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lunedì 12 novembre 2018

Le origini di Bitcoin

Anarchia, crittografia, cypherpunk: storia della valuta digitale che ha compiuto dieci anni.
Nel prossimo futuro, possiamo immaginare delle proposte basate su forme di pagamento elettronico come il denaro digitale, emesso da aziende private specializzate, con bilanci solidi e rating pubblico”.
Era il 1996 e Alan Greenspan – economista allora a capo della Federal Reserve, la banca centrale statunitense – aveva appena rilanciato l’idea che il denaro, grazie alla recente rivoluzione di internet, potesse venire sottratto al monopolio degli stati ed essere emesso anche da soggetti privati.

Tre anni più tardi, nel 1999, l’autore cyberpunk Neal Stephenson pubblicò Cryptonomicon, romanzo di grande successo nell’ambiente hacker, in cui viene immaginato un mondo sotterraneo alimentato da una sorta di oro digitale, che permette alle persone di mantenere private le loro identità grazie a un complesso sistema di crittografia, il processo di cifratura e codifica che permette di rendere un messaggio comprensibile solamente al suo destinatario.

Furono probabilmente queste le prime due occasioni in cui anche i non addetti ai lavori ebbero modo di sentir parlare di denaro digitale emesso da soggetti non statali e del ruolo della crittografia nel processo.
Quello che all’epoca ben pochi sapevano – e difficilmente Alan Greenspan era tra questi – era che in quegli stessi anni un gruppo ristretto ma tecnicamente attrezzato, un movimento chiamato cypherpunk, stava già mettendo a punto le tecnologie necessarie proprio per creare denaro digitale, generato elettronicamente e protetto da crittografia.
Le loro intuizioni, parecchi anni dopo, sarebbero state all’origine della prima vera forma di criptomoneta: Bitcoin.

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