mercoledì 14 gennaio 2009

Il futuro digitale è gratis


Prodotti e servizi a costo zero dilagano in Rete. Per Wired la tendenza contagerà molti comparti industriali.

Google e Linux sono gli apripista, ma domani sarà la stragrande maggioranza dei prodotti basati sul digitale ad esser gratis. E non finirà qui, la tendenza è inarrestabile e contagerà anche altri comparti industriali, come i voli: dal low cost si passerà al gratis punto e basta. Il futuro è gratis, o lo sarà almeno «al 90 per cento», per riuscire a conquistare i favori dei potenziali clienti le imprese finiranno per offrire a costo zero molti prodotti, solo una frazione di consumatori pagherà per tutti, e saranno felici di farlo. Una profezia di cui è convinto sostenitore il direttore della rivista di tecnologie Wired, Chris Anderson, che ha esposto le argomentazioni a sostegno di questo scenario in una lunga intervista alla Bbc.

Per il digitale è un destino inevitabile, è "scritto" nel Dna del settore. Anderson cita la nota «legge di Moore», secondo cui in media ogni 18 mesi la potenza di calcolo dei computer raddoppia. «Di conseguenza il costo netto di calcolo si dimezza», dice, e di questo passo finirà per azzerarsi di fatto. Già oggi, per molti produttori i costi digitali sono prossimi allo zero.

Le posizioni dominanti di mercato o i quasi monopoli, come quello di Microsoft sui sistemi operativi per computer, hanno temporaneamente rallentato l’inevitabile. Ma poi, come si è visto con Linux, la nota piattaforma su cui si basano innumerevoli distribuzioni di sistemi operativi gratuiti, ora il free cost sta dilangando tramite la rete. Sono a zero anche i costi di diffusione: si scarica da internet. Per non parlare di Google, il più popolare motore di ricerca internet del mondo, che è stato gratis fin dall’inizio e che ora vede la stessa Microsoft all’inseguimento con una sua versione.

Resta una certa diffidenza di fondo tra i consumatori, e Anderson non dà loro torto. «Ci sono due tipi di gratis: uno è un finto - spiega - una forma di marketing in cui questa parola viene usata per attrarre un potenziale compratore, ma resta un prezzo da pagare».

Ma poi c’è il gratis vero e proprio e sebbene questo concetto sia ancora indigesto per molte imprese, in realtà può essere utilizzato anche per creare fatturato. In pratica si offre un prodotto a costo zero semplicemente per attrarre il maggior pubblico possibile, una frazione di utenti saranno particolarmente soddisfatti del prodotto e interessati a ulteriori potenzialità di utilizzo, che verranno offerte a pagamento. Una frazione di pubblico pagherà per tutti.

Una dinamica diametralmente opposta alle campagne promozionali che qualunque consumatore può osservare in molti grandi magazzini o ipermercati. Spesso una casa produttrice di beni alimentari, ad esempio bevande, offre ai clienti un assaggio gratuito per incentivarli ad acquistare una confezione. «Si offre gratis l’1 per cento puntando a vendere il 99 per cento, nel digitale si fa l’opposto: gratis il 90 per cento e oltre e si fa pagare il 10 per cento o meno», dice Anderson.

In poco tempo fenomeni come Google e Linux sono stati in grado di fare quello che in molti anni l’Antitrust americano non era mai riuscito a fare: creare concorrenza. E domani toccherà ad altri settori, come i voli. Oggi c’è il low cost, ma in alcuni casi alcuni vettori già offrono biglietti gratis. Domani potrebbe diventare la consuetudine, magari facendo transitare passeggeri sui velivoli da cargo, magari facendoli viaggiare gratis a favore del turismo delle destinazioni di arrivo, che sarà la fonte di fatturato.

«È imperativo puntare sulla digitalizzazione, perché si passa da un’economia dove i beni costano di più, come petrolio e alimentari, a un’economia dove tutto diventa meno costoso - conclude Anderson - l’economia dei bit».