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giovedì 27 dicembre 2018

Nel 2018 è record di ricatti online: minacce con video erotici e furti alle aziende

La direttrice della Polizia postale Nunzia Ciardi: «Così attaccano i sistemi. Videoricatti erotici, record di denunce». 42 milioni soffiati alle imprese dai nuovi pirati di Internet
«Ho la cronologia dei siti che hai visitato, se non vuoi che la diffonda ai tuoi contatti mail devi pagare un riscatto in bitcoin entro 48 ore»: l’ultima ondata di lettere minatorie spedite a centinaia di caselle di posta elettronica è di qualche giorno fa. 

L’ennesima, in un anno che segna un vero e proprio record per i ricatti sul web. Sono avvertimenti per chi «visita i siti porno» oppure custodisce «foto erotiche», ma anche vere e proprie richieste di riscatto ai dipendenti «se non vuoi che blocchi la rete informatica aziendale» fino a 5.000 euro. 

Molto più alta è la somma rubata dai conti bancari di numerose aziende pubbliche e private con un’intrusione nei sistemi: 40 milioni di euro in appena dodici mesi. 
Una cifra da capogiro che ha provocato gravi danni ad alcune società statali in un caso sono spariti otto milioni di euro e ha ridotto sul lastrico medie e piccole imprese.

Estorsioni sessuali
Sono 1.460 le persone che hanno trovato il coraggio di denunciare
di aver ricevuto intimidazioni per versare soldi ed evitare così la spedizione ai propri amici e familiari di filmini e foto porno. In questi casi si trattava di uomini e donne adescati via social che poi avevano aderito a una chat erotica e hanno chiesto aiuto alla Postale dopo aver già pagato o prima del versamento.

I conti svuotati
Ammonta esattamente a 42 milioni e 237 mila euro
la sparizione dei soldi dai conti delle imprese. 
Un vero e proprio record se si pensa che lo scorso anno erano stati rubati complessivamente 15 milioni e 670 mila euro. 
Le modalità di attacco sono ben spiegate nel dossier della Postale che evidenzia lo sottolinea la stessa Ciardi come «questi attacchi cyber sempre più sofisticati e avanzati minano la tenuta economica del sistema Paese». 
Si tratta di gruppi con «un “capo” dell’articolazione “tecnologica” e un reclutatore in grado di disporre di una rete di uomini d’affari e semplici muli, incaricati di aprire società e conti correnti fittizi in tutto il mondo (specie in Africa e Asia), allo scopo di incassare e poi riciclare i proventi illeciti».