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sabato 12 aprile 2008

Il milionesimo virus

Quando il fedele computer impazzisce, quando i programmi che da sempre usiamo si ribellano e il conto in banca si svuota da solo, su quello schermo di monitor va in scena la perfetta rappresentazione della vita, la metafora dell'evoluzione trasportata nell'universo cibernetico: dove c'è vita, c'è la malattia che la colpirà. Non ci sono mai stati tanti Pc, reti e computer nel mondo e tante persone che li usano.
Ormai quasi un miliardo e mezzo intrecciati fra loro via internet, e dunque non ci sono mai stati tanti virus che li insidiano, oltre un milione. Se si preferisce un'allegoria più devota, anche la rete ha un'anima, dunque ha il suo diavolo.

Probabilità vuole, dicono le ricerche condotte dalle aziende che si occupano di protezione dagli attacchi dei codici maligni, del malware come è stato chiamato ora aggiungendo un altro neologismo a software (i programmi) e hardware (gli apparecchi), che tutti i nostri portatili o computer da scrivania siano stati colpiti, toccati, anche soltanto sfiorati senza che ce ne accorgessimo, da un microrganismo trasmesso dallo starnuto di una mail, dal colpo di tosse di un file scaricato, dall'apertura di un sito dall'apparenza innocente.

Virus, "cavalli di Troia", vermi, phishing, codici polimorfici e metamorfici non risparmiano nessuno, ricchi o poveri, giovani o vecchi, esattamente come fanno le loro controparti biologiche. Ed evolvono, proprio come sarebbe piaciuto a Darwin, per adattarsi, sopravvivere e aggirare le difesi immunitarie che il popolo della banda larga innalza contro di loro.

Il duello è senza fine, secondo la legge dello "scudo più robusto" che sempre provoca l'invenzione della "lama più tagliente". Da quando, negli anni '70, la progenitrice di Internet, la Arpanet creata dal Pentagono, fu attaccata da un virus chiamato "Creeper", colui che s'insinua, poi misteriosamente bonificato da un antidoto battezzato "Reaper" (il mietitore), il numero di malware, di programmi maligni è aumentato con il numero di Pc e con l'espansione della rete. Nel 2006, la Symantec, che si arricchisce producendo anti virali, aveva identificato 125 mila e 243 aggressori. Nel 2007 i nuovi arrivi erano stati 711 mila e 912, cinque volte di più dell'anno precedente. E dal 2002, quando la banda larga e dunque la rapidità di collegamento cominciò a esplodere, il totale dei codici maligni supera complessivamente il milione e centomila.

C'è una correlazione ovvia fra la diffusione della rete e la diffusione dei programmi che brulicano sotto la sua pelle. La società più colpita nel Nord America è la Bell Canada, che è infatti quella con il maggior numero di abbonati. La città europea dove il tasso di infezione sale più rapidamente è Ankara, che è arrivata più tardi alla banda larga ma sta rincorrendo veloce. E in Italia sono nell'ordine Cagliari, in quella Sardegna che vide la nascita di Tiscali, seguita da Roma e da Milano, le città dove è stato infettata la maggior quantità di Pc.

E se "virus" è un'espressione troppo generica per definire la varietà di codici, di comandi che i loro spesso geniali creatori sfornano, in comune essi hanno tutti una caratteristica: come i virus biologici, quelli che due scienziati mussulmani Muhammad bin Razn e Abu ibn Sina, Avicenna, intuiriono per primi nei loro studi su vaiolo e morbillo attorno all'anno Mille, si diffondono per contatto diretto, toccando file, scaricando, collegandosi, copiando, viaggiando nella rete, e tentano di insediarsi nel dna delle cellule e di modificarlo.

I sintomi variano da quelli relativamente benigni, come improvvisi rallentamenti di esecuzione, bizzarrie di comportamento dei programmi e delle tastiere, frequenti crash con necessità di ripartenze, a quelli fatali, come il temuto "schermo blu della morte", il segnale che il sistema operativo è collassato, o la cancellazione dell'intero disco rigido. Per arrivare al furto di identità bancarie, password, pin, codici fiscali, numeri di conto e di carte di credito, oggi uno dei più temuti reati negli Stati Uniti, il cui costo per i malcapitati che sono stati phished, pescati, ammonta ad almeno 10 miliardi di dollari l'anno. Soltanto il Pentagono, il ministero della Difesa americano, registra 25 mila attacchi al giorno. Non tutti falliti, come si scoprì quando un "verme", un programma inerte d'infiltrazione, riuscì a scaricare l'intero registro dei veterani e reduci.

Ma proprio come nel duello nel crogiolo della natura, così anche i virus, e i loro creatori, sono parte del processo evolutivo di questo organismo vivente planetario chiamato "la rete". Ogni epidemia, e di questa ormai si deve parlare, produce anticorpi, lascia istruzioni al sistema immunitario, irrobustisce la specie, anche a danno dei singoli individui. Sollecita l'invenzione di vaccini, farmaci anti-virali, misure preventive. Stimola la creatività di chi produce le serrature come di chi vuole scassinarle, e quindi migliora l'organismo collettivo, se vuol sopravvivere. Svolge quella funzione di controllo a posteriori che le aziende non possono, o non vogliono (per ragione di costi) esercitare sui programmi messi in vendita.

La pigrizia della Microsoft, semi monopolista dei sistemi operativi, spalancò le vecchie versioni del suo Ms-Dos e poi di Windows all'irruzione di hackers, di programmatori fuori ordinanza, che si sono sempre divertiti, sovente per odio all'impero di Bill Gates, a trovare i buchi che la casa lasciava nel proprio software. Altre case minoritarie sul mercato furono costrette a essere più agili, come la Apple di Steve Jobs, e ad abbandonare i vecchi e vulnerabili sistemi operativi basando la nuova generazione di McIntosh su Unix, un linguaggio incomparabilmente più robusto e resistente. Anche queste nuove creature chiamate computer stanno imparando a vivere con le loro malattie, come noi umani, sperando che un nuovo virus non aggredisca il programma di scrittura e non ci it%#r "gf;? trw bzgh! "*^yk system error!. Reboot.

Letto su La Repubblica.it