Un'approfondita inchiesta del New York Times mostra come per anni le app dell'azienda fossero in grande evidenza nei risultati delle ricerche, rispetto a quelle della concorrenza
L’accusa nei confronti di Apple non è nuova e si inserisce nell’ampio filone dei sospetti, e delle iniziative legali, sulla condotta delle grandi aziende tecnologiche che offrono servizi online e al tempo stesso rendono accessibili i servizi di altri soggetti. L’esempio classico che si fa in questi casi è quello di Alphabet, la holding di Google, società ormai gigantesca e che tramite le pagine dei risultati del suo motore di ricerca promuove e offre i propri prodotti in base alle parole chiave utilizzate dagli utenti. Negli anni Google ha ricevuto multe miliardarie da parte della Commissione europea, proprio con l’accusa di avere organizzato i contenuti nelle proprie pagine dei risultati per privilegiare i suoi servizi rispetto a quelli analoghi offerte da altre società.
Il sospetto mosso da molti è che Apple abbia di recente fatto qualcosa di analogo, con il sistema di ricerca del suo App Store.
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