Il conflitto cui stiamo assistendo inermi vede nell’ampio ricorso allo strumento informatico una delle sue peculiarità. I social stanno corto circuitando i campi di battaglia con le nostre case contribuendo ad instillare frustrazione e paure su scala globale, mentre espongono le popolazioni dei paesi coinvolti e gli internauti di tutti il mondo a pericolose compagne di disinformazione.
Gli attacchi informatici, sino ad ora, hanno coadiuvato a vario titolo una strategia militare e fortunatamente non hanno avuto gli effetti che potrebbero sortire se indirizzati contro infrastrutture critiche. Il campo di battaglia si è esteso al cyberspazio, per molti versi vi si è sovrapposto, e le offensive sono diventate ibride, un’alternanza di attacchi militari convenzionali ed incursioni nei sistemi informativi avversari.
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