Parliamo dei meme, quelle immagini virali che vediamo rimbalzare da una parte all’altra sui social e che raccontano, in maniera spesso ironica e diretta, le nostre reazioni a ciò che accade nella società. Avete presente?
La parola “meme” nasce nel 1976, con il saggio Il gene egoista del biologo Richard Dawkins, che aveva cercato di spiegare con questo fenomeno il modo in cui si diffondono le informazioni culturali. Ricavata dal termine greco “μίμημα”, “imitazione“, meme voleva assomigliare alla parole “gene” e indicare quell’unità culturale di base che potesse riprodursi attraverso l’imitazione. Nel tempo però, e con lo svilupparsi dei meme di internet, il significato si è modificato. Come ha scritto Alessandro Lolli ne La guerra dei meme:
Il meme è un contenuto virale che non mira semplicemente a riprodursi ma invita a essere reinventato.
Questo contenuto può variare: può essere una fotografia modificata, un fotogramma preso da un film, una gif, un video. L’associazione tra le parole e l’immagine scelta genera un contenuto che ai nostri occhi rende i meme dei semplici divertissement ma, a guardare bene, non lo sono poi così tanto per il modo in cui stanno cambiando il nostro mondo sociale, culturale e anche politico.
In una realtà in cui siamo costantemente bombardati da immagini e notizie, guadagnare la nostra attenzione è sempre più difficile: in un’interessante articolo di Chiara Bardelli Nonino apparso su Vogue, viene spiegato bene come la cultura dei meme stia cambiando il nostro modo di esprimerci e relazionarci, secondo quella che è stata definita come l’economia dell’attenzione:
Gli ingredienti grezzi su cui si basano le nuove strategie di mercato – il sensazionalismo e le reazioni emotive – stanno trasformando il mondo in cui viviamo: a contendersi quella risorsa sempre più rara che è l’attenzione non sono infatti solo gli attori dell’economia, ma anche la politica, la scuola, i media, gli amici.
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Il meme è un contenuto virale che non mira semplicemente a riprodursi ma invita a essere reinventato.
Questo contenuto può variare: può essere una fotografia modificata, un fotogramma preso da un film, una gif, un video. L’associazione tra le parole e l’immagine scelta genera un contenuto che ai nostri occhi rende i meme dei semplici divertissement ma, a guardare bene, non lo sono poi così tanto per il modo in cui stanno cambiando il nostro mondo sociale, culturale e anche politico.
In una realtà in cui siamo costantemente bombardati da immagini e notizie, guadagnare la nostra attenzione è sempre più difficile: in un’interessante articolo di Chiara Bardelli Nonino apparso su Vogue, viene spiegato bene come la cultura dei meme stia cambiando il nostro modo di esprimerci e relazionarci, secondo quella che è stata definita come l’economia dell’attenzione:
Gli ingredienti grezzi su cui si basano le nuove strategie di mercato – il sensazionalismo e le reazioni emotive – stanno trasformando il mondo in cui viviamo: a contendersi quella risorsa sempre più rara che è l’attenzione non sono infatti solo gli attori dell’economia, ma anche la politica, la scuola, i media, gli amici.
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