L’ultima generazione di strumenti pubblicitari per smartphone consente
agli sviluppatori di accorgersi quando un utente ha cancellato il loro
software e di riproporgli messaggi pubblicitari mirati a riconquistarlo
Normalmente quando un’app viene disinstallata
dallo smartphone è perché chi la usa non vuole più saperne nulla: non è
più utile al suo scopo, occupa troppo spazio o semplicemente il
servizio che offre ha stancato.
Presto però ha denunciato in questi
giorni Bloomberg sempre più app potrebbero dotarsi di un’abilità fastidiosa: capire di essere state cancellate e riproporsi per il download
tramite annunci pubblicitari sullo smartphone dell’utente che ha deciso
di voltare loro le spalle, in uno scenario reso possibile da alcuni
strumenti pubblicitari di nuova generazione, messi a disposizione agli
sviluppatori di app da società specializzate.
Da sempre in realtà gli sviluppatori inseriscono all’interno delle
proprie app degli strumenti per capire come queste vengano utilizzate
dai propri utenti; si tratta di righe di codice innocue che si occupano
di inviare alla casa di sviluppo alcuni dati
che forniscono indicazioni su come rendere più piacevoli le interazioni
con quanto visualizzato sullo schermo, o su quali funzionalità sono più
apprezzate.
Gli ultimi set di strumenti in via di diffusione però
rendono possibile avvisare gli sviluppatori anche di quando un’app viene
disinstallata dal telefono di un dato utente, accorgendosi quando dal
dispositivo non vengono più richieste notifiche di aggiornamento.
Di qui
gli sviluppatori hanno poi la facoltà di utilizzare l’id univoco fino
a quel momento assegnato a quel dispositivo per inviargli messaggi
pubblicitari relativi proprio al prodotto che ha appena cancellato.
Tenere traccia di quante volte e quando un’app viene disinstallata
può aiutare gli sviluppatori a capire che qualcosa non va nel loro
prodotto — ad esempio incentivandoli a risolvere un bug che credevano
poco rilevante; abusare di questi strumenti associando le cancellazioni ai dispositivi però porterebbe a conseguenze lesive della privacy degli utenti.
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