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martedì 30 aprile 2019

«I Huawei P30 Pro inviano dati in Cina»: l’accusa (poi rivista) di un ricercatore di Taiwan

Un ricercatore di sicurezza ha esaminato vari scambi di dati tra telefoni e server cinesi apparentemente legati al governo di Pechino. Poi è tornato sui suoi passi
Sul social network, già dalla domenica di Pasqua, è stata diffusa la lista degli indirizzi web (sotto forma di stringhe dns) a cui i telefoni si sarebbero connessi sin dal giorno di attivazione, per inviare dati e ricevere istruzioni sul da farsi. Questi includono siti registrati presso il Ministero della pubblica sicurezza cinese e il China Internet Information Center. Non c'è motivo per cui un telefonino debba accedere a questi server, soprattutto perché nessuno dei possessori afferma di essersi mai registrato a servizi che, anche alla lontana, avrebbero mai potuto dialogare con tali domini. Un dubbio può venire nel caso della piattaforma di backup HiCloud, a cui già in passato si era puntato il dito come possibile via per Pechino di accedere ai dati salvati dagli utenti sulla nuvola, ma non sembra questo il caso.
Un problema che in ogni caso non si porrebbe per i cittadini europei che, per merito del Gdpr, hanno assicurato che le informazioni salvate su HiCloud siano conservate su server localizzati in Germania e non in Cina.