martedì 23 giugno 2009

Blogger: nessun diritto all'anonimato

INTERNET E PRIVACY. IL CASO «NIGHTJACK»
Lo ha stabilito un giudice inglese: chi fa informazione non può pretendere di mantenere segreta la propria identità



Alessandra Carboni

MILANO - Il diritto all'anonimato in rete subisce un duro colpo nel Regno Unito.
Con quella che potrebbe essere una storica sentenza per tutto il web, la Corte Suprema britannica ha rifiutato di proteggere l'identità di un ufficiale di polizia, attivo online come blogger in modo anonimo.IL

CASO – Come spiega il Times Online, il poliziotto 45enne Richard Horton era infatti autore del blog NightJack (ora sospeso), incentrato essenzialmente sulle indagini svolte dalla polizia, di cui Horton rivelava aneddoti e particolari che solo un insider conosce, talvolta anche criticandone aspramente l’attività. Talmente famoso nel Regno Unito (arrivava a collezionare oltre mezzo milione di visite a settimana), da essersi guadagnato, lo scorso aprile, l’Orwell Prize per la scrittura politica. Quando un giornalista del Times ha scoperto la vera identità dell’autore, il blogger ha immediatamente diffidato il giornale dal renderla nota, sottolineando come per lui fosse importante mantenere l’anonimato al fine di non incorrere in sanzioni disciplinari sul lavoro.

IL RIFIUTO – Ma per il giudice che ha seguito il caso “non c'è nessun valido motivo per restare anonimi”, poiché il postare messaggi su un blog è da considerarsi un’attività tutt’altro che privata. E comunque sia – ha spiegato ancora il giudice – la necessità di rivelare le generalità del blogger risponde in questo caso anche al diritto dei cittadini di conoscere l’identità di chi ha scelto di criticare pubblicamente l’attività della polizia. Quindi, in base a quanto stabilito dalla Corte, il semplice fatto che Horton avesse espresso il desiderio di restare nell’anonimità non rappresentava un obbligo per il quotidiano inglese a rispettarne la volontà. Perché in questo caso l’interesse pubblico ha la precedenza.