di intervenire attivamente al fine di rimuovere quelli che sono stati interpretati e che di fatto comportano dei gravi ostacoli alla libertà di iniziativa economica e di concorrenza, oltre che all'esercizio concreto dei diritti dei consumatori.

Le difficoltà concrete
Allo stato attuale, solo il 15% dei cittadini europei (stando a quanto riportato sul sito ufficiale del Consiglio Europeo, www.consilium.europa.eu) effettua acquisti online su siti Internet che hanno la propria base in uno Stato diverso dal proprio.

La principale causa di tale situazione, però, non è riconducibile a scelte nazionaliste dei consumatori, ma è connessa proprio alla presenza di forme di blocco geografico che vengono poste nella navigazione online e che impediscono di fatto agli utenti di acquistare beni e servizi tramite siti esteri.

Se si presta attenzione a queste ipotesi, già da una rapida ricerca emerge, infatti, che molti siti di e-commerce consentono, concretamente, l'acquisto dei propri prodotti soltanto ai clienti che si trovano nel loro stesso Stato. E la forma più comune con cui tale limite è realizzato è il reindirizzamento dell'utente estero alla corrispondente piattaforma Web del suo paese di appartenenza.

Si tratta, appunto, di un meccanismo che va a ledere il consumatore finale, in particolare quando oggetto della richiesta sono prodotti autoctoni dello Stato in cui è localizzata la sede operativa del sito. In tali casi, infatti, è molto frequente che l'utente si ritrovi costretto ad acquistare il prodotto di suo interesse ad un prezzo più alto rispetto a quello offerto all'estero, se non direttamente a dovervi rinunciare a causa della mancata disponibilità di quel prodotto sul Sito nazionale verso il quale il consumatore è stato, suo malgrado, reindirizzato.

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Recuperare messaggi WhatsApp cancellati senza backup

Nella malaugurata ipotesi in cui si siano eliminati alcuni contenuti o messaggi su WhatsApp, senza poter far affidamento su una copia di backup, esiste ancora la possibilità di recuperarli. Come? Semplicissimo, utilizzando software e applicazioni in grado di scansionare la memoria dello smartphone (che esso monti un sistema operativo Android oppure iOS), alla ricerca dei dati cancellati.
Tutto molto bello, sì, bisogna però smorzare parzialmente gli entusiasmi. Affinché infatti il tentativo di recuperare messaggi WhatsApp cancellati senza backup vada a buon fine, è necessario che i settori di memoria occupati dai file erroneamente eliminati, NON siano stati sovrascritti (ne avevamo già parlato in Come recuperare file cancellati da PC e in Come recuperare immagini cancellate Android).

Applicazioni utili al recupero messaggi di WhatsApp in assenza di un backup
Tra le molte applicazioni esistenti per il recupero di dati eliminati (erroneamente o meno) dalla memoria dello smartphone abbiamo provato EaseUS MobiSaverche consente, previo root di Android, di analizzare lo storage di un dispositivo alla ricerca di files (per saperne di più sul root, è consigliata la lettura di “Root Android: che cos’è e come ottenerlo” e di “Ottenere i permessi di root”).
Non solo, bisogna assolutamente ricordare che l’installazione di nuove app sul telefono potrebbe determinare la sovrascrittura dei settori di memoria precedentemente occupati dai messaggi che si desidera recuperare, il che espone al rischio di perdita definitiva dei dati.

EaseUS MobiSaver
Sebbene l’applicazione offerta da EaseUS Data Recovery Software sia scaricabile gratuitamente dal Google Play Store, la versione free consentirà esclusivamente la visualizzazione dei messaggi eliminati. Per il ripristino degli stessi sarà necessario effettuare acquisti in app (per un valore dichiarato sulla pagina dello sviluppatore di 6,49 euro).

Software per computer utili a recuperare messaggi WhatsApp cancellati senza backup
Nel caso in cui si volesse scongiurare la possibilità di sovrascrittura dei settori di memoria del telefono occupati precedentemente dalle immagini che si desidera recuperare, si può tentare la via dei software di data recovery per computer. Anche in questo caso potrebbe essere necessario effettuare il root del telefono (per saperne di più è consigliata la lettura di “Root Android: che cos’è e come ottenerlo” e di “Ottenere i permessi di root”).

WhatsApp Data Recovery
Accedendo al sito recoveryitalia.it, infatti è possibile effettuare il download gratuito di WhatsApp Data Recovery. Questo software, offerto da Recovery Italia (azienda leader nel settore del recupero dati), consente il recupero di chat testuali e di analizzarle con quello che, citando il sito ufficiale, è un “sistema di ricerca forense per la localizzazione delle chat cancellate”

WhatsApp vietato ai minori di 16 anni: lo stabilisce il nuovo Regolamento europeo

Gli utenti che hanno meno di 16 anni non potranno utilizzare la piattaforma di messaggistica pìù importante al mondo.
È quanto stabilito dal Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali che potrebbe innalzare l'età di uso consapevole dell'applicazione dai 13 anni precedenti ai 16 anni attuali.

L'annuncio arriva direttamente dal alcune indiscrezioni di WABetaInfo ma ancora non confermate dagli sviluppatori dell'applicazione.

Il messaggio sembra essere più chiaro che mai:
Per rispettare i nuovi Termini de servizio di WhatsApp (disponibili in futuri, ***forse***non più tardi del 25 maggio), WhatsApp ti richiede di avere almeno 16 anni per usare il servizio (attualmente l’età minima è di 16 anni).

Una novità importante che l'azienda potrebbe procedere ad inserire nella propria policy adeguandosi al Regolamento generale per la protezione dei dati personali e dunque garantire anche una qualche difesa, se possibile, ai più piccoli che negli ultimi anni stanno ottenendo forse troppe libertà in un'età in cui forse dovrebbero essere maggiormente difesi.

La legge europea però sembrerebbe andare in conflitto con quella americana (Children's online privacy protection Act) utilizzata da tempo che vede come età i 20 anni.

In questo caso però sembra che la piattaforma di messaggistica voglia dare maggiore credito al regolamento europeo cercando di adattarsi appunto ai 16 anni come età minima per utilizzare l'applicazione anche senza un consenso del titolare della responsabilità genitoriale.

Insomma una situazione, quella dei social come anche dei servizi di messaggistica del nuovo millennio, che destano sempre grande preoccupazione soprattutto quando ci sono di mezzo dei bambini o poco più che bambini.

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