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domenica 14 ottobre 2018

Dieci anni con tutta la musica del mondo

Nell'ottobre 2008 nasceva Spotify, e nulla sarebbe stato come prima...
Già, ma chi paga?
E la qualità del suono?
E siamo sicuri che quello che ci troviamo di fronte sia davvero "tutto”, e non invece una grande illusione?
Considerazioni varie e attuali su una rivoluzione culturale e i suoi derivati

Dieci anni fa Spotify entrava nelle nostre vite
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Ma sarebbe più corretto dire che dieci anni fa Spotify nasceva e basta, nelle nostre vite ci sarebbe entrato solo qualche anno dopo.
Com’era la nostra vita dieci anni fa, in tema di musica?
Dischi già non se ne vendevano più da un pezzo, il revival da interior design del vinile non era ancora esploso, tra Torrent e altro chi ne era capace tentava di piratare e scaricare l’impossibile audio/video, tutti stavano su MySpace, si ascoltava musica su oggetti bianchi e rettangolari pesanti quanto una mattonella 20×20 – gli iPod.
Poi arrivò questa cosa molto americana nella sostanza, ma svedese di estrazione che prometteva a tutti cosa?
Sostanzialmente un accesso illimitato alla musica, a una banca dati che contenesse tutto e tutte le musiche del mondo.
Come? Così, esatto, bastava corrispondere un abbonamento fisso e si sarebbe aperto un all you can eat planetario della musica.
All you can ear.

All’epoca sembrava la solita americanata (parola in disuso, oggi: quanto il cambiamento della lingua e delle parole usate dice del nostro quotidiano); bella, sì, in potenza, ma quando mai si realizzerà?
E invece, piano piano tutto accade: la gente fa la coda in Piazza Cordusio a Milano alle 11 del mattina e alle 6 del pomeriggio per andare da Starbucks.
Uniqlo sta per aprire un megastore lì vicino.
E negli anni ci siamo abituati a sostituire un pantheon di firme con i vari H&M, Zara, Pull & Bear e compagnia che una volta facevano tanto Oxford Street e da lì sembrava non avrebbero mai cambiato domicilio.

Spotify, quindi.
In linea di principio, strumento in grado di produrre la massima eccitazione per un appassionato di musica.
Solo che, come tutti i grandi prodotti di successo, non si rivolge solo a chi è appassionato di musica, ma a tutti.
Porta la musica direttamente dentro la vita e la quotidianità.
Dentro agli schermi dei computer che ci imprigionano dandoci lavoro e distrazioni tutti i giorni, dentro ai telefoni, radiografie della nostra vita.
Spotify è a portata di mano, quindi troppo comodo e tentatore per starne lontano. Aprii un account quanto prima.
Da non credersi, una vertigine la quantità di musica disponibile.
Tutto quello che vuoi, lì dentro c’è, sempre. Sempre, anche nella tua vita spiccia: in metro, quando corri su un tapis roulant controllando quanto manca alla fine della corsa e della canzone.
Seduto a casa davanti a un computer, o in ufficio, se l’azienda non ti ha disattivato la possibilità di raggiungerlo.
Ma che importa, tanto c’è il telefono.
Basta digitare e trovi tutto, come fosse un buffet per le orecchie, continuare all’infinito, senza dire mai basta.
E ai buffet, si sa, molti ironizzano, ma tutti accorrono.
Tuttavia, Spotify non condiziona solo la nostra vita quanto a costumi e consumi, ma anche nella modalità d’ascolto.

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