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martedì 31 marzo 2009

Facebook pensa in grande si prepara a battere moneta

La comunità web più popolare vuole trasformarsi in un enorme mercato locale. L'annuncio - fatto da uno dei suoi sviluppatori - ha già scatanato le speculazioni.
Ma c'è chi invita alla cautela




Alessio Balbi

Con i suoi 175 milioni di "abitanti", Facebook è ormai una comunità ben più popolosa di molti Stati. E chi pensa che un sito internet, per quando grande, non possa essere paragonato a una nazione, dovrà ricredersi se, come pare, Facebook acquisirà la prerogativa di battere moneta, trasformando un social network di grande successo in un enorme mercato globale.

La notizia l'ha data Gareth Davis, uno degli sviluppatori della compagnia, nel corso di una conferenza sui videogame. Intervenendo al GamesBeat di San Francisco, Davis ha confermato le voci di corridoio secondo le quali Facebook starebbe lavorando sull'idea di mettere a disposizione dei suoi utenti una valuta virtuale. "Ovviamente, si tratta di un'impresa notevole", ha chiarito Davis, "quindi ci vorrà molta attenzione".

L'annuncio ha dato il via alle speculazioni su quali cambiamenti una mossa del genere possa introdurre nel futuro del social network. Ovviamente, la notizia è stata accolta con una certa trepidazione dai numerosi sviluppatori che creano applicazioni per Facebook e che vedrebbero moltiplicate le proprie possibilità di guadagno. Già oggi gli utenti hanno la possibilità di acquistare versioni premium di questi software (in molti casi si tratta di giochi), ma il mercato è limitato dalla necessità di usare una carta di credito anche per piccole transazioni. Una valuta virtuale faciliterebbe i micropagamenti, aumentando le possibilità di guadagno degli sviluppatori. Ma porrebbe inevitabilmente il social network nel mirino del crimine informatico.

Ma c'è chi invita alla cautela: su CNet News, Caroline McCarthy ricorda il precedente del Facebook Wallet, del quale si parlò con insistenza quasi due anni fa. All'epoca sembrava che la compagnia stesse per lanciare da un momento all'altro un suo sistema di pagamento simile a PayPal. Allo scopo era stato assunto un pezzo grosso di Google, Benjamin Ling. Ma poi non se ne fece nulla.

Secondo gli analisti, il mercato mondiale di beni virtuali ha raggiunto il valore di 1,5 miliardi di dollari. Nate nell'ambiente dei giochi di ruolo online, le economie virtuali sono diventate un fenomeno molto popolare con l'esplosione di Second Life la cui moneta, il Linden Dollar, può essere scambiata con dollari reali in base a quotazioni stabilite giorno per giorno in un vero e proprio mercato dei cambi.
Si stima che il prodotto interno lordo di Second Life nel 2007 abbia superato i 500 milioni di dollari.

Cellulari low cost, tariffe a confronto

Quanto costa telefonare con i 14 «operatori virtuali» 1,5 milioni di clienti.
«In 4 anni saranno 7 milioni»



Edoardo Segantini

Chi, tra gli operatori mobili virtuali, è anche virtuoso? L'ultimo arrivato è Erg Mobile, che userà l'infrastruttura di Vodafone, le piattaforme tecnologiche di Nokia Siemens e la catena dei distributori di benzina di Erg Petroli. Il prossimo sarà Intesa Sanpaolo, che conterà sulla sua vasta rete di clienti, sportelli e servizi bancari. Partiti in ritardo rispetto ad altri Paesi d'Europa, in Italia gli operatori mobili virtuali esistono solo dal giugno 2007. Sono infatti 14 (ma solo 10 hanno un'offerta commerciale operativa) rispetto ai 30 della Gran Bretagna, ai 50 della Germania e ai 60 della piccola Olanda. E al 31 dicembre 2008, il dato ufficiale più recente, contavano un milione e mezzo di clienti. Stiamo parlando di quegli operatori che, non possedendo una propria infrastruttura, affittano quelle di Tim, Vodafone, Wind e 3 per offrire i propri servizi: si va dal leader di mercato PosteMobile (con circa 900 mila clienti e il 60% del mercato) ai big della grande distribuzione (Coop, Conad, Auchan e Carrefour), agli operatori di rete fissa come Fastweb e Bt, fino all'interessante fenomeno nuovo degli operatori cosiddetti «etnici», quelli cioè che servono grandi comunità come i cinesi e i filippini (gli stranieri in Italia sono in totale 4 milioni). Per questo tipo di utenti i servizi mobili in prospettiva possono diventare alternativi agli stessi phone center.

Dopo il confronto tariffario tra operatori tradizionali (Corriere della Sera dell'11 novembre 2008), abbiamo provato a paragonare le varie proposte dei virtuali sulla base di dati e metodologie utilizzati dall'Autorità per le Comunicazioni Agcom. Ne abbiamo ricavato il grafico pubblicato qui accanto. Il metodo scelto è quello adottato dall'authority britannica Ofcom e ritenuto valido dall'Agcom italiana: consiste nel definire diverse tipologie di consumatori — i basket (panieri), che in questo caso sono due — nell'identificare le varie offerte disponibili, confrontare i prezzi e mettere a fuoco le proposte più convenienti. I due tipi di profili considerati sono, il primo (paniere 1), una persona che totalizza 60 minuti di conversazioni telefoniche al mese e non manda sms né mms; il secondo (paniere 2) è un cliente che fa telefonate per un totale di 380 minuti mensili incluse alcune chiamate internazionali e invia 60 sms. Qualche avvertenza è indispensabile.

Non vengono prese in considerazione le offerte flat (a forfait), vantaggiose per chi telefona molto, perché questo renderebbe complicatissimo un confronto omogeneo. Peraltro alcuni operatori virtuali hanno esclusivamente — Fastweb e Daily Telecom (quest'ultimo specializzato in comunicazioni con la Cina) — o prevalentemente (PosteMobile) offerte flat o semi-flat. Se le avessimo incluse, i risultati del confronto sarebbero usciti sostanzialmente modificati, soprattutto nel paniere 2. In particolare PosteMobile, Fastweb, Daily Telecom e Noypi (di proprietà della telecom filippina Pldt) sarebbero emersi come i più convenienti. Inoltre non sono considerate le modalità di tariffazione, al secondo o a scatto anticipato di 30 o 60 secondi, né vengono calcolati i costi di attivazione del piano e i costi una tantum. Dal confronto infine sono esclusi Bt, filiale italiana del colosso britannico British Telecom, orientata esclusivamente alla clientela business, e Erg, l'ultimo arrivato, che non ha ancora commercializzato il servizio.

Come si può vedere dalle tabelle, l'offerta più conveniente per entrambi i tipi di consumatori è quella di Conad, presente sul mercato con il marchio ConadInsim. Seguita — nel basket 1 (il consumatore che telefona solo per un'ora al mese) — da PosteMobile, Telepass (brand di Autostrade), Coop Voce (Coop Italia), Uno Mobile (Carrefour), Amobile (Auchan) e Noypi. Secondo i nostri conti infatti il consumatore del primo tipo spende 8,8 euro al mese con ConadInsim, 9,6 con PosteMobile, 9,8 con Telepass, 10,2 con Coop Voce, 10,8 con Uno Mobile, 10,8 con AMobile e 13,4 con Noypi. Se invece consideriamo il consumatore del secondo tipo (che totalizza 380 minuti al mese e 60 sms), la graduatoria della convenienza cambia un po': al primo posto rimane ConadInsim (70,1 euro mensili), al secondo si posiziona Telepass (75,6), al terzo PosteMobile (78,8), al quarto AMobile (81,1), al quinto Uno Mobile (82), al sesto Coop Voce (83) e al settimo Noypi (89,2). Come abbiamo detto — ma conviene ripeterlo — l'inclusione di offerte flat e semi-flat modificherebbe i risultati, sia nell'ordine di graduatoria che nell'ammontare della spesa, perché questo tipo di offerte consente ai sottoscrittori di ottenere forti risparmi, soprattutto per chi telefona molto e all'estero come nel caso dei filippini o dei cinesi che da città come Milano, Prato o Roma chiamano i parenti a Manila o a Shanghai.

Apparentemente le diverse offerte non presentano differenze di prezzo clamorose. In generale costano poco e sono più facili da capire di quelle degli operatori tradizionali, che fanno parlare di «giungla tariffaria». In realtà, per gli operatori mobili virtuali il telefono è un'offerta che completa il servizio principale, postale o di supermercato che sia. Le varie formule vanno perciò confrontate più analiticamente esaminando i vari siti Internet (in genere piuttosto chiari). Poste Italiane, per esempio, consente di associare vantaggiosamente la propria sim alla carta Postepay o al Bancoposta. Con Conad, Auchan, Carrefour e Coop invece (quest'ultima numero due come quota di mercato) facendo un certo quantitativo di spesa si ottiene un certo bonus di traffico telefonico. Diverso da tutti il caso di Fastweb, che offre ai propri abbonati i vantaggi di una completa integrazione fisso-mobile-Internet (l'azienda svizzera è anche operatore di rete fissa, parte della quale in fibra ottica, una delle più avanzate del mondo). Quanto a vitalità del mercato, l'Italia è ancora alla fase uno: gli operatori mobili virtuali, pur esercitando uno stimolo competitivo, non fanno ancora piena concorrenza agli operatori mobili reali (chiamati host), che appunto li «ospitano» a pagamento sulle proprie reti. Nel senso che lasciano tutta la parte tecnica nelle mani dei «padroni di casa» limitandosi a gestire il marketing, le vendite e l'assistenza ai clienti. Ma, secondo le previsioni, è probabile che in poco tempo si passi alla fase due, quella in cui i virtuali svilupperanno una concorrenza molto più aggressiva. Concentrandosi su segmenti di utenza che gli operatori «generalisti» non riescono a seguire. Gli operatori etnici sono soltanto l'inizio.

lunedì 30 marzo 2009

The Pirate Bay annuncia IPREDATOR

IPREDATOR è un servizio vero e proprio di VPN (Virtual Private Network), una sorta di "darknet" capace di deviare tutto il traffico di rete schermando l'indirizzo reale dell'utente dietro una cortina impenetrabile, dove chi eventualmente controllasse si troverebbe tutt'al più davanti a indirizzi facenti capo alla net e non certamente all'utente rendendo finalmente veramente anonimo il file-sharing.

Sul servizio per il momento si conoscono solo poche informazioni, tra cui il costo che sarà di circa $ 5 al mese, prezzo più che accettabile viste le esigenze di larghezza di banda che occorrono per eseguire un VPN di tali proporzioni.
Quelli della baia dei pirati, affermano che utilizzando ipredator sarà impossibile identificare le connessioni effettuate da un utente del servizio, anche in caso di sequestro del server da parte delle autorità.

Per poter usufruire del servizio bisognerà inserire la propria e-mail, rimanendo così informati quando ipredator diventerà pubblico e quindi utilizzabile da tutti.

Internet, le italiane prime in Europa Un'ora in più di web rispetto alla media

Le donne italiane dedicano alla navigazione su Internet circa un’ora al giorno in più rispetto a quelle degli altri paesi europei, in media 3 ore e 20 contro 2 ore e 36 in media. E' questo il risultato della ricerca sul 2008 condotta da Tsf Sofres e alfemminile.com

Milano, 23 marzo 2009 - Le donne italiane dedicano alla navigazione su Internet circa un’ora al giorno in più rispetto a quelle degli altri paesi europei, in media 3 ore e 20 contro 2 ore e 36.

È il risultato della ricerca condotta da Tsf Sofres e da alfemminile.com nel corso del 2008 per la divisione Marketing Services di "Buongiorno", multinazionale del digital entertainment. "Per le aziende - afferma Lucia Predolin, Marketing Communications Director di Buongiorno - le donne rappresentano un target sempre più importante, che è necessario sempre più coinvolgere, viste le evoluzioni nelle abitudini di consumo, in azioni a loro dedicate per comunicare in modo puntuale e mirato".

Le donne inoltre rappresentano il 49,7% degli utenti di telefonia mobile in Italia (su un totale di 45 milioni), con una crescente propensione all’utilizzo di Internet direttamente da mobile.

Tra le internaute assidue, il 40,3% è rappresentato da donne lavoratrici, il 18,6% da studentesse, mentre l’8% da casalinghe.

"In un momento in cui i budget aziendali subiscono inevitabili contrazioni - continua la Predolin - pianificare campagne di marketing digitale ad hoc, rappresenta la scelta ideale per coinvolgere il target selezionato in azioni con alta redemption e budget limitati se comparati con quelli necessari per campagne di advertising classico".

domenica 29 marzo 2009

Pay Per Click di Google: maneggiare con cura

Oggi prendiamo spunto da un recentissimo video di Google sul funzionamento del servizio ADWORDS, il servizio di pubblicità a pagamento - I risultati che nelle pagine dei risultati di Google sono identificati come risultati sponsorizzati.

L’uso delle ADWORDS come strumento di web marketing e promozione online è molto diffuso: ci sono aziende investono molto nella “pubblicità a pagamento” online per abbreviare il time to market, altri perché ritengono gli investimenti nel posizionamento gratuito nei motori di ricerca troppo oneroso.

Il video è molto interessante perché mette in evidenza le caratteristiche essenziali di una campagna ADWORDS per minimizzare i costi - i fattori che concorrono a determinare la sequenza di presentazione di un annuncio su ADWORDS sono:

Il costo massimo per click. Quando si imposta una campagna ADWORDS uno dei parametri che siamo chiamati a fissare è il costo massimo per click, ossia la nostra disponibilità economica - quanto siamo disposti a spendere quando un utente clicca sul nostro annuncio. Ad ogni interrogazione di Google si svolge un’asta per l’assegnazione del posizionamento degli annunci: la nostra “offerta” in termini di costo per click che siamo disposti a pagare è il primo fattore che entra in gioco. Il costo reale del click non è il costo da noi definito ma il costo stabilito dal concorrente che ci segue. Quindi se noi stabiliamo il costo massimo per click è di € 1,00 e l’offerta immediatamente più bassa del nostro concorrente è di €0,85, il costo che dobbiamo sostenere per aver un click è di € 0,85 e non € 1,00.

Quality Score. Con il termine Quality Score Google riassume tre fattori che definiscono questo indice di qualità dell’annuncio:

Click Through Rate (CTR). Per CTR s’intende il rapporto tra il numero di volte che l’annuncio viene proposto agli utenti, ed il numero di volte che gli utenti cliccano sull’annuncio. Questo è il fattore più importante per Google poiché, nella loro visione, il fatto che molte persone decidano di seguire il link di un annuncio è un indice di elevata qualità dell’annuncio stesso: Ogni click degli utenti è visto come un voto positivo per quell’annuncio - più è cliccato più è gradito. I click sugli annunci sono la manifestazione della popolarità dell’annuncio.

Rilevanza. La rilevanza di una parola chiave rispetto all’annuncio ed alla parola chiave utilizzata dall’utente, in funzione della lingua e del contesto nel quale viene formulata la ricerca e quanto è affine alla ricerca

Landing Pages. Le landing pages sono le pagine dall’altra parte del link che viene indicato nell’annuncio ADWORDS: quando l’utente clicca sull’annuncio viene mandato al sito e la pagina di destinazione a cui approda è l’ultimo fattore che concorre a stabilire il quality score. La pagina deve avere molta affinità con l’annuncio e le parole chiave della campagna ADWORDS.

I fattori dell’elenco precedente sono riportati in ordine di importanza.

Cosa si può fare un con queste informazioni ? Molto. Puoi controllare l’andamento della tua campagna ADWORDS, pur non essendo un esperto di ADWORDS.

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sabato 28 marzo 2009

Photoshow 2009, da Canon a Kodak tutte le novità

Molte delle novità del Photoshow di Milano sono dedicate alle immagini in alta definizione, non solo dalle videocamere e fotocamere più evolute ma anche da dispositivi del tutto nuovi per l'Europa.



Roberto Faggiano
Per esempio le nuove videocamere Kodak Zi6 e Zx1, definite come Pocket Video Camera per le loro dimensioni molto compatte. Entrambe sono semplici da usare e da
tenere sempre a portata di mano, registrano su card di memoria e hanno praticamente il solo tasto funzione per la registrazione.
Attraverso la porta USB incorporata si scaricano facilmente i video da mandare su YouTube. E' anche possibile elaborare le immagini e la musica per meglio condividere i filmati, tramite il software in dotazione o anche direttamente sul display incorporato. La Zx1 è simile alla Zi6 ma ha dimensioni ancora più ridotte, con un corpo meglio resistente agli urti e alle condizioni climatiche più dure, fino alla versione impermeabile. Consenteuna ripresa ad alta definizione e per la migliore personalizzazione è disponibile nei colori nero, rosso, rosa e giallo.
Sempre di Kodak la nuova fotocamera compatta Z980 con zoom ottico da 24 x, grandangolo da 26 mm e adattamento automatico al miglior formato disponibile. Non passa inosservata poi la nuova cornice con schermo Oled, la prima in assoluto sul mercato con questo tipo di schermo che non necessita di retroilluminazione e che permette di raggiungere una qualità delle immagini di altissimo livello; purtroppo anche il prezzo sarà allineato alle prestazioni: ben 899 euro.

Tlc, Reding: un solo giorno per cambiare operatore

La richiesta avanzata dal Commissario Ue mira a tutelare i consumatori e a garantisce la concorrenza. In Italia i ritardi arrivano a 20 giorni

BRUXELLES
Garantire ai consumatori la possibilità di cambiare operatore telefonico mantenendo il proprio numero, fisso o mobile, entro un giorno dalla richiesta: è la richiesta avanzata dal Commissario Ue Viviane Reding.

Attualmente, infatti, si può arrivare ad attendere anche tre settimane, sostiene la Reding, senza che vi sia una reale motivazione tecnica dietro il ritardo che, di fatto, riduce l'impatto di questo importante diritto sulla concorrenza e sulla scelta del consumatore. In media, nella Ue bisogna aspettare 8 giorni e mezzo per vedere esaudita la richiesta di cambiare operatore mobile e 7 giorni e mezzo per cambiare operatore fisso.

«L'Europa dovrebbe essere più ambiziosa quando si tratta di dare maggiori poteri ai consumatori», ha dichiarato la Reding, sottolineando come questa sia la «miglior ricetta per garantire una forte competizione sul mercato, maggiori investimenti in servizi attraenti e, infine, prezzi più bassi per tutti».

La possibilità di cambiare operatore telefonico senza dover rinunciare al proprio numero è stata introdotta per la prima volta nel 2003. Da allora ne hanno usufruito 24 milioni di utenti fissi e 60,2 milioni di utenti mobili. «Il diritto a cambiare operatore mette pressione alle società tlc, che per mantenere i propri clienti o conquistarne di nuovi si vedono costrette a lanciare offerte più competitive di quelle dei competitor», ha ribadito ancora la Reding.

In Italia, a fine 2008, il servizio è stato utilizzato da oltre 15 milioni di persone, ma con tempi di attesa che arrivano a sfiorare anche i 20 giorni e che sono costati all'Italia una dura reprimenda, lo scorso anno, da parte proprio del Commissario Reding, che anche nel suo nuovo messaggio sottolinea come nel nostro Paese ci vogliano ancora almeno 15 giorni prima di poter cambiare operatore. Ci batte solo la Polonia, dove i tempi di attesa si aggirano intorno ai 38 giorni.

«Una punizione ingiustificata» per un utente che chiede soltanto di poter cambiare operatore telefonico. Più fortunati, invece, i consumatori di Malta e Irlanda, dove si cambia operatore in un solo giorno. La Reding ha definito questa situazione «intollerabile», nonchè in grado di «falsare la concorrenza tra gli operatori del mercato unico europeo e porre i cittadini dei paesi con norme meno efficaci in una situazione di svantaggio».

«Voglio che tutti gi europei siano messi nelle condizioni di poter cambiare operatore in un giorno, come già succede in Irlanda e a Malta», ha aggiunto la Reding. «In questi tempi di crisi economica - ha concluso la Reding - l'Europa deve chiedersi che cosa fare per rafforzare i diritti dei consumatori nei mercati delle telecomunicazioni, la concorrenza leale e il potere d'acquisto dei nostri cittadini».

venerdì 27 marzo 2009

Videogiochi low cost. La sfida a Xbox, Wii e PS3 arriva da Zeebo

Fifa 09 con la telecronaca in portoghese: sarà uno dei primi titoli di videogichi a sbarcare in Brasile il mese prossimo. Ma per segnare in rete gli appassionati di calcio non smanetteranno con i joystick della Playstation, venduta a mille dollari sul mercato nero (la Sony non la distribuisce nella nazione che ha vinto cinque volte la Coppa del mondo di calcio): potranno usare Zeebo, una console che avrà un prezzo di partenza di 199 dollari. Più che competere con i tre grandi (Playstation3, Wii e Xbox) mira a conquistare la “base della piramide”, un mercato di un miliardo di persone tra Cina, India, Russia e Messico. Perché Zeebo ha caratteristiche uniche.

La console ultraeconomica è progettata per connettersi senza fili, come un telefonino, alle reti di seconda (gsm, gprs,edge) e terza generazione (umts, hspda, hsupa): in questo modo supera i limiti delle infrastrutture di rete fissa nei paesi emergenti perché può utilizzare le reti degli operatori di telefonia mobile. Ma per fare cosa? All’acquisto Zeebo sarà dotata di cinque videogiochi: titoli come Need for Speed: Carbon, Fifa Soccer ‘09, Brain Challenge e Prey Evil. Un quinto potrà essere scaricato gratuitamente con il collegamento senza fili, come con la suoneria di un cellulare. È un sistema per contrastare la pirateria: il videogioco può funzionare soltanto sul modello di Zeebo con cui è stato scaricato, e non sono possibili “esportazioni” tra le console. La connessione è sempre attiva: permetterà agli utenti di comprare e scaricare videogiochi, aggiornare il software e collegarsi a computer o altri dispositivi.

A finanziare il progetto sono state due aziende: una software house brasiliana, Tectoy, e una multinazionale degli Stati Uniti, la Qualcomm, specializzata nella produzione di hardware e nella progettazione di software per le tecnologie wireless (come lo standard cdma, alla base dell’umts). Ogni gioco di Zeebo “pesa” circa 50 megabyte: la memoria flash della console è di un gigabyte, la ram di 250 megabyte e le porte usb sono tre. Previsto uno slot per schede sd (memorie flash utilizzate per le macchine fotografiche o nei telefonini). Non può quindi gareggiare con gli standard imposti da Sony, Microsoft e Nintendo, ma è adatta soprattutto alla grafica bidimensionale. Allo sviluppo di nuovi videogiochi lavorano Electronic Arts, Capcom, THQ, Gameloft, Glu, e Namco Networks.

Un VIDEO mostra la nuova console Zeebo (in brasiliano)


Poker di novità per Skype

È bastato un Google Voice appena accennato che Skype torna sulla cresta dell’onda a furor di popolo.
E di popolo ce n’è tanto a leggere la levata di scudi sul mio post precedente.



Valerio Mariani

Se c’è una cosa certa per l’opinione pubblica italiana è che gli operatori telefonici mobili sono tutti dei ladri, a prescindere. E sistemi di comunicazione VoIp come Skype godono di un successo certo basato su una parola semplicissima e di gran moda: risparmio.

L’azienda americana ha lanciato un poker di novità consistenti.
Intanto ha aggiornato alla versione 4.0 l’applicativo per desktop basati su Windows essenzialmente migliorando “l’esperienza audio-video”, come si dice.

Seconda notizia: Skype è il maggiore operatore telefonico VoIp del mondo.
Lo dice la società TeleGeograpy. L’azienda ha totalizzato l’8% del traffico voce via Ip nel 2008 con un incremento del 41% anno su anno. Anche se rispetto ai 384 miliardi di minuti di telefonate internazionali fatte nel 2008 (+12%) i ricavi sono rimasti invariati a causa della riduzione delle tariffe.

Terza notizia: Skype entra in azienda rendendo compatibile il software con il protocollo Sip, il maggiormente utilizzato dai centralini di tipo Pbx, finalmente rinunciando al suo (protocollo).

Quarta (e ultima) notizia: è stata rilasciata la beta 3.0 di Skype per Windows Mobile. E, rispetto a quanto detto prima, è questa la vera novità. Le due innovazioni principali sono rivoluzionarie: la possibilità di trasferire file da telefono cellulare e quella di inviare Sms.

Novità significativa questa che, se i produttori di terminali e i carrier si rassegneranno, porterà finalmente a considerare uno smartphone alla stregua di una stazione di lavoro mobile.

Il trasferimento di file in mobilità, infatti, è una di quelle caratteristiche utili sia in ambito consumer (foto, musica ecc.) ma anche in ambito professionale, per questo allettante per tutti. L’invio di Sms, alle tariffe di Skype poi, è la ciliegina della torta che farà felici i fan dell’azienda. Sempre per lo stesso motivo di cui sopra: tutto ciò che può evitare di pagare dazio a quei “truffatori” degli operatori telefonici è benvenuto, non importa se il risparmio potrebbe essere irrisorio.

A questo punto la criticità rimane la stessa, nonostante H3G abbia già presentato un terminale con Skype e tariffa flat annessa, ma che ha avuto scarso riscontro da essere presto dimenticato, e che Nokia si appresti a lanciare un modello Skype embedded, per poter usare il VoIp mobile ci vuole un chip WiFi nel terminale e una tariffa flat sufficientemente conveniente (costo da aggiungere a quello delle telefonate via Skype).
Ormai i tempi sono maturi, di fronte alla forte necessità di utilizzare un collegamento a Internet in mobilità l’ostruzionismo degli operatori è destinato a ridursi, ma quando?

giovedì 26 marzo 2009

In arrivo il virus informatico del 1° aprile

L'allerta dagli esperti di sicurezza informatica per evitare "brutte sorprese"
Servizio di Marco Vittorini

Gli esperti di informatica consigliono di mettersi in guardia dal virus informatico che potrebbe colpire i Personal Computer il prossimo primo aprile.



Si tratta di una nuova variante del noto worm/Conficker.C che sta prendendo di mira i PC della rete globale non ancora aggiornati con la patch di sicurezza Microsoft MS08-067.
Le potenzialità della nuova variante sono notevoli: potrebbe generare per diversi giorni una lista di 50.000 domini Internet differenti ai quali tenterà di collegarsi.
Ma la minaccia non si ferma qui: il virus è stato progettato per bloccare sia l'accesso agli aggiornamenti che ai sistemi di sicurezza, fino ad alterare il sistema di registro, disabilitando anche definitivamente tutti i punti di "Ripristino di Configuarazione di Sistema" con lo scopo di evitare che l'utente possa ristabilire una sessione precedente del sistema non infetta.
Secondo gli esperti gli unici antidoti sono aggiornare il prima possibile il sistema con la patch di sicurezza Microsoft MS08-067 e il proprio antivirus.
Così l'attenzione dovrà essere prestata solo per altri tipi di scherzetti: come il "Pesce di aprile".

mercoledì 25 marzo 2009

Pulizie di primavera anche per i PC

Il tuo PC ha bisogno di una bella ripulita?
I dati F-Secure dimostrano che la maggior parte delle persone non elimina le vecchie versioni di software non aggiornate, esponendo i propri PC al rischio di attacchi informatici

Milano, 18 marzo 2009Sono l e versioni non aggiornate dei più diffusi software per PC a rendere maggiormente vulnerabili i computer agli attacchi informatici. Lo confermano i dati di F-Secure, azienda leader nella fornitura di sicurezza sotto forma di servizio tramite operatori mobili e Internet Service Provider.

Circa il 90% delle persone utilizza sui propri PC sistemi che contengono falle di sicurezza e un software che presenta in media 5 diverse vulnerabilità. Questo perché non elimina le vecchie versioni dei programmi, le cui vulnerabilità espongono i PC al rischio di attacchi malware o software maligno.

I trojan rappresentano il tipico esempio di programma che trae vantaggio dalle vulnerabilità: si tratta di programmi maligni apparentemente innocui, ma che in realtà permettono ai criminali informatici di accedere ai PC.

“Molti programmi software presenti sui computer sono aggiornati e dotati di patch, quindi sicuri. Se però non si cancellano le vecchie versioni inutilizzate, i PC restano esposti alle minacce”, ha spiegato Miska Repo, Country Manager F-Secure Italia. “I dati di F-Secure dimostrano che molto spesso i computer contengono software di questo tipo, cosa che può creare problemi. Il modo migliore per proteggere il PC dagli attacchi è assicurarsi che tutto il software sia aggiornato con le ultime patch (molte applicazioni software lo fanno in automatico), mantenendo solo programmi che vengono effettivamente utilizzati ed eliminando tutto il resto”.

Oltre ai programmi presenti sul computer, anche i browser possono essere vulnerabili agli attacchi. A volte i criminali sfruttano queste vulnerabilità prima che i produttori di software rendano disponibili gli aggiornamenti.

F-Secure mette a disposizione gratuitamente due strumenti che consentono di controllare lo stato di salute dei PC:

F-Secure Exploit Shield riconosce i tentativi di sfruttare una vulnerabilità web conosciuta e protegge gli utenti da questo tipo di minacce. Il sistema funziona anche contro vulnerabilità nuove e sconosciute, grazie all’utilizzo di tecniche di individuazione generica basate sul comportamento degli attacchi. F-Secure Exploit Shield può essere scaricato gratuitamente all’i ndirizzo http://support.f-secure.com/beta.

F-Secure Health Check può essere utilizzato per verificare che il software di sicurezza del computer sia aggiornato e che non ci siano falle in altri programmi o applicazioni. E’ possibile utilizzare F-Secure Health Check collegandosi all’indirizzo: http://campaigns.f-secure.com/healthcheck/index.html. F-Secure Health Check viene attivato ogni mese su oltre 100.000 computer in tutto il mondo.

Per una pulizia di primavera veramente efficace è importante assicurarsi che:

  • il vostro software sia aggiornato con le ultime patch disponibili
  • sul vostro PC siano installati solo i programmi che vengono realmente utilizzati
  • i vecchi programmi o il software non utilizzato vengano eliminati definitivamente
  • il vostro software di sicurezza sia aggiornato

martedì 24 marzo 2009

Nuovo Facebook? Bocciato dagli utenti

Lanciato un sondaggio sul social network: oltre il 90% boccia le ultime modifiche


MILANO
- Facebook cambia e gli utenti protestano, molti scappano.
Il social network più chiacchierato degli ultimi tempi ha modificato per la seconda volta in pochi mesi la home page con nuove funzioni e una nuova grafica.
I delusi sono già moltissimi. «Troppo complicato e incasinato», dicono gli internauti.
E la protesta monta in Rete: il gruppo «Rivogliamo il vecchio Facebook» conta già 800mila iscritti. Un apposito sondaggio, proprio dalle pagine di Facebook, rivela: il 94 per cento dice «no!» alla nuova versione.
E a criticare il devastante cambiamento sono persino i dipendenti di Mark Zuckerberg. Ma il 24enne fondadore fa orecchie da mercante.

SCONTENTI - «A cosa stai pensando?», ti chiede da qualche giorno la nuova interfaccia di Facebook. Ora offre aggiornamenti in tempo reale ai propri utenti e si avvicina così alla piattaforma di microblogging Twitter, che conta già sei milioni di utenti registrati da quando è nata nel 2006 e che Facebook ha cercato (invano) di comprare l'autunno scorso per 500 milioni di dollari.
Nel nuovo (e più veloce) newsfeed gli internauti possono informare chicchessia su ciò che stanno facendo. «Una caotica lista della spesa, dove è difficile orientarsi», la critica più frequente.
È sparito, ad esempio, il collegamento a «gruppi» dalla pagina iniziale, e neppure la grafica incontra molti estimatori. Al 94 per cento degli utenti che hanno risposto al sondaggio «Vote on the new Facebook» - e sono già oltre 1,30 milioni gli scontenti - il lifting proprio non piace.

ZUCKERBERG - Le proteste degli utenti sulle ultime modifiche apportate al social network di Palo Alto non sembrano però interessare il suo fondatore e proprietario, Mark Zuckerberg.
Appena qualche settimana fa è stato al centro di numerose critiche in seguito alla bufera scatenata per alcuni cambiamenti dei termini di servizio da approvare al momento dell'iscrizione. Dopo il dietrofront con un post sul blog ufficiale («Gli utenti continueranno ad essere padroni delle loro informazioni nel rispetto della nostra filosofia») sembra riaccendersi la polemica. Le possibilità di ritornare alla vecchia versione sono, tuttavia, remote.
I cambiamenti al layout in passato sono comunque state accolte, anche se non sempre condivise e il numero di iscritti è in costante aumento.
Gli accessi e gli iscritti vanno aumentando, stando ad alcune analisi. Ma persino chi ci lavora all'interno della società sembra deluso dalla nuova interfaccia, rivela il blog Valleywag. Mark Zuckerberg avrebbe spedito una mail interna ai suoi collaboratori nel quale spiega che società quali Facebook «non devono per forza orientarsi all'opinione degli utenti».

Arriva il 3D, non solo in sala così vuole conquistare i salotti

La californiana nVidia a metà aprile lancerà nei negozi 3D Vision. Occhiali con microchip integrato e schermo da 22 pollici. Per ora funziona solo con i videogame, ma è un assaggio del futuro dell'intrattenimento secondo Hollywood



Jaime D'alessandro

Il logo della nVidia che ruota a mezz'aria fuori dallo schermo è la cosa che impressiona di più. Un oggetto solido che si muove davanti ai nostri occhi, tanto concreto che vien subito voglia di allungare la mano e di toccarlo.
La tecnologia 3D entra così nelle nostre case grazie a 3D Vision, un paio di occhiali con microchip integrato da collegare al computer.
Uscita prevista a metà aprile, poco dopo l'arrivo nei cinema di Monsters vs Aliens. Primo film tridimensionale prodotto dalla DreamWorks guidata da Jeffrey Katzenberg, che del 3D è diventato ormai il profeta ufficiale.
"Sarà come l'avvento del sonoro o del colore", ha infatti ripetuto negli ultimi mesi. Ecco perché, almeno secondo lui, ci attendono nuovi e sconvolgenti esperienze visive. Ma per quel che riguarda il salotto e il sistema della nVidia, ad acquisire una nuova dimensione per ora saranno solo i videogame.

Il Kit. Il 3D Vision, occhiali più schermo da 22 pollici venduti a 500 euro circa, è pensato infatti per loro. Funziona a posteriori dato che la grafica dei videogame, essendo calcolata in tempo reale, è l'unica che può essere manipolata in un secondo momento.
L'unica che, concepita in due dimensioni, può averne tre.
La scheda del computer in poche parole, una volta calcolata l'immagine digitale, la sdoppia rendendola stereoscopica.
La centralina 3D Vision poi, che è collegata al computer tramite porta usb e comunica via infrarossi con il visore, sincronizza il tutto con gli occhiali. Le lenti a cristalli liquidi hanno due otturatori simili a quelli di una macchina fotografica che si oscurano a ritmo alternato molto velocemente. Ed ecco ricreato l'effetto tridimensionale. Sintema diverso dunque da quelli usati nei cinema, come il Dolby 3D, che per lo più usano occhiali con lenti polarizzate per motivi di costi.

Il risultato? Promettente, affascinate, deludente, secondo i videogamer. Di media funziona male con quelli di strategia e bene con i giochi in prima persona e quei titoli dove il punto di vista è al centro della scena.
Dalle corse automobilistiche di Burnout Paradise agli scontri di Call of Duty 4: World at War, ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale e tutti in soggettiva, fino a Mirror's Edge. Volta per volta però la resa cambia sensibilmente, anche nei dettagli (iniziando da menu e scritte in sovraimpressione fino ai contorni di cose e figure).
Prendete Prince of Persia ad esempio, con i suoi personaggi e scenari disegnati come fossero quelli di un fumetto. 3D Vision lo trasforma di fatto in una sorta di libro animato o pop-up che dir si voglia, con le figure e sfondi bidimensionali posti su piani differenti. Ad ogni modo la stessa nVidia fornisce una lista di videogame adatti al 3D Vision dividendoli in base al loro grado di compatibilità. Lista forse troppo generosa, ma che da un'idea precisa di quel che vale la pena giocare con questa tecnologia e quel che invece rende davvero poco.

I problemi tecnici. Altro problema da tenere bene a mente è il fatto che la luminosità, per colpa dei filtri presenti sugli occhiali, cala pesantemente così come i frame per secondo. Parametro importante quest'ultimo per misurare la potenza di una scheda video e che influisce sulla fluidità delle immagini.
La scheda infatti, dovendo produrre due immagini al posto di una sola, è costretta a dividere le sue risorse. Di qui la necessità di averne una di ultima generazione sempre della nVidia, dalla GeForce 9600gt che trovate in giro a circa 100 euro in su.
E lo stesso discorso vale per il monitor, che deve poter raggiungere una frequenza di aggiornamento di 120hz. In modo da avere 60hz per occhio, considerata come soglia minima affinché non ci siano sfarfallii.
Il Samsung Syncmaster 2233rz, quello in vendita con il 3d Vision, è stato scelto per questo motivo. Ma ce ne sono anche altri, compresi quelli di vecchio tipo a tubo catodico, e presto ne arriveranno di nuovi.
Magari ben più luminosi del Samsung per compensare i filtri degli occhiali, con una frequenza di aggiornamento ancora maggiore e un tempo di risposta più basso.

Comprare tutto da capo, ancora una volta... Un assaggio della grande confusione che provocherà l'arrivo dei film in 3D nel mercato dell'home video. Perché se è vero che in Italia Monsters vs Aliens potranno proiettarlo solo in 60 sale circa, quelle attrezzate, goderselo comodamente seduti sul divano significherà dover acquistare un nuovo televisore e un nuovo lettore digitale.
Non basta infatti un tv dove c'è scritto 120hz, dato che la stragrande maggioranza di quelli oggi sul mercato possono magari ricreare un segnale a quella frequenza partendo da una trasmissione a 24, 50 e 60hz, ma non necessariamente sono in grado di accettarne una già in origine a 120hz. E così, in molti casi, toccherà ricomprare tutto da capo.
Cosa che di certo farà la felicità di tutti coloro che hanno acquistato da poco uno schermo lcd o lettore dvd o Blu-ray. Chi ha una PlayStation 3 forse però potrebbe salvarsi, almeno per quanto riguarda il lettore, perché c'è la possibilità che la multinazionale giapponese consenta di aggiornarla gratuitamente per renderla compatibile con i film in 3d e domani con i videogame. Anzi, forse potrebbe essere un'arma per recuperare terreno sull'Xbox 360 della Microsoft e sul Wii della Nintendo.

Un processo inevitabile. La cosa sicura è che Hollywood è alla ricerca disperata di un sistema che le eviti la fine ingloriosa delle major musicali massacrate della pirateria informatica e dal libero scambio di file musicali sul Web. O quantomeno che riduca il fenomeno della distribuzione illegale di film appena usciti nei cinema su Internet e che argini l'emorragia di spettatori nelle sale.
Mentre per la nVidia il 3D potrebbe essere l'occasione di rilanciare il mondo dei videogame per computer, dunque delle schede grafiche che sono da sempre il suo business principale, pesantemente in calo negli ultimi anni. Ma tutti questi progetti dovranno fare i conti con i gusti dei consumatori, che alla lunga potrebbero perdere interesse nella novità. Insomma, non resta che attendere per vedere come andrà a finire. Divertendosi magari nel frattempo con i videogame e il 3D Vision.

domenica 22 marzo 2009

O sei social o non sei

I network in Rete non sono una moda. Ma la maniera con cui ciascuno di noi si rapporterà sempre di più al resto del mondo. Parla Chris DeWolfe, il fondatore di MySpace



Federico Ferrazza

L'obiettivo, neanche troppo nascosto, è quello di rimpiazzare Google. Ma non tanto nella capacità di ricerca, "perché loro su questo sono i leader", quanto nell'essere sito di riferimento per gli utenti, una sorta di porta d'accesso al Web.
Da sei-sette anni questa porta di accesso, per la maggior parte degli internauti, è appunto Google, ma non è detto che sia una situazione immutabile. A pensarla così è Chris DeWolfe, uno dei due fondatori di MySpace (l'altro è Tom Anderson) e oggi amministratore delegato di uno dei social network più in voga della Rete, di proprietà dal 2005 dell'imprenditore australiano Rupert Murdoch. Al momento MySpace ha circa 200 milioni di utenti, 75 dei quali negli Stati Uniti e in questa intervista rilasciata a 'L'espresso' DeWolfe (42 anni, laurea in economia all'Università di Washington e master in business administration alla University of Southern California) delinea gli scenari futuri delle reti sociali. Un futuro che passa, almeno per il suo MySpace, anche per gli accordi con altre aziende, in pieno spirito 'social'.

DeWolfe, partiamo da qui. Negli ultimi tempi avete stretto accordi in serie con piccole e grandi società dell'intrattenimento digitale. Qual è la partnership più importante?
"Una di quelle più importanti è con Viacom, per la possibilità di avere nuovi contenuti sulla nostra piattaforma. L'idea è quella di trovare nuove forme di distribuzione per i contenuti digitali su Internet, diverse da quelle classiche come la vendita nuda e cruda".

Qualche esempio?
"Vogliamo sviluppare un nuovo modello di business in cui gli utenti siano in grado di fare un upload dei contenuti di Mtv (di proprietà della Viacom, ndr). In questo modo i nostri utenti possono postare liberamente materiale protetto da copyright ma i soldi che fatturiamo attraverso questi contenuti (principalmente grazie alla pubblicità che MySpace 'attacca' a tali contenuti, ndr) sono condivisi con gli autori dei contenuti stessi. Lavorando così cerchiamo di fondere le caratteristiche del copyright con quelle dei media digitali, dando un vantaggio economico agli artisti a cui vengono 'rubati' i contenuti (tutto questo ragionamento vale solo se i contenuti rimangono all'interno di MySpace e non emigrano fuori dalla piattaforma, ndr)".

Attualmente il principale business model dei social network è la pubblicità. Più utenti ci sono, più contenuti viaggiano sul Web e più spazi pubblicitari riuscite a vendere. Prevede che ci possano essere altri modi per fare soldi con le reti sociali?
"Qui bisogna mettersi d'accordo sulla definizione di social network. Che non è solamente un posto dove conoscere e frequentare persone che non si sono mai viste o che già si conoscono. MySpace, per esempio, è diventato uno dei luoghi della Rete dove si può trovare il maggior numero di video o foto. E non sono solo contenuti generati degli utenti, ma anche contenuti professionali che ci vengono forniti da colossi come Nbc o Bbc. Lo stesso avviene per la musica: siamo uno degli archivi più forniti del Web. Detto questo, il modello di business che prevedo per i social network è incentrato sì sulla pubblicità, ma non solamente attorno a contenuti generati dagli utenti. La partnership con grandi gruppi editoriali o con piccoli produttori di contenuti digitali che sfruttino i nostri canali per diffondere i loro materiali è un'altra strada che dobbiamo seguire".

E quindi solo advertising...
"No. Un fattore che dobbiamo tenere in considerazione è quello della telefonia mobile. Il meccanismo di revenue sharing con gli operatori telefonici è, e lo sarà sempre di più, uno degli aspetti fondamentali del nostro business: condividere con i gestori il fatturato generato dal traffico Internet sui siti di social network. E poi c'è l'e-commerce. Le reti sociali possono diventare un grande negozio di oggetti, digitali e non, per mettere in vendita file musicali od oggetti tipici del merchandising".

Da qualche anno MySpace è vicina all'industria musicale. Come mai avete deciso di contraddistinguervi in questo modo?

Gli sms che spiano: pedinamento digitale e informazioni rubate

Telefonini Pd e Pdl: sono a rischio milioni di italiani


Giovanni Bianconi
Il Comitato sugli 007 lancia l’allarme

Altro che Genchi. Dopo l’allarmata relazione sulla «banca dati»

del poliziottoconsulente privato delle Procure, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si prepara ad affrontare una vicenda dalle dimensioni molto più vaste e priva di qualunque tipo di controllo: un nuovo metodo di intercettazione, «pedinamento elettronico» e accumulo di informazioni di facile accesso e utilizzo, fuori da ogni autorizzazione e garanzia. Nessun collegamento col lavoro della magistratura e tutto affidato alla libera iniziativa individuale.
Si tratta della cosiddette «intercettazioni P2P», dall’inglese peer to peer, effettuate attraverso normali sms di cui non resta traccia, che attivano una sorta di virus attraverso il quale si possono scaricare intere rubriche telefoniche, conoscere i tabulati delle chiamate fatte e ricevute, localizzare gli apparecchi, registrare le conversazioni. Comprese quelle ambientali, utilizzando il cellulare (anche spento) come una microspia.
Di questo sistema che ha diverse varianti, dalle più semplici alle più sofisticate, il Comitato è venuto a conoscenza da alcune segnalazioni, e il presidente Francesco Rutelli ha già svolto (insieme agli altri componenti del Copasir) alcune audizioni.
Martedì scorso sono stati interpellati due tecnici specializzati del settore, un funzionario dell’Aisi (l’agenzia per la sicurezza interna, ex Sisde) e due rappresentanti del Garante della privacy, che hanno illustrato tecniche e vastità del fenomeno.
I verbali delle sedute, segreti come tutti quelli del Comitato, saranno trasmessi al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta e alle altre autorità della sicurezza, dai vertici dei servizi segreti al capo della polizia.
«E’ emersa una problematica che sta andando pericolosamente fuori controllo», si limita a dire Rutelli, in attesa di decidere le prossime mosse. Secondo quanto riferito dai tecnici, lo spionaggio attraverso i telefonini si può realizzare con l’invio di sms particolari, che non emettono segnali ma fanno scattare delle risposte—sempre via «messaggino» —che possono contenere le rubriche telefoniche dei cellulari «attenzionati », l’indicazione della posizione con una approssimazione di qualche centinaio di metri, la lista delle telefonate in entrata e in uscita, attivare l’ascolto a distanza o avviare una chiamata silenziosa che accende solo il microfono dell’apparecchio controllato, in modo da farlo funzionare coma una «cimice» per captare la conversazione che si sta svolgendo in quel luogo.
Di queste operazioni, che si possono ripetere ogni volta che si vuole controllare o intercettare qualcuno, restano tracce soltanto sull’Smsc dell’operatore, cioè la centrale di smistamento degli sms inviati e ricevuti.
Ma ci sono anche sistemi che una volta installati (sempre attraverso i missaggi-virus di cui i destinatari non si accorgono) che trasmettono periodicamente le informazioni a seconda delle richieste: si attivano a intervalli di tempo programmabili (trasmettendo tutto ciò che viene fatto col telefono), quando un utente si trova in un determinato luogo o ogni volta che l’apparecchio intercettato fa o riceve una chiamata, avviando simultaneamente l’ascolto sull’apparecchio intercettatore.
Tutto ciò avviene senza alcun controllo da parte di chicchessia, i programmi sono disponibili sulla rete Internet e alla portata di chiunque. Sui siti che reclamizzano e commercializzano questi sistemi, c’è una generica avvertenza secondo la quale «questi dispositivi sono strettamente riservati alle forze dell’ordine », ma non c’è nessuna garanzia su come vengono diffusi e utilizzati, e soprattutto da chi.
L’Italia viene considerato Paese a forte rischio perché uno di quelli a massima diffusione dei cosiddetti «cellulari intelligenti », e il fenomeno è stato descritto come piuttosto diffuso tra i giovani e giovanissimi che lo utilizzano per controllarsi a vicenda. Ma l’allarme riguarda pure l’uso che di questa tecnologia potrebbero fare le organizzazioni criminali e forse ne fanno già ora i gruppi terroristici internazionali, visto che molte delle aziende che distribuiscono sistemi e apparecchi abilitati a simili operazioni lavorano in Paesi definiti «a rischio».
«Risulterebbe che solo nell’anno 2008 nel nostro Paese sono state scaricate diverse centinaia di migliaia di copie di tali software — hanno scritto in un’interrogazione parlamentare presentata ieri i componenti del Copasir Emanuele Fiano ed Ettore Rosato del Pd, insieme a Carmelo Briguglio del Pdl —, e che da ognuno di questi scaricamenti possono essere risultati infiniti invii di sms-spia».
Nella loro richiesta al governo per sapere se è a conoscenza di «questo gravissimo fenomeno di violazione dei dati personali di milioni di utenti della telefonia mobile» e quali iniziative intenda prendere per contrastarlo, i tre parlamentari segnalano che sui siti Internet «sono presenti anche numerosissimi apparecchi già predisposti» alle operazioni di spionaggio.

sabato 21 marzo 2009

Agente Lisa, l'assistente virtuale della Polizia risponde su Messenger

Si chiama Lisa, indossa la divisa di poliziotto di stato, di mestiere fa l'assistente virtuale, tecnicamente è un Bot (un mezzo robot, insomma), al momento non parla, ma in futuro chissà, fornisce in diretta agli utenti che lo vogliono tutte le informazioni in materia di passaporti (rilascio e rinnovo, quali documenti, dove portarli, quale iter per i figli, i visti, gli orari, ecc.).

Il tutto si svolge via internet, tutti i giorni 24 ore su 24, sette giorni su sette, usando una delle modalità più in uso tra i giovani, ma non solo: l'instant messaging, in particolare Windows Live Messenger di Microsoft.
Canale azzeccato, a quanto pare, visto che Messenger nel nostro paese è usato con una certa continuità da 11 milioni di persone, la maggior parte giovani e giovanissimi, donne e uomini a pari merito, che lo usa in media tre ore al giorno per un totale di 61 milioni di messaggi tra le 8 del mattino e le 9 di sera.
Senza dimenticare poi che esiste un segmento business che ne fa un uso crescente. L'indirizzo da memorizzare sul cellulare e sul proprio Pc è agente.lisa@poliziadistato.it, aggiungendolo alla lista di amici, per comunicare con Lisa basta aprire una finestra di conversazione.
Come detto, Lisa interagisce con l'utente attraverso un linguaggio naturale, le informazioni sono prese direttamente da una sezione dedicata del sito della Polizia, e visualizzate all'interno di una activity, una finestra che si apre automaticamente a lato di Messenger che permette di leggere i contenuti, senza interrompere l'attività su Messenger. Ed ecco che uno strumento nato per un utilizzo ludico e che presenta indubbi vantaggi (costa meno del telefono, è pubblico, lascia la traccia), usatissimo sui cellulari, diventa la piattaforma ideale per servizi di pubblica utilità.
Si comincia col passaporto, dicono in Polizia, perché è il processo meno complesso, ma in futuro è previsto l'allargamento ad altri servizi.
Grazie inoltre all'integrazione con la piattaforma di mappe online di Microsoft, Virtual Earth, sarà possibile visualizzare su una cartina dettagliata l'ubicazione della questura più vicina e i relativi orari di apertura.
Una collaborazione, quella tra Polizia di Stato e Microsoft, attiva sin dal 2006, con la realizzazione del primo commissariato virtuale in Europa, il 113 online, dove gli utenti possono inoltrare denunce di segnalazioni di reato via Web.
Attiva anche la partnership con la Polizia Postale per la lotta contro la pedopornografia sulla rete.

Arriva sul mercato italiano il primo Google-fonino

Il Cellulare su piattaforma Android per accedere ai servizi Google

Sbarcherà oggi sul mercato italiano il primo Google-fonino, il primo telefonino, in esclusiva Tim, basato su piattaforma Android, che consente di utilizzare i servizi di Google. Si chiama Dream, è prodotto da Htc e da domani sarà in vendita nei 2600 negozi della rete Telecom Italia.

Attraverso il Google-fonino, annuncia in una nota la compagnia telefonica italiana, sarà possibile navigare su internet, attraverso un’interfaccia personalizzabile.
L’apparecchio è dotato di touch screen intuitivo con tastiera Qwerty e consente l’accesso immediato ai servizi internet ed in particolare ad alcuni servizi di Google, dal motore di ricerca web (Google Search), alla navigazione e localizzazione in 3D dello stradario (Google Maps), alla mail (Gmail), fino alla possibilità di vedere i video più accattivanti presenti su YouTube.

Attraverso l’area «Android Market», inoltre, i possessori del Google-fonino potranno scaricare le applicazioni disponibili nelle diverse aree tematiche.
Il cellulare è dotato di una elevata velocità di navigazione, di connettività Bluetooth e Wifi, di un sistema Gps integrato e di una fotocamera da 3.15 mega-pixel con autofocus.



Per i pionieri della telefonia cellulare, che siano clienti abbonati o prepagati, il Google-fonino sarà disponibile ad un costo iniziale che va da zero euro fino a 199 euro.
Inoltre, per le carte prepagate sarà possibile acquistare il telefonino al prezzo di 429 euro abbinando la carta servizi «Maxxi Dream10» dedicata alla navigazione.

venerdì 20 marzo 2009

Microsoft Surface è già «2.0»

In fase avanzata di sperimentazione la seconda versione del tavolo-Pc: si chiamerà «Second light»


Emanuela Di Pasqua

L’annuncio è stato dato nel corso del South and South West Festival Interactive di Austin, in Texas: Surface, il computer racchiuso in un tavolino da caffé che capisce i comandi dati con le dita, è già oltre sé stesso e l’azienda di Redmond si sta ormai preparando alla fase 2.0 del prodotto.
Ad appena un anno dal suo debutto ufficiale e a otto anni di distanza dalla nascita del progetto, il dispositivo utilizzato soprattutto negli hotel e nei luoghi di intrattenimento pubblico prenderà il nome di Second Light.
Come fa notare Erik Klimczak, direttore creativo di Clarity Consulting (che produce applicazioni destinate a Surface), Second Light sarà dotato di un display a maggior risoluzione e di videocamere ad alta definizione, ma soprattutto sarà ancora più avanti nel rapporto tra uomo e macchina.

ADDIO BOTTONI – La filosofia è la stessa di Surface e si basa sull’interazione diretta tra uomo e schermo, senza passare per tastiera o mouse, di cui iPhone può essere considerato il pioniere del mercato di massa.
I «bottoni» vengono sostituiti dal tocco e i contenuti digitali possono essere manipolati dall’utente attraverso movimenti naturali: appoggiando il cellulare, la videocamera o la macchina fotografica digitale sul tavolino-Pc si possono trasferire immagini e video semplicemente trascinandoli.
E nella prossima versione, si potranno anche visualizzare immagini sovrapposte, come le rappresentazioni satellitari di un territorio perfettamente coincidenti con una mappa.

SURFACE 2.0 – Lo sviluppatore della seconda generazione di Surface si chiama Joe Olsen e l’erede del tavolo-schermo è ancora in divenire. Ma se nel presente è già possibile spostare oggetti e aprire file semplicemente muovendo le dita, in futuro questo avverrà senza nemmeno bisogno del tocco.
Infatti, quello che trapela per il momento è che sarà dotato di sensori a infrarossi in grado di interpretare i gesti e i movimenti senza nemmeno sfiorare lo schermo, lanciando programmi e consumando contenuti in modo quasi magico. Per poter«"mettere le mani» su Second Light, però, dovranno passare ancora due o tre anni.

Musica sul telefonino al via la fase flat

Scaricare brani senza limiti (o quasi): l'ultima speranza per risollevare il mercato della musica mobile, passata la sbornia delle suonerie



Alessandro Longo
La musica digitale dal telefonino entra in una terza fase.
L'esempio più recente è l'offerta Nokia Come with Music, che arriverà in Italia il 27 marzo. Ma l'arena dei servizi e dei cellulari per la musica mobile è destinata ad affollarsi presto. Gioca anche Samsung, che il 10 marzo ha lanciato una gamma di telefonini touchscreen tutti orientati alla musica e, quindi, diretti rivali dell'iPhone e del Nokia 5800. "Vediamo come andrà: finora siamo stati delusi dalle vendite dal settore mobile, che infatti sono in calo in Italia, come dicono gli ultimi dati" spiega a Repubblica.it Enzo Mazza, presidente di Fimi, la Federazione dell'industria musicale italiana.

La terza fase è quella della flat: scaricare musica senza limiti o quasi. È l'estrema speranza per risollevare il mercato della musica mobile, passata la sbornia per le suonerie (la prima fase) e la delusione provocata dai risultati delle vendite per singola traccia (seconda fase).

Un anno di download. Chi compra il Nokia 5800 in versione Come with Music, a 469 euro, ha diritto a un anno di download senza limiti dal Nokia Music Store, con album di tutte le major e delle etichette indipendenti. Le canzoni sono protette (con sistemi Drm), così sarà possibile usarle solo su cellulari selezionati o su computer associati al servizio. Allo scadere dell'anno, la musica già scaricata resta di proprietà dell'utente. Un anno di musica gratis quindi, o quasi, perché in realtà l'offerta vale 150 euro: di tanto è il sovrapprezzo sul Nokia 5800 Come with Music, rispetto al modello 5800 normale, privo di quest'offerta.

La proposta Samsung. Diretti competitori dell'iPhone e del Nokia 5800, sono l's5600 e l's5230, a cui seguità il sui generis Beat Music che, anche nell'aspetto - a forma di disco - dichiara la sua vocazione. Samsung sta inoltre per lanciare un proprio negozio di musica online, rivale di iTunes e del Nokia Music Store.

La crisi. Sono questi gli effetti di mercati che cambiano. Non solo quello musicale, ma anche quello dei cellulari, che conosce ora la sua prima vera crisi, complice la recessione globale: Nokia ha annunciato oggi 1.700 licenziamenti, pari all'1,3% della sua forza lavoro mondiale.
Due industrie con l'affanno, una in crisi storica (quella discografica) e l'altra che affronta problemi a cui non è abituata (quella dei cellulari) si stringono la mano per andare incontro alle nuove esigenze del consumatore e soprattutto delle nuove generazioni. Sempre più restie a comprare musica nel modo tradizionale.

Vendite in calo, le soluzioni. Fino al 2005 c'è stato un periodo in cui i discografici e gli operatori mobili pensavano di sfruttare le suonerie, ma è durato poco.
Ora le vendite sono in calo, gli utenti si sono fatti furbi: hanno capito che 3 euro per una suoneria sono troppi, quando una traccia costa meno di un euro su internet (a patto di voler restare nella legalità). "Le politiche di prezzi poco trasparenti e troppo cari, degli operatori mobili, hanno poi bruciato la seconda fase", dice Mazza. Di fatto ora, in Italia, il modello per singola traccia è quasi monopolio di iTunes, a cui si può accedere anche tramite iPhone. "La terza fase è caratterizzata anche dalla convergenza tra cellulari e computer, attraverso internet - continua Mazza - i negozi musicali sono accessibili a prescindere dallo strumento utilizzato".

Le altre offerte. La convergenza impone che il Drm scompaia o diventi più flessibile, così l'utente può usare le proprie canzoni ovunque. Così si spiega l'ultima mossa di Vodafone, che la settimana scorsa ha annunciato, primo tra gli operatori mobili, un negozio di musica senza Drm: un milione di tracce, da tutte le major eccetto Warner. Vodafone, come anche Tim, 3 Italia e Wind, hanno poi negozi musicali con milioni di tracce ma dotate di Drm, accessibili da cellulare. In questo quadro, nel sapore della convergenza, si distingue poi l'offerta internazionale dell'azienda italiana Dada. Il suo negozio ha 2,2 milioni di brani, acquistabili anche con formule flat, senza Drm, di alta qualità (256 Kbps). E ha anche una versione ottimizzata per l'accesso dai cellulari.

Quello che ora manca sono accordi migliori tra gli operatori mobili e i negozi di musica (di Nokia, Apple, Dada e altri) affinché gli utenti, quando vi si connettono tramite rete del cellulare, paghino solo i brani. E non anche il costo della connessione mobile, che richiede ci si abboni a offerte flat perché sia accettabile.

giovedì 19 marzo 2009

Microsoft sfoggia il suo browser

E' arrivato Internet Explorer 8

Il gigante di Redmond presenta la versione definitiva del suo navigatore web.
"Più veloce, più sicuro, più privacy". Riuscirà a fermare l'erosione di quote di mercato? Intanto Google Chrome si migliora



Riccardo Bagnato


E' arrivato Internet Explorer 8. Dalle 17 di oggi è possibile scaricare e installare la versione definitiva del browser di casa Redmond, con cui Microsoft intende porre un freno all'esodo dei propri utilizzatori verso i concorrenti, Firefox in primis.
Il lancio avviene in concomitanza alla conferenza MIX09, dedicata al Web e promossa da Microsoft, che si sta svolgendo a Las Vegas in questi giorni. Dove Steve Ballmer e i suoi hanno già preparato i fuochi artificiali per l'atterraggio sul Web del proprio browser. Ma i concorrenti non stanno certo a guardare: dal velocissimo Safari 4 (beta) al nuovo Chrome 2.0 (beta) fino all'atteso Firefox 3.5, sono molte le novità, e agguerriti i rivali intenzionati a spodestare sua maestà IE8.

Le novità di Internet Explorer 8. Le principali differenze fra la versione RC1 (già resa pubblica in gennaio) di Internet Explorer e quella definitiva, disponibile da oggi, risiedono essenzialmente nella velocità di navigazione (migliorata), e nella risoluzione di diverse anomalie riscontrate in fase di test.
Più in generale Microsoft ha lavorato sodo per adeguarsi il più possibile agli standard imposti dal Web (malgrado non abbia ancora superato tutte le verifiche necessarie), e a quelli imposti dall'Unione europea: come ad esempio la possibilità di disattivare lo stesso Internet Explorer 8 sul prossimo sistema operativo Windows 7 atteso per fine anno.

A tutta velocità. Il nuovo IE8, intanto, risulta più scattante del suo predecessore - Internet Explorer 7 - ma non solo. Secondo Microsoft stessa lascerebbe al palo il browser lanciato da Google, Chrome, e il suo principale rivale, Firefox, promosso dalla Fondazione Mozilla. E' inoltre più sicuro e stabile ed è stata migliorata la barra di ricerca. Ma soprattutto IE8 introduce alcune novità su cui a Redmond puntano parecchio. La prima si chiama "Web Slices", ovvero "fette di web", che si trova nella barra dei preferiti, grazie alla quale è possibile seguire i cambiamenti che avvengono sulle pagine visitate in passato, ma che non si sta necessariamente visitando al momento. Una sorta di feed RSS evoluti, utile per tenere d'occhio ad esempio aste online, condizioni meteo oppure oscillazioni di borsa.

La seconda novità va sotto il nome di "acceleratore". In questo caso basta un click col tasto destro su una parola e l'utente ha la possibilità di mandare una mail, consultare una mappa, condividere immagini o testi. Si tratta di componenti aggiuntive da installare o già disponibili con cui è possibile agevolare la condivisione o la ricerca di informazioni.

Privacy e sicurezza made in Redmond. Discorso a parte, ma non mento importante, quello che riguarda la privacy con Internet Explorer 8. Il nuovo browser offre una serie di opzioni utili a garantire sicurezza e privacy dell'utente. Quella che più ha conquistato l'attenzione dell'opinione pubblica è nota come "InPrivate Browsing", conosciuta informalmente dai più come "porn mode". Navigare nel Web in questa modalità permette all'utente di non lasciare traccia del proprio passaggio. In latri termini ciò significa che i cookie, i file temporanei, la cronologia, le informazione che si sono digitate al momento della compilazione di un form, così come i dati di accesso a un sito, tutto ciò scomparirà non appena si chiude Internet Explorer.

Ma non basta. L'ultimo nato in casa Redmond è stato fornito di un controllo anti malware (software che possono causare danni una volta installati), e anti-phishing, grazie al quale vengono segnalati siti sospetti di cui è bene non fidarsi. Infine, un'altra caratteristica presente nel browser è il cosiddetto "InPrivate Filtering", ovvero la possibilità di impedire a qualsiasi sito di recuperare informazioni sulle nostre abitudini online a nostra insaputa.

La guerra dei browser continua. La discesa in campo del numero uno, rinnovato e aggiornato, ha rimesso in moto la gara dei browser per la conquista del Web. A contendersi il cyberspazio, oltre a Internet Explorer, saldo al primo posto ma in costante flessione (67.4% del mercato secondo Net Applications nel primo quarto del 2009), c'è Firefox (21.6%), al terzo posto e in rapida crescita il browser di Apple, Safari (8.2%), e a seguire quello di Google, Chrome (8.2%). E proprio quest'ultimo ha deciso di lanciare oggi la versione 2.0 beta (essenzialmente la versione 2.0.169.1 distribuita la scorsa settimana come anteprima per sviluppatori) in cui aggiunge alcune nuove funzioni, ma sostanzialmente migliora la velocità di navigazione.

Per non parlare della beta di Safari 4, lanciata da Apple non più tardi di qualche settimana fa, velocissima e stabile che sta conquistando sempre più spazio fra gli utenti. Non rimane che aspettare la risposta di Firefox, fermo alla versione 3.1 beta3, e con qualche ritardo sulla tabella di marcia verso la sua nuova versione, la 3.5. Non resta che seguire a questo punto l'andamento delle statistiche e sperare - dicono molti utenti commentando la notizia del nuovo IE8 - nella scomparsa definitiva di Internet Explorer 6. Una vera e propria iattura per ogni webmaster.

La tecnologia, il cuore pulsante del Terminal 5 di British Airways

Il nuovo Terminal 5 di Londra Heathrow è un concentrato di pura tecnologia: spazi wireless, personal computer, dispositivi portatili e postazioni internet.


Il nuovo Terminal 5 di Londra Heathrow è un concentrato di pura tecnologia: il 90% degli spazi interni è coperto da connessione wireless e vi sono in tutto oltre 2.000 personal computer, 5.000 dispositivi portatili e 6.500 postazioni internet, il tutto collegato da chilometri e chilometri di cavi.

Soltanto l'edificio A del Terminal 5 è attraversato da 340 km di fibre che, se distese, arriverebbero a coprire la distanza fino a Istanbul e ritorno.

Un mondo parallelo e molto spesso invisibile ai passeggeri che attraversano il Terminal, in coerenza con l'obiettivo primario che British Airways ha affidato a questa straordinaria struttura tecnologica: rendere l'esperienza di viaggio più semplice, leggera e, soprattutto, veloce.

Architettura informatica

Anni di progettazione e sviluppo hanno fatto in modo che ogni funzione all'interno del Terminal sia controllata da una tecnologia strategica.

Un nuovo processo, chiamato 3Pi, è stato messo in atto ancora prima che il primo computer fosse installato.

3Pi , il cui nome deriva da Problem-Proposition-Process, cambia radicalmente il concetto tradizionale di tecnologia informatica. Invece di risolvere un problema adottando sempre più tecnologia, attraverso questo approccio il dipartimento IT di British Airways inquadra dapprima un determinato problema nel suo complesso, stabilisce quindi qual è la priorità per il cliente, quali processi sono necessari per raggiungere l'obiettivo e in che modo il cambiamento coinvolge le squadre operative che devono erogare il servizio. Solo dopo, e se il problema non può essere risolto in altro modo, si ricorre alla tecnologia informatica e quindi a 3Pi.

Per il Terminal 5 British Airways ha deciso di affidarsi ampiamente a una tecnologia già sperimentata, in un'ottica di abbattimento dei rischi legati allo sviluppo di nuove tecnologie. Gran parte di questa tecnologia era già in uso presso i Terminal 1 e 4 di Londra Heathrow, ma con la creazione del nuovo Terminal 5 molti aspetti sono stati ripensati ed implementati secondo criteri più razionali, con l'obiettivo di rendere l'esperienza di viaggio all'interno del Terminal quanto più soddisfacente possibile.

L'IT è stato fin dall'inizio un fattore determinante nella progettazione del Terminal 5. Per creare un legame più stretto tra il business, le procedure operative e, di conseguenza, la tecnologia che le supporta, è stato impiegato uno speciale Modello di Progettazione Integrato (IDM – Integrated Design Model). Questo consente di mappare il modo in cui la tecnologia informatica viene utilizzata a vari livelli, dai singoli dispositivi fino alle funzioni di business sovrastanti.

I livelli concettuali del modello IDM sono stati tradotti attraverso i diversi livelli dell'architettura informatica fino ai singoli dispositivi e applicazioni, necessari a supportare ciascuna funzione di business. In questo modo, nel corso dell'evoluzione del programma, l'integrità progettuale della soluzione è stata mantenuta attraverso il modello IDM. Ciò ha consentito di definire una linea guida controllabile per la gestione del cambiamento, sulla base della quale i delivery team possono operare.

Implementazione della tecnologia informatica

Lo sviluppo del sistema IT è solo una parte del progetto generale. Nell'edificio del Terminal 5 sono stati implementati migliaia di dispositivi e di nuove modalità operative, che hanno reso necessario un programma di Testing and Assurance. L'obiettivo era che tutto il sistema fosse operativo fin dal primo giorno.

Sono stati appositamente studiati test di laboratorio per stabilire con assoluta certezza che i 160 sistemi informatici del Terminal 5 fossero pronti a operare. I test sono iniziati già nell'aprile del 2007 e hanno comportato la creazione di 1.378 test case. Da allora la squadra di Testing and Assurance ha completato più di 30.000 test.

L'esperienza dei passeggeri

Il risultato del completamento della fase di pianificazione, sviluppo e test è un'esperienza del tutto nuova per i passeggeri.

Entrando nell'edificio, i passeggeri si trovano subito in un ampio spazio aperto con 96 video terminali per il self service check-in. È stato stimato che circa l'80 per cento dei passeggeri del Terminal 5 effettuerà il check-in on-line sul sito ba.com o alle postazioni self service. Per il restante 20 per cento sono a disposizione 52 desk per l'assistenza clienti.

Una volta completato il check-in, i passeggeri che hanno un bagaglio da imbarcare si dirigeranno verso i banchi del Fast Bag Drop. Il modernissimo sistema di smistamento dei bagagli del Terminal 5 è attualmente in grado di gestire 12.000 bagagli all'ora. Il sistema si basa sulla tecnologia ampiamente sperimentata dei codici a barre ed è un classico esempio di quello che il processo 3Pi è in grado di realizzare: utilizzare in modo diverso una tecnologia già esistente per offrire un servizio migliore ai clienti.

Dopo aver consegnato i bagagli, i passeggeri passano alla zona dei controlli di sicurezza. Nel Terminal 5 i passeggeri britannici e internazionali utilizzano un'unica area partenze. Per essere assolutamente certi che i passeggeri diretti alle destinazioni all'interno del Regno Unito non sbaglino il gate di imbarco, prima di attraversare i controlli di sicurezza viene scattata una foto ad ogni passeggero in possesso di un passaporto britannico. La foto viene poi visualizzata al momento dell'imbarco e associata a ciascun passeggero, grazie ad una tecnologia introdotta nel Terminal 5 dalla BAA (British Airports Authority).

Prima di effettuare l'imbarco, all'interno del T5 i passeggeri possono approfittare dei servizi offerti dalle lounge super esclusive, dai negozi e dai vari punti di ristorazione. Da "dietro le quinte", la tecnologia garantisce che tutto si svolga nel modo più semplice possibile.

Ad ogni gate sono state installate delle postazioni informatiche. Qui il personale di terra può avere accesso immediato a informazioni come la lista dei passeggeri e il carico degli aerei. Prima si lavorava da una postazione centrale e ci si doveva spostare sprecando tempo e rendendo le operazioni meno efficienti. Con queste informazioni sempre a disposizione, i tempi delle operazioni si riducono, a beneficio della puntualità dei voli.

Il risultato finale è un'esperienza di viaggio più rilassata per i passeggeri che attraversano il Terminal.

Le operazioni di volo

Heathrow Airport Centre (HAC) è il centro di controllo delle operazioni di volo di British Airways a Heathrow.

Al centro della struttura è disposta una parete video composta da 16 singoli schermi. Questi display possono mostrare una serie di applicazioni e di aggiornamenti dal mondo dei media che permettono al centro operativo di coordinare le operazioni. Ciò ha migliorato i processi decisionali di tutti i team di assistenza clienti a Heathrow.

Nel centro vengono utilizzate una serie di nuovi sistemi, alcuni dei quali sono elencati di seguito:

Airport visualiser – tutti i veicoli che circolano a Heathrow sono forniti della tecnologia GPS. Questo permette al HAC di avere sotto controllo non solo la posizione di tutti i veicoli operativi, ma anche il loro stato attuale compresi il livello del carburante, le diverse necessità e se il veicolo è attualmente "operativo" oppure no. Questo sistema offre a British Airways numerosi vantaggi in termini di manutenzione, pianificazione e utilizzo dei veicoli.

Event Tracking Manager – questo sistema fornisce al HAC una visione in tempo reale di tutti i voli in partenza e in arrivo, comprese informazioni sul raggiungimento di punti cruciali del volo, come l'atterraggio, l'appoggio del carrello o il parcheggio.

Aircraft Positioning – HAC riceve informazioni in tempo reale dal NATs (National Air Traffic contro services - servizio di controllo del traffico aereo nazionale) che fornisce dettagli sulla posizione degli aerei.

Resource Allocation – questo strumento assicura che le persone giuste si trovino sempre nel posto giusto. Un nuovo sistema computerizzato chiamato Resource Management System (RMS) permette a HAC di vedere dove ognuno si trova in qualunque momento.

Questo strumento sostituisce il sistema manuale di disposizione del personale. 4.000 membri dello staff sono stati addestrati a usare questo sistema che permette a HAC di comunicare con il personale di terra mediante un sistema interattivo di riconoscimento vocale e di dislocare più efficacemente le risorse all'interno del Terminal 5.

Il Terminal 5 è un esempio di come si possa utilizzare la tecnologia in modo intelligente e innovativo su larga scala. Il risultato è un'esperienza completamente nuova, sia per i passeggeri che per il personale che vi opera.

Per ulteriori informazioni sul Terminal 5 visitare il sito www.terminal5.ba.com