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domenica 22 marzo 2009

Gli sms che spiano: pedinamento digitale e informazioni rubate

Telefonini Pd e Pdl: sono a rischio milioni di italiani


Giovanni Bianconi
Il Comitato sugli 007 lancia l’allarme

Altro che Genchi. Dopo l’allarmata relazione sulla «banca dati»

del poliziottoconsulente privato delle Procure, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si prepara ad affrontare una vicenda dalle dimensioni molto più vaste e priva di qualunque tipo di controllo: un nuovo metodo di intercettazione, «pedinamento elettronico» e accumulo di informazioni di facile accesso e utilizzo, fuori da ogni autorizzazione e garanzia. Nessun collegamento col lavoro della magistratura e tutto affidato alla libera iniziativa individuale.
Si tratta della cosiddette «intercettazioni P2P», dall’inglese peer to peer, effettuate attraverso normali sms di cui non resta traccia, che attivano una sorta di virus attraverso il quale si possono scaricare intere rubriche telefoniche, conoscere i tabulati delle chiamate fatte e ricevute, localizzare gli apparecchi, registrare le conversazioni. Comprese quelle ambientali, utilizzando il cellulare (anche spento) come una microspia.
Di questo sistema che ha diverse varianti, dalle più semplici alle più sofisticate, il Comitato è venuto a conoscenza da alcune segnalazioni, e il presidente Francesco Rutelli ha già svolto (insieme agli altri componenti del Copasir) alcune audizioni.
Martedì scorso sono stati interpellati due tecnici specializzati del settore, un funzionario dell’Aisi (l’agenzia per la sicurezza interna, ex Sisde) e due rappresentanti del Garante della privacy, che hanno illustrato tecniche e vastità del fenomeno.
I verbali delle sedute, segreti come tutti quelli del Comitato, saranno trasmessi al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta e alle altre autorità della sicurezza, dai vertici dei servizi segreti al capo della polizia.
«E’ emersa una problematica che sta andando pericolosamente fuori controllo», si limita a dire Rutelli, in attesa di decidere le prossime mosse. Secondo quanto riferito dai tecnici, lo spionaggio attraverso i telefonini si può realizzare con l’invio di sms particolari, che non emettono segnali ma fanno scattare delle risposte—sempre via «messaggino» —che possono contenere le rubriche telefoniche dei cellulari «attenzionati », l’indicazione della posizione con una approssimazione di qualche centinaio di metri, la lista delle telefonate in entrata e in uscita, attivare l’ascolto a distanza o avviare una chiamata silenziosa che accende solo il microfono dell’apparecchio controllato, in modo da farlo funzionare coma una «cimice» per captare la conversazione che si sta svolgendo in quel luogo.
Di queste operazioni, che si possono ripetere ogni volta che si vuole controllare o intercettare qualcuno, restano tracce soltanto sull’Smsc dell’operatore, cioè la centrale di smistamento degli sms inviati e ricevuti.
Ma ci sono anche sistemi che una volta installati (sempre attraverso i missaggi-virus di cui i destinatari non si accorgono) che trasmettono periodicamente le informazioni a seconda delle richieste: si attivano a intervalli di tempo programmabili (trasmettendo tutto ciò che viene fatto col telefono), quando un utente si trova in un determinato luogo o ogni volta che l’apparecchio intercettato fa o riceve una chiamata, avviando simultaneamente l’ascolto sull’apparecchio intercettatore.
Tutto ciò avviene senza alcun controllo da parte di chicchessia, i programmi sono disponibili sulla rete Internet e alla portata di chiunque. Sui siti che reclamizzano e commercializzano questi sistemi, c’è una generica avvertenza secondo la quale «questi dispositivi sono strettamente riservati alle forze dell’ordine », ma non c’è nessuna garanzia su come vengono diffusi e utilizzati, e soprattutto da chi.
L’Italia viene considerato Paese a forte rischio perché uno di quelli a massima diffusione dei cosiddetti «cellulari intelligenti », e il fenomeno è stato descritto come piuttosto diffuso tra i giovani e giovanissimi che lo utilizzano per controllarsi a vicenda. Ma l’allarme riguarda pure l’uso che di questa tecnologia potrebbero fare le organizzazioni criminali e forse ne fanno già ora i gruppi terroristici internazionali, visto che molte delle aziende che distribuiscono sistemi e apparecchi abilitati a simili operazioni lavorano in Paesi definiti «a rischio».
«Risulterebbe che solo nell’anno 2008 nel nostro Paese sono state scaricate diverse centinaia di migliaia di copie di tali software — hanno scritto in un’interrogazione parlamentare presentata ieri i componenti del Copasir Emanuele Fiano ed Ettore Rosato del Pd, insieme a Carmelo Briguglio del Pdl —, e che da ognuno di questi scaricamenti possono essere risultati infiniti invii di sms-spia».
Nella loro richiesta al governo per sapere se è a conoscenza di «questo gravissimo fenomeno di violazione dei dati personali di milioni di utenti della telefonia mobile» e quali iniziative intenda prendere per contrastarlo, i tre parlamentari segnalano che sui siti Internet «sono presenti anche numerosissimi apparecchi già predisposti» alle operazioni di spionaggio.