venerdì 22 agosto 2008

Vendere cd pirata è un reato anche se si è poveri

Chi vende cd pirata commette un reato anche se è povero e lo fa per sopravvivere. Potrebbe cercarsi un lavoro onesto o ricorrere a istituti di assistenza e beneficenza. È quanto si evince dalla sentenza 32570 depositata della corte di cassazione e con la quale è stata confermata la condanna a 6 mesi di reclusione e 2000 euro di multa nei confronti di un vu cumprà che era stato sorpreso con 465 dvd e 123 cd contraffatti.

Il 36enne era stato condannato in primo grado ad ottobre 2006 da tribunale di Napoli. L’anno successivo la Corte d’appello partenopea aveva confermato il verdetto. Contro questa decisione lui ha fatto ricorso in Cassazione ma senza successo: la terza sezione penale lo ha dichiarato inammissibile.

Per difendersi lo straniero aveva sostenuto di essere in grave difficoltà economica e che quindi era ricorso alla vendita dei cd contraffatti per fronteggiare questa situazione. La terza sezione penale ha respinto questa difensiva mettendo nero su bianco «l’esimente dello stato di necessità che postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona non altrimenti evitabile, non può applicarsi ai reati asseritamente provocati da uno stato di indigenza connessa alla situazione socio-economica dell’agente poichè ad essa si può ovviare dedicandosi ad un onesto lavoro o comunque facendo ricorso agli istituti di assistenza o beneficenza».

Nella sentenza la Cassazione, di fatto, prende le distanze da alcuni decisioni dei mesi scorsi con le quali erano state annullate a rinvio le condanne di molti venditori abusivi dal momento che era stata riscontrata la irregolarità in Italia del bollino Siae. Con queste motivazioni la suprema corte ha invece ritenuto che, pur essendo irregolare tale bollino, è comunque un indizio per identificare i cd pirata e che se i supporti magnetici vengono contraffatti chi li vende o li noleggia è comunque punibile per violazione del diritto d’autore.