sabato 30 gennaio 2010

Internet: uno studio conferma la nostra arretratezza rispetto alla competizione internazionale

Internet ha cambiato le abitudini ed il modo di approcciarsi con l’esterno di un numero incalcolabile di aziende e semplici consumatori. Le connessioni ad alta velocità permettono oggi di usufruire d’applicazioni e servizi fino ad un decennio fa inimmaginabili ed il processo di copertura su scala globale continua, in alcuni casi lentamente, ma comunque senza sosta, consentendo la nascita di nuove attività oppure di comunicare ed avere rapporti intensi col mercato mondiale.


Lo stato della rete Internet (diffusione della banda larga, indice d’accesso da parte della popolazione ed anche diffusione di malware) è stato recentemente approfondito da Akamai nel suo ultimo studio “State Of Internet” relativo al terzo trimestre del 2009.

Dal rapporto emerge che la velocità media dei collegamenti è tornata a crescere ad 1,7 Mbps dopo aver subito un calo verso la metà del 2009, probabilmente dovuto alla crisi economica.

Sud Corea, Svizzera, Giappone e Belgio risultano essere le nazioni che hanno maggiormente investito nella banda larga e quindi presentano la maggiore copertura percentuale sul territorio nazionale.

In quest’elenco, gli Stati Uniti figurano solo al trentacinquesimo posto pur essendo primi per numero d’utenti presenti in rete.
Attraverso le sue rilevazioni, Akamai ha, infatti, contato l’esistenza di quasi mezzo miliardo di indirizzi IP pubblici, la maggior parte dei quali appartenenti a Cina e Stati Uniti che da soli rappresentano circa il 40% dell’intera popolazione Internet.

In questa top ten, figurano anche quattro paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna) ma non l’Italia.

Il belpaese non compare nemmeno fra le nazioni con il maggior tasso percentuale di penetrazione di Internet per la popolazione nonostante che le prime quattro posizioni siano occupate da paesi europei (per la cronaca Norvegia, Svezia, Finlandia ed Olanda).

L’Italia appare, invece, nell’ingloriosa top ten che raffigura le nazioni più attive nella diffusione di worm e trojan.
Per l’esattezza si colloca al quinto posto, davanti alle altre europee Germania (settimo posto) e Romania (decimo posto).

Nella classifica delle zone dalle quali è partito più traffico malevolo, Russia e Brasile hanno rimpiazzato nelle prime due posizioni Stati Uniti e Cina.

I servizi più colpiti sono stati le condivisioni di rete implementate con protocollo Microsoft (che da sole hanno rappresentato quasi l’80% dell’intero vettore di attacchi).
Secondo gli esperti, questi dati sarebbero conseguenza dell’operato del worm Conficker che, dall’inizio 2009 ha infettato milioni di sistemi in tutto il mondo.
State of the Internet
source DUKE ITALIA