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sabato 18 luglio 2009

Isolata per quattro euro fa condannare Telecom

“Pagavo servizi non richiesti”. Avrà un maxi-risarcimento

Questa è la storia di Davide contro Golia. Una storia riadattata ai nostri giorni, certo, ma sempre quella rimane.
Il nostro «Davide» è una ragazza come tante. La chiameremo Federica, perché lei di essere «Davide» ne avrebbe fatto volentieri a meno e dunque rispettiamo la sua privacy. Il Golia è invece la Telecom, un colosso economico.
Che di Federiche ne incontra tante sulla sua strada, ma le tratta tutte alla stessa maniera perché una vale l’altra. Perché la nostra è diversa?
Perché lei ha avuto il coraggio di mettersi contro il gigante, ha combattuto e ha vinto.
Federica ha incontrato Golia un giorno del 2004 quando, incinta e già con un bambino di 18 mesi, ha deciso di andare a vivere con i genitori in una casa isolata.
Federica aveva un contratto telefonico con la Telecom. Un giorno l’azienda l’ha chiamata e le ha offerto due servizi: Alice Sport e Alice Grande Fratello.
Lei ha rifiutato e ha continuato la sua vita.

Poi, dopo un mese, le è arrivata una bolletta nella quale le avevano conteggiato anche l’attivazione dei due servizi: quattro euro. Lei ha chiamato, ha passato ore del suo tempo a essere rimbalzata tra i vari call center e ha cercato di spiegare che non aveva attivato niente. Da Golia, però, neanche una piega. Ogni mese, in bolletta, la voce per i due servizi compariva inesorabile. Sono partite lettere, sono tornate risposte. Solo dopo mesi la Telecom ha riconosciuto che Federica non aveva mai attivato il servizio, ha chiesto scusa e ha stornato quella somma. Federica pensava fosse finita. Si è trasferita nella nuova casa isolata e la Telecom le ha staccato il telefono. Si erano dimenticati di togliere anche quei quattro euro iniziali.
Ora, voi immaginate una donna incinta che ha un bambino di 18 mesi che lascia, per andare al lavoro, alle cure di una madre cardiopatica. Immaginate che questa donna non possa né contattare casa dei genitori per sapere come sta il figlio, né chiamare un ospedale quando lei è in casa e c’è un problema. Non è un bel vivere.

Ricomincia il carteggio. Con la stessa assenza di risposte. Di solito le altre Federica, a questo punto della storia, hanno già abbandonato. Chi s’impelaga in un delirio del genere per quattro euro? Chi fa causa a un colosso come la Telecom per due spiccioli, sobbarcandosi spese legali, stress, contrattazioni infinite?
Ma a volte Davide trova una fionda sul suo cammino e quindi anche Golia rischia di essere ferito. La «fionda» di Federica si chiama Acu, l’associazione consumatori utenti di piazza Gran Madre 3. La quale decide che no, non esiste che anche «questa» Federica soccomba di fronte al gigante. E così, prendendosi a cuore il caso, propone a Federica: «Facciamo causa, chiediamo i danni. Le spese legali le sosteniamo noi. Se vinciamo, ottieni il risarcimento. Se perdiamo, non paghi niente». Federica e Acu si accordano e parte la causa.

All’inizio Golia contesta. Poi, quando capisce che dall’altra parte non c’è l’intenzione di mollare, offre il risarcimento previsto dalla carta dei servizi Telecom che - dicono dall’Acu - è una miseria. Davide non accetta. Allora Telecom offre 1000 euro. Niente da fare. Davide è andato avanti e ha avuto ragione. Alla fine il giudice di pace ha condannato la Telecom al risarcimento del danno: 2500 euro. Più le spese legali.
Ma quante Federica non hanno una fionda a portata di mano?