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giovedì 22 novembre 2018

Lasciare vocali Whatsapp è da maleducati?

Pro e contro di una delle forme di comunicazione più odiate di sempre.
Erano praticamente estinti; un residuo del passato associato alle segreterie telefoniche. 
D’altra parte, chi ha più bisogno di lasciare un messaggio vocale in segreteria quando si può riattaccare il telefono e inviare un sms o scrivere su WhatsApp? 
I necrologi non sono tardati ad arrivare: studi di Pew Research, analisi di esperti e articoli sulle testate specializzate concordavano tutti: i messaggi vocali stanno per sparire, sostituiti dall’incessante battere sulla tastiera dello smartphone per inviare un messaggio di testo dopo l’altro.
E poi, le cose hanno iniziato a cambiare: nel 2011, la app cinese WeChat ha introdotto per prima la possibilità di inviare e ricevere messaggi vocali; seguita nel 2013 prima da Messenger e poi da WhatsApp. 
Una resurrezione andata in scena in sordina, gradualmente; senza che la maggior parte di noi si rendesse conto del disastro a cui stavamo andando incontro.
Un disastro che si è concretizzato negli ultimi due anni, quando le app di messaggistica istantanea hanno iniziato a riempirsi di messaggi vocali interminabili; della durata che può arrivare anche a cinque minuti, in cui il dono della sintesi del messaggio testuale viene sostituito da una sovrabbondanza di parole e ripetizioni inutili dello stesso concetto.
Benvenuti nell’epoca delle molestie vocali.

Per ascoltare i messaggi vocali mentre si è in ufficio, è necessario avere le cuffie a portata di mano o andare a rintanarsi in un posto tranquillo in cui gli altri non possono sentire quello che si dice”, si legge per esempio su The Ringer.
Una critica diffusa, che probabilmente appartiene a tutti quelli che vediamo per strada mentre tengono il telefono in orizzontale per avvicinare l’orecchio all’altoparlante dello smartphone.
Eppure i messaggi vocali si possono ascoltare normalmente, tenendo lo smartphone come durante una classica conversazione telefonica. In questo modo, la privacy è salva. Non solo: ogni tanto un messaggio vocale è quello che ci vuole, magari per velocizzare uno scambio testuale quando si è in difficoltà a elaborare un pensiero.
Quante volte vi siete trovati a fissare “X sta scrivendo…” su WhatsApp per minuti e minuti; o i pallini di Messenger che continuano a riprodursi senza sosta senza mai trasformarsi in un testo vero e proprio?

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