venerdì 21 marzo 2008

Jacques Attali: «Chi non promuove l'accesso a internet è condannato al declino»

Un Paese che non promuove l'accesso a internet è condannato al declino. Esattamente come chi qualche anno fa non ha intuito la portata dall'invenzione del telefono. Jacques Attali era tra gli ospiti più attesi all'Innovation forum di Idc che si è appena concluso a Milano. E la sua difesa di internet, in particolare dell'importanza dell'accesso universale alla banda larga, è stata una delle parti più decise del suo intervento. Il presidente della commissione incaricata da Sarkozy di individuare proposte di riforme in senso liberale da qualche mese gode di fortissima popolarità, in particolare in Italia. Forse proprio per questo ci ha tenuto subito a chiarire un concetto: "non sono qui per recitare il ruolo dello straniero che critica il Paese di cui è ospite". Anche perché il concetto stesso di straniero, nell'ecosistema dell'innovazione, è ormai messo in discussione. "Per fare innovazione ci vuole innanzitutto apertura – ha detto Attali -. Gli innovatori non si dimenticano che uno dei fondatori di Google, Sergey Brin, è russo, così come il fondatore di Ebay, Pierre Omidyar, è iraniano".
Questo per dire che gli Stati Uniti non sono l'unico baricentro. Che altri Paesi si sono affacciati come protagonisti (Attali ha citato più volte la Corea), che lo scambio dei cervelli tra i Paesi è fondamentale. "Le università sono i posti dove si gioca l'innovazione di domani i ricercatori devono essere attirati e pagati bene - ha proseguito, azzardando un paragone vagamente ironico: – le squadre di calcio sono disposte a sborsare cifre astronomiche per i talenti, perché portano vantaggi a tutto il gruppo". Anche le città vanno pensate collettivamente come luoghi dell'innovazione: Mountain View, dove ha sede Google, oppure alcune città coreane ne sono un esempio. Anche perché di fronte abbiamo un orizzonte che muta in fretta. "Presto avremo l'internet degli oggetti – ha spiegato Attali – tutto sarà collegato alla rete". Non solo. "Le nanotecologie sono già qui, in un chip di 10 nanometri si può mettere tutto quello che oggi sta su un normale microchip". Poi le neuroscienze che aprono scenari inediti nell'interazione tra cervello umano e informatica.
Infine è passato all'analisi della situazione italiana. "L'Italia ha due problemi in particolare: il primo è la debolezza dello Stato". Il presidente della commissione per la liberazione della crescita francese ha aggiunto che in Francia il problema è esattamente il contrario: "lo stato è onnipresente". Anche se il problema italiano "più grave" è il digital divide. A corredo della sua analisi i dati appena presentati dal terzo rapporto del forum dell'Innovazione digitale: la diffusione della banda larga nelle aree rurali in Italia è due terzi rispetto alla media europea, lo stesso dato riguarda la percentuale di famiglie che ne hanno l'accesso. "Entro il 2011 in Francia porteremo la banda larga al 100% delle persone", ha invece promesso. Anche perché "tra dieci anni vivremo nell'era della ubiquità nomade: saremo sempre connessi, sempre informati". E' per questo che un Paese che oggi decide di non promuovere l'accesso alla rete "è condannato al declino". Esattamente come chi qualche anno fa non ha "realizzato l'importanza dell'invenzione del telefono".

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