La prima audizione del CEO di Facebook non ha riservato molte sorprese: i senatori sono apparsi scettici, ma anche incerti sulle decisioni da prendere
Martedì il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha partecipato a un’attesa audizione davanti alla Commissione per l’energia e il commercio del Senato degli Stati Uniti, cui era stato invitato nelle settimane scorse per rispondere direttamente sul caso Cambridge Analytica e, più in generale, sul modo in cui la sua azienda gestisce i dati di oltre due miliardi di persone nel mondo.
L’audizione ha attirato l’attenzione di tutte le principali emittenti televisive statunitensi, che hanno seguito in diretta le circa cinque ore di confronto tra Zuckerberg e i senatori.
Come anticipato da molti osservatori, il dibattito è stato tranquillo e a tratti noioso, con alcuni membri della Commissione che non hanno dimostrato – anche per motivi anagrafici – di avere le idee molto chiare su come funzionino i social network, le applicazioni e più in generale Internet.
Zuckerberg, 33 anni, era visibilmente teso ed emozionato all’inizio dell’audizione, la sua prima volta davanti al Congresso, ma nel corso della giornata ha preso maggiore confidenza e ha risposto senza particolari esitazioni alle domande dei senatori. Dopo avere letto una dichiarazione, già resa nota nei giorni precedenti, ha dovuto ammettere gli errori compiuti da Facebook negli anni passati e assumersene le responsabilità. A una domanda più specifica ha risposto con una frase probabilmente preparata nei giorni scorsi, e sulla quale è poi tornato più volte nel corso dell’audizione: “Penso che sia praticamente impossibile avviare un’azienda nella stanza del tuo dormitorio e poi portarla a crescere fino al punto in cui siamo ora senza commettere qualche errore”.
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