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lunedì 16 aprile 2018

Perché Spotify ha abbassato il volume delle canzoni

Il servizio streaming ha silenziosamente messo fine sulla piattaforma alla «Loudness War», la guerra del volume, cioè la tendenza ad aumentare i livelli audio nella musica che molti esperti sostengono diminuisca però la qualità del suono

Impegnata a prepararsi per la quotazione in Borsa e la creazione del suo primo (ancora misterioso) dispositivo fisico, Spotify negli ultimi mesi ha anche portato a termine quello che molti potrebbero considerare un cambiamento in positivo. Ha abbassato il volume delle canzoni che vengono riprodotte sulla sua piattaforma. Se a primo «ascolto», non sembra un grande miglioramento, in realtà l’operazione va a favore dei suoi utenti. E il motivo è che, grazie a questa modifica, i brani non soffrono più, da qualche mese, dei risultati della cosiddetta «Loudness War».

L’indice che determina come percepiamo i suoni
Il cambiamento risale a fine maggio del 2017. Ma quasi nessuno dei 159 milioni di utenti attivi (o dei 71 abbonati paganti) se n’è accorto. Il livello del suono degli oltre 30 milioni di brani disponibili sulla piattaforma è stato abbassato.

La guerra del volume che distorce le canzoni
Perché Spotify ha deciso di abbassare il volume delle canzoni? Il motivo è uscire dal circolo vizioso della «Loudness War», appunto, la guerra del volume, la tendenza ad alzare sempre di più i livelli audio delle singole tracce di cui sono composte le canzoni per parificare il volume in ogni momento, perché siano più impattanti nelle orecchie di chi le ascolta.

La creazione di uno standard
Ed è proprio questa abitudine diffusasi nel mondo digitale televisivo che ha fatto nascere uno standard, chiamato «EBU-R128».

Come i rivali
Spotify insomma sta andando contro a questo fenomeno della «War of Loudness» e, non importa quali modifiche facciano in post produzione, le tracce che si ascolteranno in streaming non suoneranno a un volume più alto di -14 LUFS.

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