Visualizzazione post con etichetta post. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta post. Mostra tutti i post
giovedì 2 settembre 2021
I post più visti su Facebook sono diventati un problema
Facebook ha un problema. Cioè ne ha diversi ma in questi giorni il problema numero uno sembra essere diventato: i post che condividiamo, quelli con cui interagiamo. Quali sono?
venerdì 23 marzo 2018
Attenti al post o al tweet, possono costare il posto di lavoro
A volte può bastare un post - o anche un tweet - per essere licenziati.
Ma altre volte, invece, i dipendenti troppo “disinvolti” nel citare sui social network il datore di lavoro o i colleghi vengono “salvati” dai giudici. Negli ultimi anni sempre più spesso l’utilizzo dei social network sui luoghi di lavoro è entrato nelle aule dei tribunali, con risultati non sempre scontati né uniformi.
Se infatti la partita si gioca spesso sul filo del diritto di critica, le interpretazioni rischiano - a volte - di essere soggettive.
Così, per il Tribunale di Busto Arsizio (sentenza 62/2018) sono sufficienti i pochi caratteri dei tweet per ledere l’immagine del datore di lavoro e «rendere esplicito un atteggiamento di disprezzo verso l’azienda e i suoi amministratori».
Il fatto è stato commesso ai danni di una compagnia aerea quando esisteva ancora il limite dei 140 caratteri (oggi passati a 280): sufficienti, per il giudice, per ritenere leso il rapporto fiduciario con l’azienda.
Il diritto di critica ha infatti dei precisi requisiti che, se varcati, possono ledere il vincolo di fedeltà alla base dei rapporti di lavoro.
keep reading
Ma altre volte, invece, i dipendenti troppo “disinvolti” nel citare sui social network il datore di lavoro o i colleghi vengono “salvati” dai giudici. Negli ultimi anni sempre più spesso l’utilizzo dei social network sui luoghi di lavoro è entrato nelle aule dei tribunali, con risultati non sempre scontati né uniformi.
Se infatti la partita si gioca spesso sul filo del diritto di critica, le interpretazioni rischiano - a volte - di essere soggettive.
Così, per il Tribunale di Busto Arsizio (sentenza 62/2018) sono sufficienti i pochi caratteri dei tweet per ledere l’immagine del datore di lavoro e «rendere esplicito un atteggiamento di disprezzo verso l’azienda e i suoi amministratori».
Il fatto è stato commesso ai danni di una compagnia aerea quando esisteva ancora il limite dei 140 caratteri (oggi passati a 280): sufficienti, per il giudice, per ritenere leso il rapporto fiduciario con l’azienda.
Il diritto di critica ha infatti dei precisi requisiti che, se varcati, possono ledere il vincolo di fedeltà alla base dei rapporti di lavoro.
keep reading
Iscriviti a:
Post (Atom)

