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giovedì 5 luglio 2018

Non avete mai capito cosa è la blockchain?

Cos’è?
Si potrebbe definire una specie di registro pubblico e decentralizzato che sfrutta la tecnologia «peer-to-peer» (da pari a pari) per validare transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente.
Ogni blockchain pesa alcuni gigabyte, si accede attraverso internet e funziona un po’ come una email condivisa (o un Google Doc) alla quale accedono tutti coloro che ne hanno «la chiave». Per le transazioni economiche serve l’adozione di una criptovaluta.

Esistono tre tipologie di blockchain:

1) pubblica, a cui chiunque può accedere alla pari ed effettuare transazioni una volta scaricata la blockchain;

2) appartenente a un consorzio, e quindi formata da un gruppo prestabilito di nodi, a cui può accedere chiunque oppure i soli partecipanti al consorzio, a volte con accesso limitato alle informazioni;

3) privata, e quindi gestita da una sola organizzazione (può essere il caso di un’azienda che la utilizza per tutta la sua attività, di cui tutti i partecipanti sono a conoscenza).

Banche, governi e imprese tradizionali stanno già sperimentando questa tecnologia: ad esempio il Venezuela ha lanciato una criptovaluta — il petro — sostenuta dalle riserve petrolifere nazionali per sopravvivere alla dura crisi economica che ha colpito il Paese e che ha portato a una svalutazione del bolivar e a un’inflazione che ha superato il 40.000%. Secondo l’amministrazione Maduro, il petro potrebbe aiutare il tesoro a pagare il debito e sostenere le importazioni di beni fondamentali. L’uso della blockchain, tuttavia, può essere applicata a numerosi ambiti.