Le stringenti limitazioni che impone la normativa italiana sui campi elettromagnetici potrebbero condizionare negativamente lo sviluppo delle nuove reti 5G. Un recente approfondimento dell'ITU, l'Unione internazionale delle telecomunicazioni, denominato The impact of RF-EMF exposure limits stricter than the ICNIRP or IEEE guidelines on 4G and 5G mobile network deployment, evidenzia
"serie preoccupazioni" per l'assetto regolamentare di alcuni Paesi, fra
cui appunto Italia, Cina, India, Polonia, Russia e Svizzera.
Ma anche
città come Bruxelles e Parigi.
È stato citato il caso emblematico della
Polonia, che con i nuovi bandi di frequenza a 700 MHz, 2300 MHz e
3.4-3.8 GHz godrà come gli altri di un raddoppio dello spettro e maggiore capacità mobile
da impiegare nella 4G e 5G. Il problema è che incrementerà anche la
potenza trasmessa dei siti e soprattutto nelle aree metropolitane
potrebbe essere complicato rispettare i limiti.
Alcune nuove tecnologie,
come Massime MIMO, beamforming e small cell non sarebbero in grado di
essere sfruttate al meglio.
Una soluzione potrebbe essere quella di moltiplicare il numero dei siti,
ma i costi salirebbero alle stelle e lo scenario costringerebbe gli
operatori dal 2025 ad aumentare il numero di antenne del 350% nelle aree urbane e del 700% in quelle più densamente popolate.
Considerate
le attuali limitazioni, sempre in Polonia, sarebbero costretti a
rallentare sul fronte sviluppo e non soddisfare adeguatamente la
domanda. Il traffico dati annuo mobile è stimato con una crescita (CAGR)
del 36% fino al 2020, del 29% fino al 2025 e del 15% fino al 2030. In
pratica rispetto al 2016 è destinato a crescere in 14 anni di ben 24
volte.
Ciò vuol dire in sintesi che già a partire dal 2020, il 22% di
domanda di traffico potrebbe non essere soddisfatta - con casi limite
nelle aree più popolose del 63%.
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