lunedì 20 ottobre 2008

IpTv 2.0: Alice non è più sola nel paese delle meraviglie a banda larga

Gettate alle ortiche l’Ip-Tv e fate largo a una televisione integrata al personal computer ma connessa ad Internet. In poche parole, date il benvenuto all’Ip-Tv 2.0 che entra nel soggiorno di casa (soprattutto) delle famiglie italiche più giovani, con l’intento di farvi uscire tutti pazzi per la tv. Se n’è parlato ieri all’Università La Sapienza di Roma.

Della convergenza Pc-tv attraverso Ip-Tv e Media Center, del ruolo ricoperto da standard aperti e software libero per massimizzare la libertà degli utenti e favorire la piena maturazione della potenziale domanda di banda e servizi remoti.

A metter voce al microfono sono stati in molti, al Centro Congressi di via Salaria. A Rufo Guerreschi (Telematics Freedom Foundation e Parco Telematico dell'Audiovisivo) è toccato il compito di rompere il ghiaccio e parlare del “ruolo di software libero e standard aperti per portare la scelta della web tv nel salotto degli italiani”. Ovvero: di come passare dal produttore al consumatore interrompendo la “filiera” attraverso “la scatola che si preferisce”. Una scorciatoia a portata di telecomando per gli amanti del fai-da-te alle prese con i programmi preferiti all’ora che si desidera. La community in Italia ne conta solo 400 mila (che vale la medaglia di bronzo, dopo Francia e Spagna, nella hit europea dedicata all’Ip-Tv), contro un potenziale di 20 milioni di famiglie.

E chi vocifera la tv andrà in pensione avrà di che rimanere a bocca asciutta. “A patto si dia più potere all’utente, il piccolo schermo cambierà perché aumenterà nel numero di attori in campo, ma solo per giocare tutti la stessa partita verso la liberalizzazione del settore”, sottolinea Robert Castrucci dell’ISIMM (Istituto Media Economia Società Istituzioni ISIMM). Il motivo? “Alice Tv, non è più sola nel paese delle meraviglie a banda larga.

Fastweb Tv, che per prima al mondo ha gettato il sassolino del video on demand, è inchiodata da 5 anni ai 200mila abbonati. Eppure – continua Castrucci - (qualcosa) si muove anche per Tiscali Tv.

Ma il futuro è l’Ip-Tv 2.0 ovvero la Next Tv che, invece di andare sul computer, va in televisione”. E giù a riflettere: messa la pluralità di emittenti a disposizione su un piatto della bilancia, non c’è il rischio si passi dalle web tv d'azienda a quelle di un condominio, di un quartiere o di una parrocchia?

Aprendo il fronte di “un’altra tv” relativamente economica rispetto alla “tradizionale”, non accadrà quello che era accaduto negli anni Settanta con il fenomeno delle “radio libere”? “Che male c’è: ciascuno può dire la sua. Ma il punto è: chi ti ascolta? Anche quando domani avremmo 100mila emittenti, a che pro? – conclude Castrucci - Sarà come sempre la pigrizia anche nell’uso del telecomando a fare la differenza”.
Roberta Maresci