Un'analisi forense pagata da Jeff Bezos ha scoperto che il suo cellulare ha condiviso, senza lasciare traccia apparente, un’enorme quantità di informazioni personali ad un soggetto esterno, attualmente sotto indagine, a seguito di un vero e proprio hack.
Lo svela il Guardian e tutto sarebbe partito dalla ricezione di un file video via WhatsApp, spedito a Bezos dal futuro re dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman.
A quanto sembra, il messaggio in questione è arrivato sullo smartphone del fondatore di Amazon il 1 maggio 2018 e dunque da allora, fino alla scoperta dell’intrusione, il dispositivo ha continuato a inviare informazioni. WhatsApp ha 1,5 miliardi di utenti attivi e oltre 1 miliardo di gruppi, ed è l'app di messaggistica più popolare al mondo.
Quello che è accaduto a Bezos può capitare a chiunque.
Intanto l'ambasciata saudita a Washington ha smentito e chiesto un'indagine.
Nel 2019, WhatsApp ha citato in giudizio il gruppo NSO per aver violato almeno 1.400 telefoni appartenenti ad altrettanti individui, noti e non, tra giornalisti e attivisti, utilizzando proprio Pegasus.
Nel 2019, WhatsApp ha citato in giudizio il gruppo NSO per aver violato almeno 1.400 telefoni appartenenti ad altrettanti individui, noti e non, tra giornalisti e attivisti, utilizzando proprio Pegasus.
Nonostante la società israeliana abbia più volte negato le accuse, varie indagini hanno scoperto che nei telefoni delle vittime c’era lui, Pegasus, o almeno parte del codice di sviluppo usato per creare il programma-spia.

