giovedì 12 novembre 2009

I fautori di Linux desktop discutono come riorganizzarsi per battere lo strapotere di Windows 7

Con il lancio di Windows 7 avvenuto poche settimane fa, sono in molti gli osservatori del mondo open source a domandarsi se il processo di diffusione di Linux negli ambienti desktop aziendali (già minato in passato da forti difficoltà) sarà ulteriormente frenato da quest’evento.


Non che d’inferiorità tecnica si possa parlare, sta di fatto che l’enorme differenza percentuale nello share fra i due ambienti al momento appare evidente a tutti.

Alcune delle passate previsioni, fatte basandosi sul successo nell’ambito server, sono state completamente scardinate e ciò non fa che testimoniare l’imprevedibilità ed il dinamismo del mondo IT.

Un’opportunità di incrementare fortemente la sua presenza nei sistemi desktop aziendali il pinguino l’ha già avuta ad esempio con i netbook. Con l’avvento dei primi modelli si pensava che Linux sarebbe divenuto il sistema operativo di riferimento per questi hardware tipicamente poco potenti, ma i risultati hanno fino ad oggi smentito completamente questa previsione.

Il 90% dello share di mercato è, infatti, al momento dominato da Windows e questa situazione non accenna a mutare, nonostante siano praticamente sparite le campagne denigrative di Microsoft.

La situazione non è certamente destinata a migliorare nel prossimo futuro, visto che gli analisti continuano a ritenere che la versione Windows 7 avrà una rapidissima diffusione e stimano che per la fine del 2010 l’edizione Business di Seven avrà già superato, in quanto a presenza nei PC aziendali, sia Windows XP Professional che Windows Vista.

In che modo il pinguino può ribaltare le scelte delle imprese ed invertire la rotta di questo trend negativo?

Secondo stime IDC, attualmente ogni trenta sistemi con Windows installato vi sarebbe un solo sistema Linux a pagamento all’interno delle aziende, mentre se si fa il confronto con le versioni non a pagamento del sistema operativo open source questo rapporto scenderebbe 13 a 1.

E’ chiaro che le distribuzioni non a pagamento del pinguino stanno superando per diffusione e presenza quelle a pagamento e questo non può che essere considerato un punto di forza.

Il caso Firefox in tale contesto fa certamente scuola.
Con una percentuale di diffusione di appena il 3,6% nel 2004, il browser gratuito ha superato il 20% dello share nel 2009 nonostante che, per contrastarlo, Microsoft abbia pianificato nel frattempo una crescita fortissima in termini di funzionalità di Internet Explorer.

I fan più irriducibili del pinguino ritengono che sia questa la strategia migliore da mettere in atto e che, con il supporto della comunità open source, lo schema Firefox potrebbe ripetersi con successo anche nel caso di Linux.
La distribuzione al momento più diffusa ed in diretta competizione con Windows appare essere Ubuntu per cui sarebbe buona cosa che i sostenitori del pinguino si raggruppino concentrando gli sforzi su questa (oppure su un paio d’alternative) per migliorarle al massimo piuttosto che disperdere le forze dietro ad un numero esagerato di distribuzioni come avviene attualmente.
 
DUKE ITALIA