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venerdì 31 luglio 2009

Bill Gates: Facebook è una perdita di tempo

Il padre di Microsoft si scaglia contro i social network: 'bisogna stare attenti alla tecnologia'. Ma lamentarsi del fenomeno ormai è una moda. Di Viaro

Lo sapete no? Durante una conferenza a Nuova Delhi, dove si trovava per ritirare il Premio Indira Gandhi per la pace, Bill Gates ha annunciato di essersi cancellato da Facebook a causa delle troppe richieste d'amicizia, oltre 10.000.

Al di là della risonanza che una notizia del genere acquisisce immediatamente - il padre di Windows, ovvero il padre dell'informatica accessibile a tutti, che abbandona un social network -, le ragioni della decisione lasciano perplessi. Sarebbe un po' come smettere di utilizzare il telefono perché arrivano troppe chiamate, invece di cambiare numero o utilizzare una segreteria telefonica. Insomma, qual è il problema esattamente?

Ora, non vorrei sembrarvi arrogante, specie dal basso dei miei 168 amici, ma questa moda degli annunci di divorzio da Facebook mi sembra incomprensibile.
Cos'è che stressava tanto il povero Bill? Se fate parte della rete lo sapete: una richiesta di amicizia si traduce in una riga di avviso in un angolo della vostra pagina personale e in una e-mail. 10.000 richieste significano la stessa riga di avviso, e 10.000 e-mail. Supponendo che la riga non sia un gran problema, per le mail è sufficiente utilizzare un filtro anti-spam.

Tra l'altro Bill, a quanto pare, di amici confermati ne aveva poco più di un centinaio (quindi meno di me, non so se mi spiego), il che fa supporre che nella prima fase di diffusione del network, quando tutti si domandavano «sarà più fico avere molti contatti per sembrare popolare, o avere pochi contatti per sembrare selettivo?», lui si fosse schierato con i secondi.

Ovviamente ci sono anche i bulimici dell'intimità informatica. Ma se molti nomi prestigiosi utilizzano la vetrina che il web gli fornisce gratuitamente, per diffondere campagne di sensibilizzazione, lanciare messaggi politici, pubblicizzare iniziative editoriali o semplicemente condividere le proprie passioni (alcuni numeri: Gad Lerner conta 4740 amici, Stefano Disegni 4703, Sabina Guzzanti 4268, Antonio Di Pietro 3639), altri, dopo aver accumulato contatti come fossero patatine al formaggio, dimostrano un'improvvisa insofferenza.

Sono ormai celebri i casi di Daria Bignardi o Monica Guerritore, esuli da Facebook per esubero di richieste. Ma perchè darla via a tutti e poi iniziare a lamentarsi? Perché non fare dello strumento un uso realmente privato ed evitare poi le dichiarazioni ai giornali? Il dubbio è che si tema l'impopolarità: «Se non concedo l'amicizia farò mica la figura dello stronzo? E in quel caso compreranno comunque il mio libro/guarderanno comunque il mio programma/verranno comunque a teatro?».

Il fondatore di Microsoft ha concluso «la rivoluzione informatica è stata di enorme beneficio, ma se non stiamo attenti le tecnologie possono trasformarsi in una perdita di tempo». Ma insomma Bill, di che parli? Perché allora che dovremmo dire dei videogames? O, che ne so, della televisione? E in ogni caso, una volta per tutte, cosa c'è di male nel perdere un po' di tempo?
Insomma, se vogliamo allargare lo sguardo e affrontare un dibattito sulle conseguenze antropologiche della rivoluzione informatica negli ultimi due decenni, è un conto. Se invece vogliamo accusare i social network di improbabili guasti sociali, rischiamo seriamente il ridicolo.

E tuttavia, vedrete. In barba a tutte le altre cause informatiche di dipendenza (tipo la pornografia, il poker o le scommesse), si comincerà a parlare di Sindrome da Facebook, di persone vittime di nevrosi nuove di zecca, di gruppi di supporto, di cliniche specializzate. In parte ne avevamo già parlato su mentelocale.it. Ora sono sorti, proprio sul network, i primi gruppi: Delusi da Facebook, Facebook Addio, e simili.
Un po' come quelli che minacciano ai quattro venti di voler mollare la fidanzata e poi si ritrovano a supplicare di non essere scaricati.

PS: ve l'ho detto. Ho solo 168 amici. E ora sono frustrato. È vero, sì, ho fatto un po' lo stronzo. Qualche richiesta, qua e là, l'ho rimandata al mittente.
Ma ora basta. Ora lo darò via a tutti il mio profilo.
Contattatemi, vi supplico. Voglio arrivare a 4000 amici, dichiarare la mia incapacità di gestirli, e poi sparire in una nuvola di stelle.