lunedì 29 dicembre 2008

Ecco le tecnologie che hanno avuto un forte impatto nel 2008 e le previsioni per il prossimo futuro


A parte la quantità enorme di brutte notizie elargite sul fronte economico, quali sono state le principali innovazioni che questo travagliatissimo 2008 lascerà in eredità al nuovo anno?
La maggior parte degli analisti si preoccupano di capire cosa ci riserverà il prossimo futuro e quali sono le sfide che attendono le aziende al rientro delle festività di Capodanno guardando soprattutto alle Borse ed ai problemi comunicati dalle aziende ai mercati finanziari, altri - invece - ritengono che nel settore informatico la cosa migliore sia quella di analizzare i trend emersi nel corso dell’anno corrente e tracciare – in base a questi - un ragionevole quadro evolutivo per il 2009 ormai già alle porte. Anche noi preferiamo utilizzare questo criterio più pragmatico.
Tra i fenomeni che hanno avuto un maggiore impatto sul mondo IT nel 2008 vi è stato senza dubbio quello dei sub-notebook, o meglio, netbook, sistemi compatti e dai costi contenuti pensati originariamente per i mercati emergenti, ma che hanno riscosso un enorme successo anche nel resto del mondo, in particolare Stati Uniti, Europa e Giappone.
Grazie alla loro facile portabilità ed al minor peso, l’utilizzo di questi dispositivi ha fatto registrare un boom fra i lavoratori mobili ed in particolare fra quelli che hanno la necessità di viaggiare o spostarsi frequentemente da un luogo all’altro. Risulta anche che, in molti casi, i netbook sono stati acquistati dai lavoratori mobili come secondo sistema in aggiunta a quello normale.
Oltre che per la mobility, questi sistemi “low-cost” cominciano a trovare anche altri utilizzi in azienda per venire incontro alle esigenze di compressione dei budget.
Secondo le stime di alcune società di ricerca, è probabile che questo settore invoglierà le aziende ad investirvi nel prossimo futuro, utilizzando i netbook per adempiere a funzionalità e task semplici. Nelle aziende, fino ad oggi la tendenza si era orientata verso l’acquisto di notebook più potenti, risultando spesso sovradimensionati per gli utilizzi a cui sono stati destinati e con costi di possesso molto superiori al necessario.
Va inoltre considerato che i prezzi continueranno a scendere con l’incremento della produzione. Si prevedono, in particolare, ulteriori stimoli agli investimenti con l’ingresso nel mercato dei nuovi processori Atom di Intel il cui arrivo è previsto per il 2009.
Oltre ai netbook, il 2008 è stato anche l’anno che ha visto il definitivo affermarsi delle politiche aziendali di green computing avendo tutti constatato la necessità di ridurre gli sprechi di’energia elettrica (i cui costi nel nuovo anno potrebbero calare per effetto dell’abbassamento del prezzo del greggio, ma la tregua potrebbe durar poco).
Le iniziative per il green IT (sia dal lato hardware che software) sono state molto più numerose rispetto al passato ed hanno visto compagnie importanti del settore IT come AMD, Intel, IBM, HP e Dell, impegnarsi verso lo sviluppo di tecnologie e di processori più efficienti sotto il profilo energetico, tutte iniziative che stanno permettendo alle piccole e medie imprese di risparmiare centinaia o talvolta migliaia di euro ogni mese in costi energetici.
Insieme ai due punti sopra citati, non può mancare una speciale citazione per le tecnologie di virtualizzazione che, pur non rappresentando una novità, stanno diffondendosi sempre di più sia per consolidare il numero dei server che per ridurre i costi di gestione dei sistemi informatici.
Queste tecnologie sono, col passar del tempo, diventate sempre più sofisticate, senza però ridurre la semplicità di utilizzo.
Il 2008 ha fatto registrare un loro forte incremento nell’area dei desktop e dello storage, anche se il comparto server è in ogni modo quello maggiormente impattato dal fenomeno.
A questo punto conseguono le previsioni: i trend sono citati proseguiranno anche nel breve e medio termine.
Grazie alla virtualizzazione, secondo gli esperti, potrebbe conseguire l’affermazione del nuovo modello del cloud computing per il quale, in futuro, le piccole e medie imprese tenderanno ad affittare sempre di più sia le risorse applicative che le capacità di elaborazione da service provider esterni.
Soprattutto per piccole elaborazioni ed aree applicative non “core business” questi servizi (forniti anche con contratti di tipo SaaS, Software as a Service) si diffonderanno sempre di più, consentendo allo staff IT di concentrarsi sui problemi più essenziali ed importanti.
Per venire incontro a questa previsione, risulta che Microsoft e Google, si siano impegnate già da tempo nella costruzione di grandi datacenter che dovranno fornire a livello di massa questi nuovi servizi nei prossimi 5/10 anni.

http://blogs.techrepublic.com.com/hiner/?p=891&tag=nl.e099

Un occhio di riguardo va innegabilmente all’attuale clima di debolezza economica che sta contribuendo sensibilmente al cambiamento degli assetti del mercato IT.
In una recente intervista, Mark Minasi (collaboratore abituale della nostra rivista americana ed autore della serie di libri Mastering Windows e Administering Windows Vista Security) ha svelato cosa ne pensa del futuro e quali opportunità, secondo lui, saranno riservate agli IT Manager adottando le nuove funzionalità in arrivo.
Parlando di tecnologie legate ad Internet, Minasi prevede per il prossimo anno l’inizio della migrazione di massa verso IPv6, ma è il cloud computing che offre gli spunti più interessanti. Secondo lo specialista americano, l’IT si trova ad operare all’interno di un ciclo che si ripete continuamente: “Lavoro nell’industria informatica da oltre 35 anni ed ho imparato che vi sono dei ricorsi storici costanti nel modo in cui le tecnologie si evolvono e come le aziende le accettano o tendono ad utilizzarle nel tempo”.
Stando al parere dell’esperto, il primo approccio consiste sempre nell’implementarle in-house e successivamente utilizzarle in massa verso l’esterno e raggiungere rapidamente al culmine della diffusione.
Successivamente, si manifesta un evento scatenante che decreta un inversione di rotta per la tecnologia di successo allo scopo di far posto ad un’altra tecnologia sostitutiva più avanzata e via di seguito con questa alternanza di alti e bassi: E’ accaduto negli anni 80 con i microcomputer, nel 90 con le reti e successivamente con le tecnologie client/server”.
Le aziende passeranno quindi anche per il cloud computing che Minasi considera un modo di fare di più cose con minor sforzo, ma a quali rischi?
Se gestisci la tua infrastruttura internamente sai che otterrai il massimo dal tuo staff che altrimenti rischia di essere licenziato se non funziona bene” – ha affermato l’esperto – “Nel caso del cloud computing le aziende dispongono invece di un referente tecnico esterno come interfaccia comune che gestisce un numero non meglio precisato di altre imprese clienti. Se le cose non vanno bene e decidi di abbandonare il tuo provider sarai solo un cliente in meno per il fornitore rispetto ai tanti altri che continueranno a rimanere”.
Stando al parere di Minasi, il cloud computing rischia pertanto di decretare un calo d’efficienza nella gestione e quindi nella produttività dei sistemi aziendali per effetto di possibili carenze nell’assistenza.
Diverso invece il giudizio di Minasi sulla virtualizzazione che definisce l’unica reale rivoluzione IT degli ultimi dieci anni.
Infine rilascia alcune previsioni su ciò che potrebbe fare Microsoft per stimolare il mercato nell’attuale clima economico.
Considerato l’ampio bacino d’utenza di Windows XP, il consiglio che il tecnico rivolge alla compagnia di Redmond è di rivederne i piani di pensionamento. “In un’economia stagnante le aziende potrebbero pensare alle alternative di basso costo”.
La mossa ideale sarebbe di posticipare il ritiro dal mercato di XP: in questo modo sarebbero coperti i mesi (o anni?) che ci separano dal lancio di Windows 7 e Microsoft otterrebbe il vantaggio di evitare eventuali migrazioni verso OpenOffice e Linux.


http://searchwinit.techtarget.com/news/article/0,289142,sid1_gci1340574,00.html

Dopo l’errore commesso a suo tempo con Vista, sarà ridotta l'enfasi per Windows 7

Per gestire correttamente il primato nell’ambito desktop, Microsoft si troverà ad operare, con strategie diverse, su tre fronti nel 2009: XP, Vista e Windows 7.
Ogni errore d’impostazione potrebbe costare caro
e favorire la concorrenza che è pronta ad approfittarne.

Per quanto riguarda l'ambiente XP, c’è il problema di “schiodare” un’utenza che finalmente appare soddisfatta, per cui le direttive aziendali sono di creare interesse verso le funzionalità di Windows Vista e nel contempo fornire le dovute anticipazioni su Windows 7 per convincere gli sviluppatori ad investire nelle nuove funzionalità native di questo prodotto. Mancando queste, i clienti potrebbero essere meno interessati alla futura migrazione.
A rendere ancora più complesse queste strategie, c’è il fatto che Vista è stato certamente il sistema operativo più difficile da gestire nell’ultraventennale storia della compagnia di Redmond e la sua partenza è stata molto tribolata. Recenti studi affermano, però, che le difficoltà iniziali sono state superate e la sua diffusione è migliorata rispetto al passato, ma esistono anche report che parlano, al contrario, di una crescita degli utenti non interessati ad installarlo.
In sostanza, complice la crisi economica, c’è chi ha scelto di rifugiarsi nell’ambiente Windows XP, collaudato e solido, sperando nell’arrivo di un Windows 7 più veloce ed efficiente del suo predecessore e saltando così la migrazione intermedia a Vista.
Gli indici di diffusione monitorati da Net Applications a Novembre mostrano, in ogni modo, che Windows Vista è in ripresa ed ha superato il muro del 20% dello share del mercato ed allo stesso tempo Windows XP ha perso un 1,81% dello share.
Cosa si può dire, invece, a proposito del futuro Windows 7?
La sensazione è che le novità che circondano il prodotto sono volutamente tenute in sordina dalla società di Redmond (tranne che per gli sviluppatori) nel tentativo di non ripetere lo stesso errore di sovra-eccitamento (o sovra-pubblicizzazione) commesso a suo tempo con Vista.
Questo fenomeno, definito overhyping nel gergo del marketing, può provocare un effetto boomerang se le aspettative degli utenti non risultano in seguito del tutto rispettate e questo è quanto è successo con Vista.
Stando al parere degli esperti, nel 2009 sarà adottata una strategia consistente nel parlare poco di Windows 7 limitandosi a farlo nei momenti idonei e soprattutto facendo leva sui tasti giusti.
Questo potrebbe consentire a Microsoft di spingere le vendite di Vista in attesa del suo successore, oscurando gradualmente Windows XP.
In caso contrario, infatti, gli utenti potrebbero seriamente bloccarsi, se il colosso software iniziasse a pubblicizzare eccessivamente il prossimo ingresso in scena di Windows 7. Anche in campo automobilistico la cosa è frequente: l'uscita di un nuovo modello riduce la vendita di quello corrente.
Secondo gli analisti, Microsoft si trova quindi in una posizione delicata: se enfatizza troppo Windows 7 agli sviluppatori per convincerli che le nuove versioni del prodotto sono pronte rischia di bloccare completamente le migrazioni verso Vista.
I dati sviluppati da Net Applications a Novembre mostrano, ad esempio, un calo di interesse da parte degli utenti sia nel settore dei sistemi operativi desktop che in quello dei browser, creando forme di apatia che stanno favorendo soprattutto Apple con MacOS X e Mozilla con Firefox.
L'alternativa è quella di cercare di affrettare gli annunci ed enfatizzare le novità che bollono in pentola: in questo modo Microsoft potrebbe recuperare tutto il terreno perduto nel giro di poco tempo.
A medio termine, invece, le prospettive sono allettanti: con il definitivo rilascio di Internet Explorer 8Windows 7, eventualmente accompagnato da un'aggressiva strategia verso il cloud computing con Windows Azure ed il possibile lancio sul mercato di , il futuro sarà ricco di contenuti e d’innovazioni utili per l'utenza.

http://marketshare.hitslink.com/operating-system-market-share.aspx?qprid=10