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lunedì 2 luglio 2018

Guida Android: come migliorare la qualità delle fotografie

Le performance fotografiche degli smartphone rappresentano oggi uno dei fattori determinanti in fase d'acquisto. Del resto, realizzare una fotografia è senza dubbio una delle funzionalità maggiormente utilizzate di questi prodotti, vista anche la facilità di condivisione con i social.
Il mondo Android offre una miriade di dispositivi equipaggiati con fotocamere differenti e che quindi, in quest'ambito, restituiscono scatti più o meno validi.

Gli smartphone top di gamma, mediamente, riescano a scattare fotografie di ottimo livello. Di contro però buona parte del mercato si compone di dispositivi appartenenti alla fascia media e a quella bassa, che certamente non offrono di default le medesime performance dei prodotti premium.

Quale app utilizzare per scattare le fotografie

Tutti gli smartphone hanno preinstallata un'applicazione che consente di scattare fotografie e registrare video. Ognuna di queste app sfrutta degli algoritmi proprietari più o meno efficaci, che intervengono nell'elaborazione dell'immagine e nella gestione delle varie funzionalitàA seconda del produttore dello smartphone, e dunque degli algoritmi utilizzati, l'applicazione "fotocamera" può restiture scatti convincenti o meno. Senza dimenticare come alcune app diano accesso a determinate funzionalità magari assenti in altre, come ad esempio la possibilità di realizzare fotografie completamente in manuale settando di volta in volta i vari parametri (ISO, bilanciamento del bianco, esposizione ecc...).Impossibile non citare la Google Camera. Si tratta dell'applicazione installata di default negli smartphone Pixel, che offre un'elaborazione dell'immagine di primissimo livello, ovviamente coadiuvata dall'ottimo hardware integrato nei dispositivi dell'azienda di Moutain View. La Google Camera può essere installata anche su smartphone di terze parti, in via non ufficiale, a patto però che questi siano basati su determinati SoC Snapdragon di Qualcomm.

HDR e flash, non bisogna abusarne

La sigla è l'acronimo di High Dynamic Range e, senza scendere in troppi tecnicismi, si tratta di una modalità che, al momento dello scatto, crea delle immagini attraverso l'elaborazione di più fotografie dello stesso soggetto, realizzate con differenti valori di esposizione.Solitamente si parla di 3 scatti, di cui uno con la corretta esposizione, uno sovraesposto e l'altro sottoesposto. La logica è quella poi di unire le tre immagini via software al fine di ottenere una fotografia finale perfettamente ottimizzata, contenente tutti i dettagli che sarebbero andati persi nelle zone sovraesposte e sottoesposte.
Con l'HDR attivo dunque, lo smartphone realizza più scatti della stessa scena allo stesso momento.
L'HDR risulta poco adatto anche nelle scene ad alto contrasto. Ad esempio, nel caso in cui si voglia evidenziare il contrasto tra le parti chiare e scure della fotografia (magari in una situazione con delle ombre), questa modalità rischia di appiattire la foto, rendendola meno espressiva. Discorso analogo nel caso di situazioni con colori molto vivaci o saturi, con il rischio di creare un effetto "bruciato".Discorso differente invece per le foto in esterna. In questo caso infatti c'è un forte contrasto tra le varie aree, con il sensore delle fotocamera degli smartphone che spesso si trova in difficoltà a restituire i dettagli delle zone più in ombra e di quelle meglio illuminate, senza dimenticare la gestione della differente illuminazione tra cielo e terra.

Scattare in manuale

Lo scatto di una fotografia con uno smartphone deve mantenere di base un concetto imprescindibile, che è quello dell'immediatezza. Del resto, ciò che ha consentito a questi dispositivi di mandare quasi in pensione le vecchie macchine digitali compatte è stata soprattutto la velocità con cui è possibile realizzare un'immagine, abbinata alla portabilità degli stessi.Per questa tipo di utilizzo è bene rivolgersi ad altre categorie di prodotti, magari pensati appositamente per la fotografia (reflex, mirrorless ecc...). Ciò non toglie però come sia possibile tenere a mente alcuni accorgimenti rapidi in grado di poter fare la differenza.il suggerimento è quello di tenere sotto controllo tre parametri. Il primo di questi è il tempo di esposizione, ovvero il periodo in cui l'otturatore della fotocamera rimane aperto consentendo alla luce di raggiungere il sensore. Il secondo parametro da poter tenere sotto controllo è quello degli ISO, un valore che indica la sensibilità del sensore alla luce. Semplificando, tanto più il valore è alto, tanto più la fotografia sarà luminosa ma con tanto rumore. In ambito smartphone, non è particolarmente consigliato salire con gli ISO, vista la particolare compressione dei pixel del sensore.Infine, la messa a fuoco. Anche questo parametro può essere controllato manualmente, con la comparsa di uno slider che, a seconda della posizione del soggetto, va fatto scorrere da destra (messa a fuoco vicina, circa 30-40 cm in ambito smartphone) verso sinistra (messa a fuoco all'infinito). Una possibilità che può rivelarsi molto utile soprattutto in notturna, dove spesso gli smartphone faticano nella messa a fuoco.

Le applicazioni per l'editing

Buona parte delle fotografie scattate con gli smartphone, vengono poi condivise sui social e attraverso i servizi di messaggistica istantanea: da Instagram a Facebook, passando per Whatsapp e Telegram, fino ad arrivare a Twitter e Pinterest. Ecco spiegata la ragione dell'enorme successo delle app per l'editing, che consentono di aggiungere gli effetti più disparati alle immagini.
Tra le migliori, segnaliamo Prisma, Photoshop Express, VSCO, Afterlight. La più apprezzata però è probabilmente Snapseed, acquisita da Google nell'ormai lontano settembre 2012, che mette a disposizione tantissimi strumenti e funzionalità per poter modificare gli scatti realizzati con gli smartphone.

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