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martedì 22 gennaio 2019

Chiavette USB e cyber security: vietarle è possibile?

A causa dei tanti problemi che causano in termini di cybersecurity, le chiavette USB sono cadute in disuso in numerose aziende. Sbarazzarsene completamente, tuttavia, significherebbe utilizzare la rete IT come unico canale per lo scambio di documenti.
Un approccio che prevede l’archiviazione delle informazioni all’interno della rete o nel cloud senza alcuna possibilità di trasferimento dall’una all’altra postazione di lavoro tramite dispositivi fisici. 
Qual è la strategia migliore?

La chiavetta USB: va vietata?
Sfortunatamente, le chiavette USB sono ancora uno degli strumenti più utilizzati per diffondere virus, a dispetto della costante sensibilizzazione degli utenti sulle più elementari regole di protezione. 
L’ultimo report di Honeywell offre una panoramica alquanto inquietante per ogni esperto di sicurezza informatica: il 40% delle chiavette USB conterrebbero almeno un file malevolo, di cui il 26% darebbe luogo a problematiche operative. 
Di fronte agli evidenti rischi di uno strumento ambiguo, è comprensibile perché IBM abbia preso la – controversa – decisione di vietare l’utilizzo delle chiavette USB. 
Divieto realizzabile?
Utile?

Come implementare un tale divieto in un’azienda in cui non è possibile sostituire con dispositivi privi di porte USB l’intero parco PC schioccando le dita? 
Perquisiamo i dipendenti all’ingresso? 
Ostruiamo le porte USB con il chewing gum
Mettiamo i desktop formato tower sottochiave
Nessuno è in grado di tenere sotto controllo tutti i dispositivi USB impiegati in azienda, a meno di monitorare o bloccare in tempo reale qualsiasi macchina connessa alla rete aziendale”