Eliminare l’attrito vuol dire, per esempio, rendere un’interfaccia più essenziale, comprensibile e rapida, ridurre i passaggi per registrarsi a un sito, semplificare le ricerche su un browser o far sì che anche persone inesperte sappiano installare e usare qualcosa di tecnologico.
Il giornalista Kevin Roose si è chiesto però sul New York Times se a furia di eliminare l’attrito la tecnologia non sia diventata troppo facile e quindi meno controllabile per gli utenti.
Roose sostiene che «nell’ultimo decennio l’eliminazione dell’attrito è diventata un’ossessione per il settore tecnologico» e la necessità di eliminare questo attrito «è stata presa come se fosse il Vangelo da molte delle più grandi società al mondo». Roose spiega che uno dei primi grandi momenti nella sfida all’attrito fu nel 2011, quando Mark Zuckerberg spiegò che Facebook avrebbe reso più semplice e naturale la possibilità di condividere le proprie attività, e che l’avrebbe fatto permettendo a servizi esterni di raccogliere e pubblicare informazioni su quanto ogni utente avesse corso, su cosa avesse mangiato, su dove fosse stato o su che musica avesse ascoltato.
Roose sostiene che «nell’ultimo decennio l’eliminazione dell’attrito è diventata un’ossessione per il settore tecnologico» e la necessità di eliminare questo attrito «è stata presa come se fosse il Vangelo da molte delle più grandi società al mondo». Roose spiega che uno dei primi grandi momenti nella sfida all’attrito fu nel 2011, quando Mark Zuckerberg spiegò che Facebook avrebbe reso più semplice e naturale la possibilità di condividere le proprie attività, e che l’avrebbe fatto permettendo a servizi esterni di raccogliere e pubblicare informazioni su quanto ogni utente avesse corso, su cosa avesse mangiato, su dove fosse stato o su che musica avesse ascoltato.
Fino a quel momento le app chiedevano ogni volta il permesso dell’utente per pubblicare informazioni sul suo profilo di Facebook. Zuckerberg disse invece:
«D’ora in poi, sarà un’esperienza frictionless».
Lo scopo dichiarato era rendere più facile le cose per gli utenti; il motivo implicito era far sì che gli utenti condividessero più cose possibili su Facebook.
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