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venerdì 19 luglio 2019

FaceApp e i russi: l’applicazione che invecchia i volti e i rischi sulla privacy

L’ultima, subdola invenzione di hacker russi telecomandati dal Cremlino per carpire dati dei cittadini dei Paesi occidentali e, magari, manipolare l’immagine dei loro volti con qualche obiettivo di destabilizzazione politica? 
Facce da associare, un domani, a movimenti di protesta costruiti a tavolino per seminare malcontento e caos?

Se lo sono chiesto in molti nei giorni scorsi, in Europa e negli Stati Uniti (dove la stampa conservatrice ha lanciato l’allarme, mentre il senatore democratico Chuck Schumer ha invitato l’FBI a indagare) quando un’applicazione attiva da un paio d’anni, #faceappchallenge, è diventata improvvisamente popolarissima grazie a nuovi filtri che consentono di invecchiare o ringiovanire la nostra immagine.

Come eravamo lo sappiamo già basta andare a cercare le vecchie foto ma la possibilità di vedere come sarà il nostro volto fra 20 o 30 anni ha spinto ben 80 milioni di utenti di Internet a scaricare l’applicazione: si invecchia, si diventa calvi o pieni di rughe, si scambiano immagini con amici e parenti, si sghignazza.
Un gioco apparentemente innocente che può costare caro?
Un altro cavallo di Troia piazzato in mezzo alla piazza di Internet?

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